Il coccodrillo come fa

In natura, l’unico processo davvero significativo è l’atto riproduttivo, con tutte le conseguenze del caso. Durante il corso del tempo geologico, che ha scandito il plasmarsi delle moltitudini di specie animali attuali ed estinte, tale processo si è presentato con modalità differenti. Anche se è difficile immaginare i modelli passati, di base c’è e forse c’è stata, almeno per la riproduzione sessuata, l’esistenza di due e due soli sessi. Non di più. Il frutto di tale fenomeno può essere identificato con “biodiversità”, un vasto insieme che comprende al suo interno tante cose differenti, a livelli diversi e su piani diversi: morfologico, genetico o comportamentale. Ma ciò è vero anche per tutto quello che concerne la fitness delle specie (ossia la capacità di tramandare discendenti), a partire dagli organi riproduttivi fino ad arrivare alle cosiddette cure parentali (l’allevamento della prole), passando per i rituali di accoppiamento. Sorprende infatti sapere quanto diversi siano i meccanismi che permettono ad una specie di rimanere a galla nel vasto mare dell’evoluzione, e i processi riproduttivi in questo ne sono i protagonisti.

Motivo per cui leggere Il coccodrillo come fa. La vita sessuale degli animali permette di averne una panoramica generale. Il saggio, uscito nel 2014 per Codice Edizioni, si compone di una bella rassegna sulla “vita sessuale degli animali”, come recita il sottotitolo, dove per animali quì si intende un assaggio di tutti i grandi gruppi di vertebrati, dai pesci cartilaginei all’uomo. L’autrice, Lisa Signorile, riesce a rendere divertente, senza mai tralasciare il rigore scientifico, un argomento che, sotto molti aspetti, ancora oggi risulta essere per noi uomini un tabù. Come la masturbazione: molte sono infatti le specie che praticano l’autoerotismo, anche se, tra tutti, i mammiferi sembrano essere i più “autodidatti”. È stato osservato, racconta la Signorile, come cani, gatti, cavalli, cervi, delfini e soprattutto primati, riescano a “piacersi” e a “compiacersi” da soli o, in mancanza di una parte anatomica prensile, con l’aiuto di qualche oggetto, come una liana o una staccionata, o semplicemente con il dondolio del proprio corpo (Ah, sia ben chiaro: sia maschi che femmine!).

Per non parlare delle dimensioni. Nonostante noi Sapiens manteniamo il primato, in proporzione molti sono i taxa animali che pareggiano il conto e una, al momento, sembra avvalersi del titolo di “Rocco Siffredi dei vertebrati”: un uccello, un’anatide sudamericano conosciuto col nome comune di gobbo argentino (Oxyura vittata), possiede un pene tre volte più lungo del suo corpo per un totale di circa 42 cm, dotato (o a ‘sto punto sarebbe meglio dire “superdotato”) di uno scovolino all’estremità e di spine lungo tutta la sua lunghezza (sai che felicità per la signora “gobba”). Ma questo non è il solo caso interessante: il pene quadricefalo dell’echidna permette all’animale di avere un asso nella manica (o tra i pantaloni): all’occorrenza, prima un lato (due emipeni), poi l’altro (gli altri due), nel caso in cui qualcosa andasse storto. Di contro, anche se spesso le dimensioni non contano (non per noi!) quasi tutte le specie animali, soprattutto quelle a riproduzione interna, sono molto veloci “sotto le lenzuola”. Uomo compreso. (Alla faccia dei clichè!).

E l’omosessualità, allora? Argomento ancora più tabù. Considerata fino a qualche tempo fa un’aberrazione naturale, e di cui ancora ci portiamo dietro i retaggi culturali, Il coccodrillo come fa ci racconta come in natura non sia un comportamento poi così contro natura. Se a praticarla sono infatti almeno 1500 specie, tra vertebrati e non, dovrà pur avere qualche valenza evolutiva che evidentemente tanto aberrante non sarà (e credetemi, ce l’ha eccome una valenza!). Sapere poi che gli albatri instaurano spesso rapporti omosessuali che nei casi piu duraturi si aggirano intorno al ventennio dovrebbe farci riflettere a riguardo. (Ah, già, i bonobo, i primati più prossimi all’uomo: quelli sì che hanno capito tutto. E poi ci sono i delfini, magnifiche e spietate bestie…)

