Il coccodrillo come fa

In natura, l’unico processo davvero significativo è l’atto riproduttivo, con tutte le conseguenze del caso. Durante il corso del tempo geologico, che ha scandito il plasmarsi delle moltitudini di specie animali attuali ed estinte, tale processo si è presentato con modalità differenti. Anche se è difficile immaginare i modelli passati, di base c’è e forse c’è stata, almeno per la riproduzione sessuata, l’esistenza di due e due soli sessi. Non di più. Il frutto di tale fenomeno può essere identificato con “biodiversità”, un vasto insieme che comprende al suo interno tante cose differenti, a livelli diversi e su piani diversi: morfologico, genetico o comportamentale. Ma ciò è vero anche per tutto quello che concerne la fitness delle specie (ossia la capacità di tramandare discendenti), a partire dagli organi riproduttivi fino ad arrivare alle cosiddette cure parentali (l’allevamento della prole), passando per i rituali di accoppiamento. Sorprende infatti sapere quanto diversi siano i meccanismi che permettono ad una specie di rimanere a galla nel vasto mare dell’evoluzione, e i processi riproduttivi in questo ne sono i protagonisti.

Motivo per cui leggere Il coccodrillo come fa. La vita sessuale degli animali permette di averne una panoramica generale. Il saggio, uscito nel 2014 per Codice Edizioni, si compone di una bella rassegna sulla “vita sessuale degli animali”, come recita il sottotitolo, dove per animali quì si intende un assaggio di tutti i grandi gruppi di vertebrati, dai pesci cartilaginei all’uomo. L’autrice, Lisa Signorile, riesce a rendere divertente, senza mai tralasciare il rigore scientifico, un argomento che, sotto molti aspetti, ancora oggi risulta essere per noi uomini un tabù. Come la masturbazione: molte sono infatti le specie che praticano l’autoerotismo, anche se, tra tutti, i mammiferi sembrano essere i più “autodidatti”. È stato osservato, racconta la Signorile, come cani, gatti, cavalli, cervi, delfini e soprattutto primati, riescano a “piacersi” e a “compiacersi” da soli o, in mancanza di una parte anatomica prensile, con l’aiuto di qualche oggetto, come una liana o una staccionata, o semplicemente con il dondolio del proprio corpo (Ah, sia ben chiaro: sia maschi che femmine!).

Per non parlare delle dimensioni. Nonostante noi Sapiens manteniamo il primato, in proporzione molti sono i taxa animali che pareggiano il conto e una, al momento, sembra avvalersi del titolo di “Rocco Siffredi dei vertebrati”: un uccello, un’anatide sudamericano conosciuto col nome comune di gobbo argentino (Oxyura vittata), possiede un pene tre volte più lungo del suo corpo per un totale di circa 42 cm, dotato (o a ‘sto punto sarebbe meglio dire “superdotato”) di uno scovolino all’estremità e di spine lungo tutta la sua lunghezza (sai che felicità per la signora “gobba”). Ma questo non è il solo caso interessante: il pene quadricefalo dell’echidna permette all’animale di avere un asso nella manica (o tra i pantaloni): all’occorrenza, prima un lato (due emipeni), poi l’altro (gli altri due), nel caso in cui qualcosa andasse storto. Di contro, anche se spesso le dimensioni non contano (non per noi!) quasi tutte le specie animali, soprattutto quelle a riproduzione interna, sono molto veloci “sotto le lenzuola”. Uomo compreso. (Alla faccia dei clichè!).

E l’omosessualità, allora? Argomento ancora più tabù. Considerata fino a qualche tempo fa un’aberrazione naturale, e di cui ancora ci portiamo dietro i retaggi culturali, Il coccodrillo come fa ci racconta come in natura non sia un comportamento poi così contro natura. Se a praticarla sono infatti almeno 1500 specie, tra vertebrati e non, dovrà pur avere qualche valenza evolutiva che evidentemente tanto aberrante non sarà (e credetemi, ce l’ha eccome una valenza!). Sapere poi che gli albatri instaurano spesso rapporti omosessuali che nei casi piu duraturi si aggirano intorno al ventennio dovrebbe farci riflettere a riguardo. (Ah, già, i bonobo, i primati più prossimi all’uomo: quelli sì che hanno capito tutto. E poi ci sono i delfini, magnifiche e spietate bestie…)

