Curiosità insaziabile

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Curiosità insaziabile. L’innovazione al servizio di un futuro fragile di Helga Nowotny è un inno ai processi mentali e fisici che avvengono durante un nuovo evento tecnico-scientifico. In poche parole, è un inno alla curiosità che tanto caratterizza, in un modo o nell’altro, la nostra società. Ma è anche una disamina di tutti quei fenomeni sociali che frenano tale processo creativo: la pressante egemonia del capitalismo culturale spesso blocca e a volte stronca il progresso di una mente, e, di riflesso, di una società.

Parola d’ordine è il “nuovo”, mentre il processo che lo porta viene definito “innovazione”. Nuovo che quasi sempre ha risvolti negativi in qualsiasi campo dello scibile umano. E’ il caso della rivoluzione industriale ottocentesta, che, oltre a portare una nuova forma di lavoro, ha portato anche una nuova forma di malattia: “gli psichiatri del tempo diagnosticarono nuovi quadri clinici, come la nevrastenia, che ricondussero al rifiuto dell’organismo umano e soprattutto del sistema nervoso a stare a passo con i cambiamenti”. O è il caso della moda, che gioca con il caso creando punti di riferimento alternativi quando l’individuo si discosta da essa. In momenti culturali del genere saltano infatti tutti gli schemi fino a quel punto saldi, e le conseguenze non sono da sottovalutare.

Non a caso il paragone con la riproduzione sessuale e la mutazione calza a pennello per sottolineare come dal nulla può venir fuori qualcosa, che solo i posteri possono stabilire se utile o meno: estinzione ed evoluzione (intesa come “innovazione”) in questo caso sono due parametri con cui tutti i processi sociali infatti si confrontano. Ma innovazione non va di pari passo con positivo: esiste un motivo per cui Darwin scelse di distinguere la selezione naturale da quella artificiale. Se la prima amplia, la seconda agisce con forza; se “naturale” è sinonimo di “forte cambiamento a fini adattativi migliorativi”, “artificale” è spesso sinonimo di “inadeguato alle condizioni attuali”.

Ad oggi, la maggiore innovazione in campo sociale è affidata agli istituti di ricerca, che spesso si ritrovano in un terreno per niente fertile. “Se la ricerca è infatti naturalmente portatrice di innovazione, la società tende spesso a identificare tale carica innovatrice con il più oscuro concetto di ignoto, denso di paure e fantasmi. Da qui la richiesta, a volte l’imposizione, di meccanismi di controllo che vincolino il cammino della scienza”. Motivo per cui, i ricercatori a causa della sempre più predominante presenza fisica di istituiti privati volti alla capitalizzazione del materiale intellettuale, “non vogliono più essere ‘lavoratori del sapere’, ma ‘proprietari del sapere'”. Triste ma vero: “questo non vuole forse dire snaturare l’idea stessa di innovazione e di futuro come possibilità dell’inatteso?”.

Curiosità insaziabile. L’innovazione in un futuro fragile, edito da Codice Edizioni (2006, 16€), si compone di tre semplici ma densi capitoli e di un epilogo (per un totale di 137 pagine), mentre stilisticamente si presenta con un linguaggio forbito. E’ dunque un’attenta riflessione sull’eterno scontro da progresso e conservazione di un’autrice di spesso calibro, Helga Nowotny, che ha tutte le credenziali per farlo: è professore emerito del Social Studies of Science di Zurigo ed è stata presidente e membro fondatore del Consiglio europeo delle Ricerche (ERC).

Intervista ad un lettore incallito

Mi si chiede spesso perchè tanto amore verso i libri e verso la lettura, e qual è il motivo che mi spinge a leggere (mi si contesta anche e soprattutto il contrario, del tipo “ma chi te lo fa fare?!”). Con le seguenti 25 domande spero di dissolvere ogni dubbio al riguardo, e, chissà, magari spero di indirizzare qualche lettore del blog verso questo mondo.

1. Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?
Non c’è un modo predefinito con cui scelgo i libri da leggere. Posso essere incuriosito da un argomento, e quindi cerco del materiale attinente, o posso leggere qualcosa solo perchè mi va. La lista dei libri da leggere aumenta ogni giorno che passa, quindi magari una mattina mi sveglio con la voglia di leggere un libro segnato anni fa. Spesso mi capita anche di leggere i titoli che qualche collega o professore mi consiglia. Se me ne parlano bene e mi stimolano abbastanza (evento che capita nel 100% dei casi) corro in libreria. Sì perchè i libri servono anche a fare coesione sociale: se trovi IL libro, allora fremi dalla voglia di mandare mail ad amici e professori, nella speranza che anche loro siano della stessa opinione; o semplicemente se incontri qualcuno con i tuoi stessi gusti letterari, il libro appena finito di leggere può essere il pretesto per prendere un caffè.
Un occhio alle recensioni lo do sempre, ma spesso succede quando ho già oltrepassato metà libro per vedere se altri lettori hanno avuto le mie stesse sensazioni. Non mi piace essere influenzato dai pareri altrui.