E i rituali di accoppiamento? Sono forse la massima espressione della biodiversità conosciuta: nell’atto della scelta del partner infatti i pretendenti “tirano fuori” tutte quelle caratteristiche che altrimenti servirebbero a ben poco. Colori sgargianti, abilità architettoniche degne dei più abili costruttori, truffe, vere e proprie offerte votive all’amante, ricompense sono solo alcuni esempi di come la selezione naturale plasma i processi di corteggiamento (e credetemi, macchine costose o bicipiti scolpiti sono poca roba a confronto). Di base, un solo mantra: mater semper certa est, per citare l’autrice, con la conseguenza di una sex ratio sbilanciata a favore dei maschi che devono inventarsi quindi qualsiasi diavoleria pur di fare conquiste. Anche “travestirsi” da femmina (!), come avviene nel serpente giarrettiera (Thamnophis sirtalis parietalis).

Per non parlare delle cure parentali: molto dispendiose nei mammiferi e negli uccelli (nei cuculi no, loro si servono di altri volatili). E il sesso del nascituro? Bhè, quello è un sistema tanto semplice quanto complicato, varia da specie a specie e si presenta con una genetica sui generis in funzione del gruppo animale. Basti però pensare che tra un pò di tempo (tranquilli, si parla di tempo geologico) con buone probabiltà non ci saranno più (ahimè) maschietti in giro.

Curiose le circostanze che hanno portato alla stesura del testo: la biologa, spinta dai refeer del suo blog (L’orologiaio miope), si accorge di quanto gli internauti siano incuriositi dall’argomento “sesso” in contesto animale e non (e te pareva!). Dopo tre anni di incubazione, e sotto la spinta dell’editore che ne aveva avuto sentore tempo prima, decide di mettere su carta gli interessi (o le fantasie) dei suoi lettori, regalandoci un saggio leggero, fresco e interessante, adatto ad una lettura sotto l’ombrellone. Il coccodrillo come fa (…”non c’è nessuno che lo sa… parapaparapà…”) ci regala una bella avventura nel mondo animale, uomo compreso, con lo scopo di farci conoscere più da vicino le meraviglie della natura, con uno stile frizzante, un’ironia acuta e un rigore accademico degno di nota. Il tutto correlato da magnifici disegni, che permettono di vedere ciò che è espresso nel testo. Perchè, evidentemente, la Signorile sa come fa il coccodrillo, e ce lo vuole far sapere anche in questo modo. E leggendo il libro, anche noi lo sapremo (e lo sapranno anche in Germania, visto che il saggio ha attraversato le Alpi di recente).

Breve nota biografica sull’autrice: Lisa Signorile è una biologa esperta in genetica di popolazioni, attualmente londinese di adozione. Al pubblico non è nuova: tiene oramai da un decennio una rubrica sul National Geografic intitolata L’orologiaio miope, omonima al suo primo successo editoriale pubblicato sempre da Codice nel 2012.

Economia senza natura

Risultati immagini per economia senza natura. la grande truffa«L’uomo fa parte della natura, e le regole che inventa sono alla fine soggette alle regole della natura». Soprattutto quando si parla di sviluppo e di crescita della popolazione. In questo caso, quando si parla di regole si parla di PIL, spread, industria. In una sola parola, di “economia”.
Pochi però, in materia di mercato, ne considerano la sfumatura “naturale”: l’ “ecologia”. I due termini, “economia” ed “ecologia”, apparentemente distanti, presentano la stessa radice: “eco”, deriva dal greco “oikos”,
tradotto con “casa”. Già dall’etimologia possiamo dedurne come i due termini risultano essere due facce della stessa medaglia: mentre cresce una diminuisce l’altra, e viceversa.
Ad accomunare le due discipline, distanti tra loro ad uno sguardo superficiale e poco critico, il seguente leitmotiv: l’adattamento a rispondere alle domande poste sia dalla natura che dal mercato. Alla base di questo concetto, un altro, ancora più semplice ma allo stesso tempo devastante: “non è possibile che una specie, qualunque sia il suo ruolo, possa crescere numericamente all’infinito”, in quanto rischia di portare se stessa all’estinzione. E questo vale soprattuto per la nostra specie, una specie (quasi del tutto) infestante con un ruolo di consumatore onnivoro e onnipresente, che ha già imboccato il punto di non ritorno.