E i rituali di accoppiamento? Sono forse la massima espressione della biodiversità conosciuta: nell’atto della scelta del partner infatti i pretendenti “tirano fuori” tutte quelle caratteristiche che altrimenti servirebbero a ben poco. Colori sgargianti, abilità architettoniche degne dei più abili costruttori, truffe, vere e proprie offerte votive all’amante, ricompense sono solo alcuni esempi di come la selezione naturale plasma i processi di corteggiamento (e credetemi, macchine costose o bicipiti scolpiti sono poca roba a confronto). Di base, un solo mantra: mater semper certa est, per citare l’autrice, con la conseguenza di una sex ratio sbilanciata a favore dei maschi che devono inventarsi quindi qualsiasi diavoleria pur di fare conquiste. Anche “travestirsi” da femmina (!), come avviene nel serpente giarrettiera (Thamnophis sirtalis parietalis).

Per non parlare delle cure parentali: molto dispendiose nei mammiferi e negli uccelli (nei cuculi no, loro si servono di altri volatili). E il sesso del nascituro? Bhè, quello è un sistema tanto semplice quanto complicato, varia da specie a specie e si presenta con una genetica sui generis in funzione del gruppo animale. Basti però pensare che tra un pò di tempo (tranquilli, si parla di tempo geologico) con buone probabiltà non ci saranno più (ahimè) maschietti in giro.

Curiose le circostanze che hanno portato alla stesura del testo: la biologa, spinta dai refeer del suo blog (L’orologiaio miope), si accorge di quanto gli internauti siano incuriositi dall’argomento “sesso” in contesto animale e non (e te pareva!). Dopo tre anni di incubazione, e sotto la spinta dell’editore che ne aveva avuto sentore tempo prima, decide di mettere su carta gli interessi (o le fantasie) dei suoi lettori, regalandoci un saggio leggero, fresco e interessante, adatto ad una lettura sotto l’ombrellone. Il coccodrillo come fa (…”non c’è nessuno che lo sa… parapaparapà…”) ci regala una bella avventura nel mondo animale, uomo compreso, con lo scopo di farci conoscere più da vicino le meraviglie della natura, con uno stile frizzante, un’ironia acuta e un rigore accademico degno di nota. Il tutto correlato da magnifici disegni, che permettono di vedere ciò che è espresso nel testo. Perchè, evidentemente, la Signorile sa come fa il coccodrillo, e ce lo vuole far sapere anche in questo modo. E leggendo il libro, anche noi lo sapremo (e lo sapranno anche in Germania, visto che il saggio ha attraversato le Alpi di recente).

Breve nota biografica sull’autrice: Lisa Signorile è una biologa esperta in genetica di popolazioni, attualmente londinese di adozione. Al pubblico non è nuova: tiene oramai da un decennio una rubrica sul National Geografic intitolata L’orologiaio miope, omonima al suo primo successo editoriale pubblicato sempre da Codice nel 2012.

Armi animali

Il mondo animale sorprende per la vastità di forme e di colori che lo caratterizza. Se la selezione naturale ha portato a tanto, ha voluto un prezzo da pagare, abbastanza alto per certi versi. Basti pensare alla coda del pavone, o al canto degli uccelli, elementi fondamentali di una selezione sessuale che spesso porta ad una corsa forsennata agli armamenti (e non in senso metaforico). E proprio di armamentari parla il libro di Douglas J. Emlen, Armi animali. Come la natura ci ha insegnato a combattere, edito da Codice Edizioni in collaborazione con Le Scienze nel 2016 (18,90€).

Emlen, insegnante di biologia all’Università del Montana, descrive in modo lineare le “vicende” evoluzionistiche del mondo animale, e come esso affronti la famosa “corsa agli armamenti”, locuzione presa in prestito dalla Guerra Fredda e fatta propria dalla biologia evoluzionistica. Strategie, scelte di combattimento e armamentari correlati non sono solo prerogativa degli umani: daini, tigri dai denti a sciabola, elefanti, rinoceronti, pesci con la bocca più grande del corpo sono tutti esempi di eserciti ben equipaggiati. E ancora: se i cervi in primavera usano tutte le loro energie per la ricostruzione dei loro palchi un motivo c’è. Ed è lo stesso che regola da un lato le comunità di scarabei o dei granchi violinisti, dall’altro i siluri, le navi e le bombe atomiche: cercare di mantenere inalterate le sorti della propria specie.