2. Dove compri i libri? In libreria o online?
I libri mi piace comprarli in libreria. Nel momento stesso in cui metto un piede dentro al negozio si smuovono vortici di emozioni che un click non potrà mai eguagliare. Tuttavia, compro anche online ma solo per cause di forza maggiore, tipo un libro non presente in negozio o lo sconto del 15% per i libri che costano un occhio della testa.

3. Aspetti di finire la lettura di un libro per acquistarne un altro o ne hai di scorta?
Non sia mai restare senza qualcosa da leggere! La scorta c’è, ed è anche cospicua. In questo modo mi faccio guidare meglio dall’istinto e posso scegliere sul momento.

4. Di solito quando leggi?
Non c’è un momento preciso della giornata. Leggo quando posso farlo (la voglia c’è sempre). Di solito dedico gran parte della giornata alla lettura (e poco alla Tv).

5. Ti fai influenzare dal numero di pagine quando compri un libro?
Sì, lo ammetto, i mattoni non sono il mio forte. Oltre le 350 pagine non ho la pazienza. Motivo per cui ho fatto fatica a finire, per esempio, il primo libro de “Il signore degli anelli”.

6. Genere preferito?
Non ho un genere preferito, leggo di tutto e di più. Certo, sarà per deformazione professionale che la mia libreria è piena di saggi a carattere scientifico e antropologico, ma non mi tiro indietro di fronte ai romanzi. Accanto a Darwin è possibile trovare Hemingway, di fronte Martin la Nemirovsky, Asimov vicino alla Kristof; oltre alla distopia figlia di Bradbury, Orwell, Golding e robe del genere, ho divorato anche i saggi di Cavalli-sforza, quelli della Harendt, di Russell, di Odifreddi…

7. Hai un autore preferito?
No, anche se per me sono stati, sono e saranno delle garanzie diversi autori, come Bill Bryson, Diamond, Bradbury, Douglas Adams…

8. Quando è iniziata la tua passione per la lettura?
A parte qualche sporadica avventura potteriana durante le superiori, ho cominciato a leggere assiduamente all’università. Ricordo ancora, e rido quando lo faccio, come tutto ebbe inizio. Russell sosteneva di attribuire la sua felicità non alle discussioni filosofiche di cui spesso era protagonista, ma all’andare di colpo la mattina. In un momento molto simile di una delle mie mattinate universitarie ebbe inizio tutto. Il mio coinquilino lasciò in casa un libro, a sua volta lasciato in casa dalla sua ragazza (ora moglie). Il titolo era “Breve storia di quasi tutto” di Bill Bryson. Cominciai a sfogliarlo, già felice di mio, e cominciai a capire, leggendo, che in quelle pagine avrei potuto trovare qualcosa di mio interesse. Uscii da quell’idillio un’ora dopo, e andai subito a comprare il libro. Da quel momento, visto che in facoltà molti prof parlavano di libri, mi ero convinto a leggerli sti libri tanto nominati, soprattutto quelli riguardanti l’argomento “evoluzione” (“compro e leggo solo quest’altro e poi basta”. Mi dicevo infatti di non avere tempo per questo genere di cose, e la risposta “il tempo lo trovi” mi indisponeva.) Ma poi tutto si è amplificato: Bryson rimandava ai pilastri della scienza, che a loro volta rimandavano a Orwell, poi mi incuriosì Asimov, poi Odifreddi, nel frattempo Darwin; poi Diamond, poi…

9. Presti i libri?
Non mi faccio particolari problemi a prestare i libri, ma solo se posso tenerli sott’occhio. Ho avuto la sfortuna di prestare e non riavere qualche titolo.

10. Riesci a leggere un titolo alla volta o riesci a leggere più libri contemporaneamente?
Dipende. Se sono particolarmente occupato un libro mi basta. Altrimenti anche due in contemporanea: spesso la curiosità ti spinge ad iniziare un altro titolo, anche se non vuoi staccarti da quello che hai tra le mani. Questo perchè i libri sono bastardi e ti chiamano dal comodino, allora cedi alla loro tentazione.