Se siamo così intelligenti da poter dire questo, e lo facciamo da quando abbiamo coscienza sociale della natura, e da poter analizzare le crescite economiche dei paesi, perchè continuare con questa linea di crescita sbagliata e autodistruttiva? La risposta è data in Economia senza natura. La grande truffa di Ferdinando Boero (Codice Edizione, 2012), e può essere sintetizzata nel modo seguente: “Siamo irrimediabilmente scemi”.
Boero, in questo saggio, prende le mosse dall’etimologia delle parole “ecologia” ed “economia” per esaminare come la nostra società moderna, con le sue regole economiche, dovrebbe includere all’interno dei suoi rapporti di bilancio anche e soprattutto i costi derivati dallo sfruttamento ambientale. Processo che ad oggi sembra essere ignorato dalla gran parte dei buracrati.

Che poi, a pensarci su quanto basta, in ambito scientifico il termine “ecologia” è stato sininimo di un concetto più ampio e pertinente: “economia della natura”. Motivo per cui, gli studiosi, soprattutto dei campi appartenenti ai discorsi economici, dovrebbero considerare la sfumatura naturale delle attività umane e riconsiderare quella vecchia accezione ottocentesca che tanto sembra calzare a pennello in questo periodo storico. Come il testo di copertina recita, infatti, “Il mondo è governato da economisti che si rifiutano di tener conto dell’ecologia, e che guardano con superiorità a qualsiasi soluzione amica dell’ambiente. Non capiscono però che l’economia deve essere corollario dell’ecologia, e che potrà continuare a esistere solo se saprà essere un’economia della, e non senza, natura. Perché quest’ultima, presto o tardi, presenta sempre il conto”.

Ma con “natura”, “naturale” et similia quì non si intende solo il deturpare gli ambienti o portare all’estinzione una specie; si intendono anche e in prima linea tutte le piramidi economico-sociali su cui si fonda uno stato, riflesso delle reti trofiche ecologiche. In un contesto del genere si inseriscono dunque nel testo argomenti come gli ambienti accademici e l'”esternalizzazione”, ossia la non inclusione dei costi ambientali su lungo tempo di ogni attività umana. Se nel primo caso una buona università, magari fatta con basi culturali più solide e con meno apparenze e burocrazie, permetterebbe di formare future classi dirigenti capaci, in linea teorica, di saper gestire una economia più “naturale”, dall’altro la stessa classe dirigente, ben istruita, potrebbe capire come piccoli cambiamenti ambientali possono portare a conseguenze devastanti. In poche parole, come nei rendiconti aziendali dovrebbero essere incluse tutte quelle azioni che potrebbero portare danni irreparabili in un futuro più o meno prossimo. Nulla di nuovo insomma, ma che ancora ci ostiniamo a prendere in considerazione.

Boero, saggiamente, dedica anche un paio di capitoli alla natura in senso stretto: evoluzione, selezione naturale, competizione, cooperazione sono i capisaldi di tutto il testo, e permettono di avere un punto di vista prettamente ecologico dei fatti economici. Fatti economici che non prescindono dall’attualità: le linee di incontro tra le Encicliche dei Papi e la salvaguardia ambientale, le politiche di gestione finanziaria dell’Unione Europea, il sistema della peer review delle riviste scientifiche, la mancanza di tassonomi, la situazione dell’istruzione in Italia sono tutti corollari di quella “economia ecologica” di cui tanto abbiamo bisogno in questo periodo, e di cui tanto si sente parlare, ma di cui poco si attua.

E’ grazie a questi strumenti che, giunti alla fine del saggio, viene da porsi una domanda, tanto semplice quanto agghiacciante: siamo ancora disposti ad essere irrimediabilmente scemi? Anche perchè, è bene ricordarlo, la natura prima o poi presenta sempre il conto.