Il libro, di 283 pagine, si presenta strutturato in quattro parti, di cui le prime tre dedicate ai principi evoluzionistici e a come gli animali gestiscono le loro armature, senza tralasciare riferimenti con la specie umana; l’ultima parte è interamente dedicata all’uomo e alla storia delle sue armi. Non a caso la quarta di copertina recita: “il racconto dell’evoluzione delle armi più curiose e letali del mondo animale, e di ciò che hanno insegnato all’uomo per sviluppare il suo arsenale nel corso della storia”. Il tutto è corroborato da splendidi disegni, che rendono omaggio alla bellezza delle forme degli animali citati nel testo e alla strumentazione militare. Armi animali è un lungo viaggio attraverso la tecnologia, la storia, la scienza e la natura; è preciso, conciso, tecnico al punto giusto, ironico, bello a sfogliarsi per vie delle immagini. Insomma, c’è tutto.

Un consiglio: sono da leggere anche le note. Emlen, biologo di professione, ha girato in lungo e in largo le migliori oasi naturalistiche della terra per scopi di ricerca. Data la sua passione, lo studio dell’evoluzione delle corna negli scarabei, spesso ha dovuto affrontare pericoli biologici non di poco conto, motivo per cui i richiami a fine testo riportano dei momenti tragi-comici delle sue missioni.

Una domanda posta all’interno di uno dei capitoli del libro potrebbe stimolare più delle mie parole: “vi siete mai chiesti perchè le assicurazioni automobilistiche costano di più per i maschi adolescenti che per le donne?”.

Date ai libri quello che è della cultura

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Alcuni libri vanno assaggiati, altri inghiottiti, pochi masticati e digeriti. Francis Bacon

I libri sono l’alimento della giovinezza e la gioia della vecchiaia. Marco Tullio Cicerone

La maggior parte dei libri saranno dimenticati. Impressione duratura la fanno solo quelli in cui l’autore ha messo tutto se stesso. In tutte le grandi opere si ritrova l’autore tutto intero. Arthur Schopenhauer

I libri non resuscitano i morti, e non fanno di un idiota un uomo capace di ragionare, né di uno stupido un individuo intelligente: aguzzano lo spirito, lo destano, lo affinano e appagano la sua sete di conoscenza. Denis Guedj

Voglio presentarvi due libri, naturalmente di carattere scientifico, che, secondo me, ogni libreria dovrebbe tenere: Breve storia di (quasi) tutto di Bill Bryson e Il teorema del pappagallo di Denis Guedj. Bryson, autore di libri di viaggi, si accosta alla scienza con l’umiltà e l’onestà intellettuale dell’uomo comune, raccontando i retroscena delle più grandi teorie o i lati “umani” degli scienziati. Con la giusta modestia, può e deve essere considerato come un vade mecum. Il secondo, morto un paio d’anni fa, è stato un matematico e un letterato: ecco l’esempio pratico della buona miscela culturale. In entrambi si evince il duro lavoro, la passione, e la voglia di conoscere e di fare conoscere: ecco perché ho voluto dare spazio ai due. Non a caso “impressione duratura la fanno solo quelli in cui l’autore ha messo tutto se stesso”. (Naturalmente Bryson non è un enciclopedico della scienza e Guedj non ha scritto un trattato di matematica: libri del genere sono ottimi spunti di approfondimento e di riflessione.)

Ma andiamo a vedere i due romanzi più da vicino.

Breve storia di (quasi) tutto di Bill Bryson è un libro pieno di ironia, di sudore e di amore per il sapere. Le “vicende” racbreve storia di quasi tuttocontate seguono lo schema di un romanzo: la scienza in questo libro viene raccontata in (quasi) tutto e per (quasi) tutto, svelando i travagli, i momenti stacanovistici e le infamie di chi ha fatto scienza. Articolato in sei punti, e molto scorrevole, il libro passa in rassegna l’atomo, l’origine dell’universo, la vita, la non vita, Newton, Darwin, Hooke, Cavendish, Thomson, Einsten, l’evoluzione, l’estinzione, l’orogenesi… insomma, mezzo scibile umano. Per parafrasare Douglas Adams, narra della vita, dell’universo e del (quasi) tutto.  Per evitare ulteriori complicazioni l’autore evita di mettere grandi formule o lunghi postulati, e il più delle volte è Bryson stesso protagonista dei suoi racconti, il che ti da ancora di più il senso del sacrificio e della passione. Si, perché la scienza non è noiosa e la si vive giorno dopo giorno.  Ecco come l’autore presenta al mondo il suo libro: “mentre ero in volo sul Pacifico e guardavo pigramente dal finestrino l’oceano illuminato dalla luna, mi si presentò alla mente, con una forza piuttosto inquietante, la consapevolezza di non sapere nulla dell’unico pianeta sul quale mi sarebbe mai capitato di vivere”. Il Times lo ha presentato come “un libro eccezionalmente piacevole”. *