11. I tuoi amici/famigliari leggono?
A parte la mia ragazza e qualche collega, non in maniera assidua. Di recente ho provato a stalkerare altri colleghi e mio zio, e la cosa sembra funzionare. Ma come dice il detto “a lungo andare si vede il buon cavallo”. Staremo a vedere.

12. Quanto ci metti mediamente a finire un libro?
Anche qui: dipende. La media è comunque tre al mese, o in termini di pagine più di 900 circa.

13. Quando vedi una persona che legge, ad esempio sui mezzi pubblici, ti metti immediatamente a sbirciare il titolo del suo libro?
Certo! La curiosità non è solo donna, in questo caso. Le statistiche dicono che si legge poco, e quando ti trovi in posti affollati come la fermata del bus o del tram, noti subito se qualcuno legge. E allora l’occhio cade per forza (non di sole tette vivrà l’uomo, ma anche di ogni singola parola che esce da un libro).

14. Se tutti i libri del mondo dovessero essere distrutti e potessi salvarne soltanto uno, quale sarebbe?
Ecco. Questa è una domanda a cui nessun lettore credo sarebbe in grado di rispondere, ma se proprio costretto risponderebbe di sicuro allo stesso modo. Che domandona! Dato il tema, sceglierei “Fahrenheit 451” di Bradbury (tiè!), come altri milioni di lettori. (Se hai letto il libro riderai e dirai “scontato e banale”, se non l’hai ancora letto allora ti si presentano davanti due pilloline, la blu e la rossa. La prima ti invita a leggerlo, la seconda anche)

15. Perchè ti piace leggere?
È banale dire che sono curioso, ma è il motivo più grande per cui leggo. Visto che ho cominciato relativamente tardi, nel tempo ho capito che leggere, oltre ad essere un piacere, deve essere anche un dovere. Come mi piace spesso dire, i libri salvano la vita. Ti permettono infatti di conoscere posti e persone nuove, di avere delle risposte, di essere in grado di leggere in anticipo delle situazioni apparentemente difficili. Ma si può anche leggere semplicemente per il gusto di farlo, e senza uno scopo ben preciso. Checchè se ne dica, i libri sono anche un momento di coesione sociale (vedi punto 1). Leggere può essere anche un bel biglietto da visita, e il fatto di aver letto uno stesso titolo di nicchia potrebbe aprirti porte nuove nell’iperspazio sociale.

16. Leggi libri in prestito (da amici o dalla biblioteca) oppure leggi solo libri tuoi?
Leggere per me è quasi un rituale tribale: a partire dalla ricerca del titolo per finire nel momento in cui sistemo il libro nella libreria, tutto deve andare secondo un ordine più o meno disordinato del cosmo (non so neanche io cosa ho scritto ma l’ho scritto). Indi per cui leggo spesso libri che compro, quindi miei, anche perchè la lettura deve essere un mio momento e sapere di avere in mano responsabilità altrui mi infastidisce (insita nella mia persona c’è la propensione ad essere sbadato). Inoltre, segno dei passaggi che mi piacciono particolarmente, o appunto qualche spunto di riflessione che potrebbe servirmi in futuro… sarebbe scortese farlo sui libri degli altri. E poi, sono io che presto/convinco a leggere, quindi raramente mi capita di avere un libro in prestito.
Riguardo la biblioteca, la frequento raramente: vi è dietro un’enorme burocrazia che spesso ti fa passare la voglia di leggere.

17. Qual è il libro che non sei mai riuscito a finire?
Beh, ad essere sincero ce ne sono tre:
1. “Il nome della rosa” di Eco. Sì, sarò anche un pessimo lettore, ma a metà ho abbandonato. Prima o poi gli darò un’altra chance: Eco ha tutta la mia stima, e non merita tutto questo.
2. “Il libro di fisica” di Asimov. Sarà anche il dio della fantascienza, ma il suo romanzo sulla storia della fisica l’ho trovato di una noia mortale. Pazienza, tengo il libro per ricerche future e ricordo e stimo Asimov sempre e comunque per le leggi della robotica: ha cambiato radicalmente il mondo della fantascienza e della robotica. Anche lui, non merita tutto questo.
3. “Una rivoluzione ci salverà” di Naomi Klein. Confesso che approcciarsi alla Klein con questo malloppo, io che non sono abituato ai mattoni, è stato un errore da principianti. Ad un centinaio di pagine dalla fine ho abbandonato, e non me ne pento! (Colleghi che hanno letto fino alla fine son rimasti delusi. Tempo guadagnato)

18. Hai mai comprato un libro solo perchè ti piaceva la copertina? E cosa ti attrae della copertina di un libro?
Non credo di aver mai scelto un libro per la copertina, anche se ne apprezzo tantissimo il lavoro che c’è dietro. Anche questa è per me arte. Posso però dire che adoro particolamente quelle di Einaudi e di Codice Edizioni. E la nuova collana dell’Oscar Mondadori sui classici è a dir poco MERAVIGLIOSA.