Una breve nota biografica. Ferdinando Boero è un biologo marino e Professore di zoologia all’Università del Salento. La sua linea di ricerca, le meduse, gli hanno permesso di entrare timidamente anche nel campo della musica, oltre a quello della biologia: dopo aver dedicato una nuova specie di medusa a Frank Zappa, quest’ultimo gli ha dedicato un intero brano. Ha all’attivo più di 200 pubblicazioni, è nel direttivo di un paio di associazioni sulla conservazione degli ecosistemi marini e ha alle spalle altri due volumi a sfondo “ecologico”: Ecologia della bellezza ed Ecologia ed evoluzione della religione.

Pillole di libri

E anche il 2016 è andato. E anche il 2016 è stato un anno pieno di nuove scoperte letterarie, un anno in cui ho conosciuto nuove storie e dove ho viaggiato in lungo in largo nelle varie pagine che mi sono passate tra le mani. Ho iniziato 365 giorni fa col capolavoro di Carroll, (i due volumi di) Alice nel paese delle meraviglie e ora ho tra le mani il primo libro del 2017: Il mestiere di scrivere di R. Carver, il primo di una lunga serie, si spera. Nel frattempo si sono susseguiti una quarantina di libri, una miscela eterogenea di storie che, in un modo o nell’altro, mi hanno fatto compagnia. Confesso che molti di questi fanno parte di una letteratura molto specialistica, ma altri appartengono a generi molto diversi tra loro, e quindi sono a portata di tutti. E visto che non si è mai in ritardo per fare o farsi un regalo se si tratta di libri, questo post lo voglio dedicare alle dodici letture che più hanno caratterizzato il mio anno letterario appena trascorso. In ordine sparso, ecco a voi i titoli e delle brevi recensioni:

1. Una passeggiata nei boschi di Bill Bryson (Tea Edizioni)- romanzo

Un libro che si è stra-guadagnato il n.1 nella classifica della Risultati immagini per una passeggiata nei boschi tealetteratura da viaggio su Amazon, un libro che più caratterizza la letteratura da viaggio a sfondo naturalistico. Bryson, giornalista, mantiene il suo stile: è ironico, abile nel descrivere i dettagli dell’anima di un sentiero boscoso, è diretto. Inizia il suo viaggio nell’Appalachian Trail, tema centrale del libro, al grido di “figata, andiamo” e con lo spirito di chi ha appena scoperto il mondo. Ben presto però il nostro autore si rende conto di quanto sia difficile navigare in mezzo al verde, e, accompagnato da un non proprio fido compagno, ci farà conoscere le meraviglie della catena montuosa. Dove non mancano i naturali colpi di scena, gli incontri indesiderati del terzo tipo, le rinunce e le ripartenze.

2. Breve storia della vita privata di Bill Bryson (Tea Edizioni)-saggio

È inutile nasconderlo: una volta finito il libro di cui sopra, dovevoRisultati immagini per breve storia della vita privata per forza leggere altro dello stesso autore. La scelta è caduta su un saggio di sociologia, questo, in cui Bryson ci porta nei meandri delle strutture abitative, spiegandone le origini e svelandone gli usi e i costumi su cui tutte le case oggigiorno si fondano. Ci racconta anche come molte tradizioni e modi di fare o di dire siano entrati nell’immaginario collettivo moderno o per caso o per esigenze particolari in determinate epoche. A fare da sfondo la storia, sia essa americana, inglese, italiana… In perfetto stile “brysoniano”: ironia, dedizione, precisione sono i pilastri che caratterizzano il testo.