Il teorema del pappagallo di Denis Guedj è un pretesto per parlare della materia scientifica per eccellenza: la matematica. Più che altro è un libro che narra la storia della matematica, a tratti filosofica, partendo dai pensatori greci, passando per i matematici arabi, quelli francesi o italiani… e raccontando le vite di personaggi quali Leibniz, Cantor, e Tartaglia, tanto per citarne alcuni. E naturalmente, non possono mancare le famose congetture matematiche! Leggendo il libro, si può apprezzare anche la vena letteraria dell’autore, il quale spesso fa buon uso della semantica e dell’etimologia:

“a proposito, ti ho mai detto che cosa mi aveva attirato verso Pitagora? Il fatto che è stato lui a inventare la parola “amicizia”, lo sapevi? Quando gli chiesero che cos’era un amico, lui rispose: «Colui che è l’altro me stesso, come accade ai numeri 220 e 284». Due numeri sono “amici” o “amicabili” se ognuno di essi è la somma di tutti i divisori dell’altro (esclusi i numeri stessi). I due numeri amicabili più celebri del Pantheon pitagorico sono appunto 220 e 284, che formano una bella coppia. Puoi fare la prova, se hai tempo. E noi due, siamo “amici”?

La descrizione di una formula o la biografia di un matematico sono anche un modo per parlare del periodo storico in cui un dato il teorema del pappagallo.pdf2avvenimento (matematico e non) è avvenuto. A fare da sfondo alla scienza dura per definizione è un libraio parigino, che accanto alla sua “famiglia” (in pratica ha adottato una madre, commessa nella sua libreria, e i suoi tre figli), trova il pretesto per parlare di e con la matematica. Tuttavia, la vita tranquilla di questi protagonisti diventa essa stessa un rompicapo matematico, a causa di alcune variabili inaspettate. Riconosco che il romanzo è abbastanza lungo e a tratti pesante, ma

“non ha molta importanza decidere dove comincia o finisce questa storia. Come una retta, si allunga all’infinito in entrambi i sensi; come un numero, può sempre essere allungata di un’unità. Perché è la storia dell’eterna sfida dell’uomo all’ignoto, dell’incessante desiderio di poter finalmente conoscere il mondo che ci circonda.”

Il libro si è tirato addosso pareri contrastanti. C’è chi, per esempio, ha detto che “la curiosità scientifica di Guedj è contagiosa: ci si appassiona alla risoluzione di un’equazione come si divora un thriller. Un viaggio meraviglioso attraverso quasi trenta secoli di storia che ci conduce dall’Egitto ad Atene, passando per Baghdad, Siracusa e la collina di Montmatre”. Odifreddi ha invece espresso un parere negativo: “Un esempio di cattiva divulgazione, a mio parere, è Il teorema del pappagallo di Guedj, che si limita a sovrapporre in maniera artificiale due livelli: letterario e matematico. Tra l’altro, la parte “letteraria” è scontata e noiosa, e quella matematica fuorviante, perché (a parte le prime 50 pagine, su Talete, che lasciavano sperare molto di più) si limita a raccontare aneddoti, oltretutto triti e ritriti. Mi chiedo che cosa rimanga di matematico, alla fine della lettura del libro. Nel qual caso, che divulgazione è? Si potrebbe obiettare che il libro ha venduto molto, e dunque ha funzionato. Ma questo è scambiare le cause con gli effetti. Io credo che abbia venduto molto proprio perché è falsa divulgazione: fa delle grandi promesse, ma non ha la volontà o la capacità di mantenerle.”

Io non sono un matematico. A me il libro è piaciuto e sono del parere che repetita iuvant. È pur sempre un modo per far avvicinare la gente ad una materia tanto bella quanto astrusa. Naturalmente, un matematico guarda da un punto di vista diverso: che ci volete fare, essere precisi, rigorosi e pignoli è il loro pane quotidiano!

E voi, che ne pensate della cultura unica? E (se li avete letti) dei due libri?

*aggiornamento marzo 2013:

qui potete trovare gli errori fatti da Bryson nel suo libro e le correzioni fatte in seguito.