19. C’è una casa editrice che ami particolarmente?
Sì. Al momento la mia preferita rimane Codice Edizioni, una giovane casa editrice torinese che ha deciso di intraprendere un percorso da folli: dare spazio alla scienza. Capofila di tutto S. J. Gould. L’impresa sembra essere riuscita, e ne sono contento. Dopo poco più di dieci anni ha poi virato anche verso altre scelte editoriali, tipo i romanzi, e questo sembra essere stato motivo di crescita e di stima nei confronti di noi lettori affezionati. In secondo luogo, Einaudi. Beh, nulla da ridire: prendete un loro romanzo, o un loro saggio, e sarete soddisfatti in tutto e per tutto.

20. Porti i libri dappertutto (per esempio in spiaggia o sui mezzi pubblici) o li tieni chiusi in casa?
Chiusi in casa?! No, non se ne parla. Un libro è per me l’estensione del mio braccio. Provate voi a lasciare la vostra mano destra a casa ed uscire! Scherzi a parte, porto i libri ovunque anche per una questione di praticità. Capita spesso di rimanere bloccati alle poste, di aspettare colleghi o professori, di uscire per un motivo e poi ritrovarti fermo a non far nulla per un altro… tutti buoni pretesti per guadagnare tempo e leggere qualche pagina. In alternativa, se proprio non mi è permesso di portare la versione cartacea, e se esiste la versione digitale, scarico il libro sullo smartphone e il gioco è fatto.

21. Qual è il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?
Di solito chi mi conosce sa che coi libri sono difficile. Quelle poche volte che non ho richiesto un titolo in particolare o un buono regalo, mi sono stati regalati libri che sì già avevo letto, ma di cui mi sono particolarmente innamorato. Scelte azzeccate, quindi. Due su tutti: ancora una volta Bill Bryson (se non l’avete fatto leggetelo ragazzi, non vi deluderà), e Dawkins. Mi è stato regalato anche un manuale sull’evoluzione umana: chi mi conosce sa che ho particolarmente gradito. E poi i due bestseller di Diamond,”Armi, acciaio e malattie” e “Collasso”. Benedico ancora quel giorno.

22. Come scegli un libro da regalare?
Di solito parto da quelli che ho già letto, e cerco di capire quali tra questi potrebbero piacere a chi sta per riceverlo. A quanto mi risulti, quelli che ho regalato o consigliato hanno fatto furore: sono stati apprezzati e sono stati regalati di conseguenza. Si è creato un vortice che sembra non fermarsi.

23. La tua libreria è organizzata secondo un critero o li tieni in ordine sparso?
Sono un maniaco dell’ordine, se si parla di libri. Ma c’è anche un motivo per ciò. Vivo a Palermo e in pratica tutti i miei libri sono in casa dei miei. Ciò non mi permette di avere tutto sott’occhio. Visto che spesso vado a riprendere qualche passaggio, magari per un dubbio, magari per una ricerca, magari per scrivere un post sul blog, mi serve un sistema per andare subito al sodo. Motivo per cui i libri sono sistemati per mensola, per genere, per autore. In questo modo mi risulta facile chiamare casa e indicare la posizione del libro, in modo tale da farmelo portare alla prima occasione.

24. Quando leggi un libro che ha le note le leggi o le salti?
Le leggo, specie se si tratta di saggi. Le note servono a giustificare un concetto, ad avere un riferimento bibliografico o narrano di un momento particolare a cui l’autore vuole dare peso. A tratti, risultano interessanti tanto quanto il libro stesso.

25. Leggi eventuali introduzioni, prefazioni o postfazioni del libro o le salti?
Sì, leggo anche quelli. Trovo interessanti altri punti di vista, anche se sono frutto della tastiera dello stesso autore. Le introduzioni fatte da terzi nei romanzi spesso però le leggo dopo aver finito il libro. E poi, se sono state inserite un motivo ci sarà, no?!

Le domande sono state prese in prestito dal video “Indiscrete domande letterarie”(https://youtu.be/sf3WhmEGbh4) del canale youtube Read vlog Repeat. Ringrazio l’autrice, Valeria, per avermi dato il consenso di servirmi delle domande.