3. L’evoluzione è ovunque di Marco Ferrari (Codice Edizioni)-saggio

Risultati immagini per l'evoluzione è ovunqueMarco Ferrari racconta con chiarezza e semplicità, senza mai abbandonare il rigore scientifico, le avventure evoluzionistiche del tutto, con “tutto” inteso proprio come “tutto”: da un’antenna della NASA alla medicina, dal ghepardo alla giraffa, dall’agricoltura alla musica. Tema principale la teoria di Darwin: mutazione, selezione e deriva sono i principi base della diversità esistente, sia essa naturale o tecnologica. I principi evoluzionistici infatti non si adattano solamente al mondo vivente, sia esso animale (uomo compreso), vegetale o microbiotico: anche i pc e le nuove invenzioni non sfuggono a tali principi. Oramai entrati a pieno titolo nell’era della tecnologia, l’autore ci fa vedere, quindi, “con gli occhi di Darwin”, come tutto non esuli dai principi evoluzionistici, con uno stile semplice e accurato allo stesso tempo. L’evoluzione è ovunque è un libro adatto a tutti quelli che vogliono approfondire l’argomento “evoluzione” e che vogliono approcciarsi al mondo con una lente diversa.

4. Avventure nell’essere umano di Gavin Francis (EDT)-saggio

Avventure nell’essere umano è un viaggio in lungo e in largo Risultati immagini per avventure nell'essere umanonell’anatomia umana. A fare da autista è lo stesso autore. Il libro descrive il corpo umano, dove ogni singolo distretto anatomico viene sviscerato in ogni sua forma: anatomica, storica, mitica, artistica, intellettuale, sociale. Francis, essendo un medico, racconta le sue esperienze dirette nel campo, le paure dei suoi pazienti, le loro aspettative, le loro malattie. A questi aneddoti interpone anche momenti di alta cultura quando ci racconta il perché la Regina chiede di avere proprio il cuore di Biancaneve, o cosa avvenne veramente alla Bella Addormentata, o di come il genio di Leonardo si sia approcciato all’anatomia. Il leitmotiv del libro è la storia della medicina e come essa sia cambiata durante il corso dei secoli. (Puoi leggere una recensione completa qui.)

5. Correre con il branco di Mark Rowlands (Mondadori)-romanzo

Mark Rowlands è uno di quegli autori che non sai mai come prendere: a tratti sembra Risultati immagini per correre con il brancopartire per la tangente del pensiero, a tratti risulta molto profondo. In poche parole rispecchia il suo essere: è un filosofo. E di filosofia parla in questo libro, in modo molto spicciolo. Perno principale è la corsa: correre è diventato per lui non solo una necessità dettata dal suo “branco”, composto dai suoi cani e dal suo lupo, Brenin, vero mentore dell’autore, ma è anche un modo per vedere il mondo in maniera diversa. Col tempo, l’attività di jogger è diventata per lui ritmo, armonia, liberazione, pensiero: costretto a contrastare una crisi di mezza età, è l’unico modo per riprendere se stessi e le redini della situazione. Sempre accompagnato dai suoi amici a quattro zampe.

6. Il gene del diavolo di Baroukh M. Assael (Bollati Boringhieri)-saggio

Tutti abbiamo un libro che ci ha cambiato la vita, uno di quei libri che cerchiamo in maniera convulsiva ogni volta che il nostro sguardo cade nella libreria. Tutti abbiamo il NOSTRO libro. Ecco, Il gene del diavolo è il mio.Risultati immagini
Questo, è un libro pieno di storia, di filosofia, di sociologia, di biologia, di antropologia culturale. E’ un libro che parla delle malattie genetiche, che sviscera il tema da vari punti di vista, che ti può aprire nuove prospettive una volta finito. Descrive infatti come i popoli si siano approcciati a tale fenomeno, il quale, oggigiorno, salvo in rari casi, si può controllare. Se infatti prima dell’era moderna veniva vista come una fatalità, come un’opera del diavolo e parte integrante della società, la malattia genetica oggi è diventata vera e propria scienza. Di conseguenza, se prima non poteva essere combattuta perchè parte dell’individuo, oggi invece in molti casi si riesce a gestirla: si pensi alla talassemia o alla sindrome di Tay-Sachs degli ebrei ashkenaziti o alla fibrosi cistica in alcune parti d’Italia. Perchè “Il gene del diavolo” prima ancora di essere scienza è società, cultura ed etnia. Il tutto mentre si è riacceso il dibattito “neo-eugenetico”, e con lo spauracchio di una nuova razza pura dientro l’angolo.

7. Ballando nudi nel campo della mente di Kary Mullis (Baldini e Castoldi)-romanzo

Ballando nudi è l’autobiografia di uno degli scienziati più eccentriciRisultati immagini per ballando nudi nel campo della mente del secolo scorso: Kary Mullis. Parla della sua formazione, di come e di quando è riuscito ad inventare la PCR (invenzione che gli ha permesso di vincere il Nobel), dei suoi incontri non convenzionali, sia umani, quando racconta della Principessa del Giappone, che alieni, quando sostiene di aver avuto un tete a tete con un procione di un’altra dimensione. Ma parla anche di riscaldamento globale e di come, anche e soprattutto, nelle scienze non bisogna prendere tutto per oro colato: spesso si rischia di incappare anche nel campo del rigore per eccellenza in delle mode di cui è difficile uscirne.
Il libro mi è stato consigliato da due persone a me care: a loro voglio dire semplicemente grazie.
(Leggi la recensione completa qui.)

8. Trilogia della città di K. di Agota Kristof (Einaudi)-romanzo

Ho scoperto quasi per caso questo libro. Vedendo le recensioni suRisultati immagini per Trilogia della città di K Youtube, tutte spendono poche parole ma efficaci: “l’autrice si prende gioco di voi”, dicevano. Figurati se la curiosità non ti porta a pensarci la notte!
Trilogia della città di K. è un romanzo composto da tre parti e narra la storia di due gemelli, affidati dalla madre alla loro nonna. Dato il contesto storico (la seconda guerra), i due protagonisti si accorgono presto, nonostante la tenera età, di come sia difficile sopravvivere in tempi di crisi, senza i genitori e con una tutrice non degna di essere chiamata tale. Le uniche forze che li spingono ad andare avanti sono l’istruzione, da autodidatti, e un forte legame che solo i gemelli possono avere. Trilogia è un romanzo non convenzionale: soprattutto nella prima parte ogni frase sembra una freccia, risulta non scontato, a volte dà il voltastomaco, e presenta pochi ma efficaci colpi di scena. In poche parole, “l’autrice si prende gioco di voi!”.

9. La fattoria degli animali di George Orwell (Mondadori)-romanzo

Divenuto ormai un classico della letteratura novecentesca, La fattoria Risultati immagini per la fattoria degli animalidegli animali è una allegoria della rivoluzione in generale (e di quella russa in particolare) che spesso tradisce le sue aspettative quando si trasforma in regime. Orwell decide, in linea con il format della favola, di ambientare il suo romanzo in una fattoria inglese, e quindi di avere come protagonisti gli animali. Animali che si ribellano al loro padrone, cacciandolo dalla fattoria e instaurando una loro forma di governo, in un primo momento democratica e in mano ai maiali.  Questo nuovo sistema di potere ben presto finisce per creare un nuovo totalitarismo: quello capeggiato da chi doveva garantire l’uguaglianza, ossia dagli stessi artefici della rivolta contro l’uomo. A calmare gli animi, la nuova legge: “Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali di altri”. 

10. L’uomo seme di Violette Ailhaud (Edizioni Playground)-romanzo

L’uomo seme è un testo breve scritto nel 1919 da Violette Ailhaud ma pubblicatoRisultati immagini postumo. L’autrice infatti come da testamento ha voluto che fosse pubblicato nel 1952, ma a due condizioni: pubblicarlo appunto in quella data, e per opera di una sua discendente di sesso femminile di un’età compresa tra i quindici e i trentanni, a cui sarebbe pervenuto sotto forma di manoscritto in una busta. Per fortuna, tutto è andato secondo i piani, e adesso possiamo godere di questo piccolo gioiellino.
Alla veneranda età di ottanta anni e con la prima guerra alle spalle, Violette decide di raccontare una strana ma reale circostanza avvenuta nel suo villaggio dell’Alta Provenza nel 1852: la mancanza di uomini a causa della dittatura napoleonica. Per due anni infatti tutte le donne rimaste, compresa la scrittrice, si adattano a ricoprire quei ruoli che adesso non sono più prerogativa solo del genere maschile. Ben presto, però, devono fare i conti anche con le pulsioni sessuali e con le conseguenze sociali da esse derivanti: spinte dal desiderio di amore, stipulano un accordo secondo cui tutte avrebbero goduto, a turno, del primo uomo arrivato nel villaggio, chiunque esso sia stato, al fine di ripopolarlo.

11. Una storia commestibile dell’umanità di Tom Standage (Codice Edizioni)-saggioRisultati immagini per una storia commestibile dell'umanità

Che il cibo sia una necessità è inutile ribadirlo. Ma che sia e sia stato uno strumento indispensabile per dirigere la storia durante il corso dei secoli è un approccio a cui è difficile pensare.
Tom Standage col suo Una storia commestibile dell’umanità ci narra di come alcuni alimenti siano stati cruciali nel definire le sorti della storia dell’uomo, a partire dalle spezie fino ad arrivare al cibo in scatola e agli OGM. A dare l’avvio al tutto la rivoluzione agricola: da quel momento il cibo è diventato strumento di potere, arma ideologica, collante tra le società, motivo di conflitto.

12. Una storia del mondo in sei bicchieri di Tom Standage (Codice Edizioni)-saggio

Una volta finito il libro di cui sopra, dovevo chiudere il cerchioRisultati immagini per una storia del mondo in sei bicchieri leggendo anche quest’altro libro dello stesso autore.
Se nel titolo di cui sopra Standage ci descrive come il cibo non sia solo uno strumento per alimentarsi, in Una storia del mondo in sei bicchieri l’autore ci fa vedere come sei bevande racchiudono alcuni dei momenti più importanti della storia dell’uomo: dalla Coca Cola per l’America del Novecento, alla birra degli antichi Egizi, dal caffè degli Illuministi al tè e ai liquori dell’Inghilterra colonialista, al vino degli antichi Romani. Ogni bevanda può essere quindi paragonata ad un’istananea che ha fermato il tempo quando invece il tempo non si è fermato affatto.

Curiosità insaziabile

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Curiosità insaziabile. L’innovazione al servizio di un futuro fragile di Helga Nowotny è un inno ai processi mentali e fisici che avvengono durante un nuovo evento tecnico-scientifico. In poche parole, è un inno alla curiosità che tanto caratterizza, in un modo o nell’altro, la nostra società. Ma è anche una disamina di tutti quei fenomeni sociali che frenano tale processo creativo: la pressante egemonia del capitalismo culturale spesso blocca e a volte stronca il progresso di una mente, e, di riflesso, di una società.

Parola d’ordine è il “nuovo”, mentre il processo che lo porta viene definito “innovazione”. Nuovo che quasi sempre ha risvolti negativi in qualsiasi campo dello scibile umano. E’ il caso della rivoluzione industriale ottocentesta, che, oltre a portare una nuova forma di lavoro, ha portato anche una nuova forma di malattia: “gli psichiatri del tempo diagnosticarono nuovi quadri clinici, come la nevrastenia, che ricondussero al rifiuto dell’organismo umano e soprattutto del sistema nervoso a stare a passo con i cambiamenti”. O è il caso della moda, che gioca con il caso creando punti di riferimento alternativi quando l’individuo si discosta da essa. In momenti culturali del genere saltano infatti tutti gli schemi fino a quel punto saldi, e le conseguenze non sono da sottovalutare.

Non a caso il paragone con la riproduzione sessuale e la mutazione calza a pennello per sottolineare come dal nulla può venir fuori qualcosa, che solo i posteri possono stabilire se utile o meno: estinzione ed evoluzione (intesa come “innovazione”) in questo caso sono due parametri con cui tutti i processi sociali infatti si confrontano. Ma innovazione non va di pari passo con positivo: esiste un motivo per cui Darwin scelse di distinguere la selezione naturale da quella artificiale. Se la prima amplia, la seconda agisce con forza; se “naturale” è sinonimo di “forte cambiamento a fini adattativi migliorativi”, “artificale” è spesso sinonimo di “inadeguato alle condizioni attuali”.

Ad oggi, la maggiore innovazione in campo sociale è affidata agli istituti di ricerca, che spesso si ritrovano in un terreno per niente fertile. “Se la ricerca è infatti naturalmente portatrice di innovazione, la società tende spesso a identificare tale carica innovatrice con il più oscuro concetto di ignoto, denso di paure e fantasmi. Da qui la richiesta, a volte l’imposizione, di meccanismi di controllo che vincolino il cammino della scienza”. Motivo per cui, i ricercatori a causa della sempre più predominante presenza fisica di istituiti privati volti alla capitalizzazione del materiale intellettuale, “non vogliono più essere ‘lavoratori del sapere’, ma ‘proprietari del sapere'”. Triste ma vero: “questo non vuole forse dire snaturare l’idea stessa di innovazione e di futuro come possibilità dell’inatteso?”.

Curiosità insaziabile. L’innovazione in un futuro fragile, edito da Codice Edizioni (2006, 16€), si compone di tre semplici ma densi capitoli e di un epilogo (per un totale di 137 pagine), mentre stilisticamente si presenta con un linguaggio forbito. E’ dunque un’attenta riflessione sull’eterno scontro da progresso e conservazione di un’autrice di spesso calibro, Helga Nowotny, che ha tutte le credenziali per farlo: è professore emerito del Social Studies of Science di Zurigo ed è stata presidente e membro fondatore del Consiglio europeo delle Ricerche (ERC).

Armi animali

Il mondo animale sorprende per la vastità di forme e di colori che lo caratterizza. Se la selezione naturale ha portato a tanto, ha voluto un prezzo da pagare, abbastanza alto per certi versi. Basti pensare alla coda del pavone, o al canto degli uccelli, elementi fondamentali di una selezione sessuale che spesso porta ad una corsa forsennata agli armamenti (e non in senso metaforico). E proprio di armamentari parla il libro di Douglas J. Emlen, Armi animali. Come la natura ci ha insegnato a combattere, edito da Codice Edizioni in collaborazione con Le Scienze nel 2016 (18,90€).

Emlen, insegnante di biologia all’Università del Montana, descrive in modo lineare le “vicende” evoluzionistiche del mondo animale, e come esso affronti la famosa “corsa agli armamenti”, locuzione presa in prestito dalla Guerra Fredda e fatta propria dalla biologia evoluzionistica. Strategie, scelte di combattimento e armamentari correlati non sono solo prerogativa degli umani: daini, tigri dai denti a sciabola, elefanti, rinoceronti, pesci con la bocca più grande del corpo sono tutti esempi di eserciti ben equipaggiati. E ancora: se i cervi in primavera usano tutte le loro energie per la ricostruzione dei loro palchi un motivo c’è. Ed è lo stesso che regola da un lato le comunità di scarabei o dei granchi violinisti, dall’altro i siluri, le navi e le bombe atomiche: cercare di mantenere inalterate le sorti della propria specie.

Il libro, di 283 pagine, si presenta strutturato in quattro parti, di cui le prime tre dedicate ai principi evoluzionistici e a come gli animali gestiscono le loro armature, senza tralasciare riferimenti con la specie umana; l’ultima parte è interamente dedicata all’uomo e alla storia delle sue armi. Non a caso la quarta di copertina recita: “il racconto dell’evoluzione delle armi più curiose e letali del mondo animale, e di ciò che hanno insegnato all’uomo per sviluppare il suo arsenale nel corso della storia”. Il tutto è corroborato da splendidi disegni, che rendono omaggio alla bellezza delle forme degli animali citati nel testo e alla strumentazione militare. Armi animali è un lungo viaggio attraverso la tecnologia, la storia, la scienza e la natura; è preciso, conciso, tecnico al punto giusto, ironico, bello a sfogliarsi per vie delle immagini. Insomma, c’è tutto.

Un consiglio: sono da leggere anche le note. Emlen, biologo di professione, ha girato in lungo e in largo le migliori oasi naturalistiche della terra per scopi di ricerca. Data la sua passione, lo studio dell’evoluzione delle corna negli scarabei, spesso ha dovuto affrontare pericoli biologici non di poco conto, motivo per cui i richiami a fine testo riportano dei momenti tragi-comici delle sue missioni.

Una domanda posta all’interno di uno dei capitoli del libro potrebbe stimolare più delle mie parole: “vi siete mai chiesti perchè le assicurazioni automobilistiche costano di più per i maschi adolescenti che per le donne?”.