Avventure nell’essere umano

“La prima volta che ho posato l’orecchio sul torace di un paziente mi sono ricordato di quando da bambino vi avvicinavo una conchiglia per sentire al suo interno un oceano immaginario”.

È questa la frase che racchiude tutta l’essenza di Avventure nell’essere umano. Viaggio straordinario dal cranio al calcagno edito da EDT nel 2016 (254 pagine, prezzo 22€). Gavin Francis, l’autore, è un medico scozzese, di quelli che ognuno vorrebbe avere. Si occupa dei suoi pazienti, li cura, li fa sentire vivi e sicuri. Ma è anche uno stimato giornalista, come raccontano i suoi scritti su “The guardian” o su “The London Review of Books”.

Nel libro la medicina diventa un pretesto per parlare del corpo umano in un’ottica quasi antropologica e con approccio in perfetto stile geografico, con un linguaggio semplice, diretto e mai noioso. Il motivo è prettamente pratico: Francis stesso confessa di un momento della sua vita dedicato alla geografia, disciplina che gli avrebbe permesso di esplorare il mondo. Col tempo invece ha deciso di “barattere un atlante geografico con uno di anatomia”. Il cambio di direzione è stato dettato dalla voglia di conoscere un altro mondo rispetto a quello descritto da una cartina geografica: il microcosmo umano. A pensarci bene, il paragone tra un reticolo geografico e il sistema arterioso non risulta poi così spinto. Inoltre, uomo e natura sono stati da sempre accomunati da un sottile file rouge: se gli umori di Ippocrate sono quattro, come quattro sono gli elementi costituenti il mondo nella filosofia ellenica, per Francis non è un caso. D’altro canto, la medicina nasce in questo momento, in cui tutte le scienze si fondono e si influenzano a vicenda.

Per rendere più vividi i suoi racconti, l’autore non si sofferma soltanto su un’analisi cinica dei suoi pazienti, ma spazia in vari campi, dalla lettura dei testi sacri alla letteratura classica. Ma trovano anche spazio nel testo, oltre i riferimenti etimologici della parte anatomica descritta, Leordardo, Biancaneve e la Bella Addormentata, Freud e Omero, solo per dare qualche stimolo. A fare da sfondo la storia della medicina, e come essa sia cambiata durante il corso dei secoli. Per Francis infatti la cultura plasma e modella continuamente la percezione del corpo, e ciò influenza in un modo o nell’altro l’essere  medico.

Come anticipa il sottotitolo, il libro è strutturato in maniera metodica e secondo i distretti anatomici, a partire dalla testa per finire agli arti inferiori, passando per gli occhi, i polmoni, l’addome, i genitali e l’anca. Come la quarta di copertina recita, Avventure nell’essere umano risulta essere “Una serie di spedizioni per riscoprire la meravigliosa e talvolta fragile macchina che ci consente di interagire con l’ambiente, di muoverci e di comprendere i nostri simili, filtrate attraverso la diretta esperienza della professione medica e la quotidiana osservazione dell’umanità nella salute e nella malattia.” 

Ad inizio di ogni capitolo vi sono delle citazioni che sintetizzano l’argomento trattato, mentre i disegni e le illustrazioni sembrano quasi rendere tangibile ciò di cui Francis sta parlando.

Avventure nell’essere umano è davvero un viaggio a più dimensioni, fatto di anatomia, storia e letteratura. La scienza della medicina con l’arte della scrittura risultano essere un perfetto connubio per chi vuole passare i suoi minuti di lettura in santa pace e saperne di più su come siamo fatti.

Pillole di libri

E anche il 2016 è andato. E anche il 2016 è stato un anno pieno di nuove scoperte letterarie, un anno in cui ho conosciuto nuove storie e dove ho viaggiato in lungo in largo nelle varie pagine che mi sono passate tra le mani. Ho iniziato 365 giorni fa col capolavoro di Carroll, (i due volumi di) Alice nel paese delle meraviglie e ora ho tra le mani il primo libro del 2017: Il mestiere di scrivere di R. Carver, il primo di una lunga serie, si spera. Nel frattempo si sono susseguiti una quarantina di libri, una miscela eterogenea di storie che, in un modo o nell’altro, mi hanno fatto compagnia. Confesso che molti di questi fanno parte di una letteratura molto specialistica, ma altri appartengono a generi molto diversi tra loro, e quindi sono a portata di tutti. E visto che non si è mai in ritardo per fare o farsi un regalo se si tratta di libri, questo post lo voglio dedicare alle dodici letture che più hanno caratterizzato il mio anno letterario appena trascorso. In ordine sparso, ecco a voi i titoli e delle brevi recensioni:

1. Una passeggiata nei boschi di Bill Bryson (Tea Edizioni)- romanzo

Un libro che si è stra-guadagnato il n.1 nella classifica della Risultati immagini per una passeggiata nei boschi tealetteratura da viaggio su Amazon, un libro che più caratterizza la letteratura da viaggio a sfondo naturalistico. Bryson, giornalista, mantiene il suo stile: è ironico, abile nel descrivere i dettagli dell’anima di un sentiero boscoso, è diretto. Inizia il suo viaggio nell’Appalachian Trail, tema centrale del libro, al grido di “figata, andiamo” e con lo spirito di chi ha appena scoperto il mondo. Ben presto però il nostro autore si rende conto di quanto sia difficile navigare in mezzo al verde, e, accompagnato da un non proprio fido compagno, ci farà conoscere le meraviglie della catena montuosa. Dove non mancano i naturali colpi di scena, gli incontri indesiderati del terzo tipo, le rinunce e le ripartenze.

2. Breve storia della vita privata di Bill Bryson (Tea Edizioni)-saggio

È inutile nasconderlo: una volta finito il libro di cui sopra, dovevoRisultati immagini per breve storia della vita privata per forza leggere altro dello stesso autore. La scelta è caduta su un saggio di sociologia, questo, in cui Bryson ci porta nei meandri delle strutture abitative, spiegandone le origini e svelandone gli usi e i costumi su cui tutte le case oggigiorno si fondano. Ci racconta anche come molte tradizioni e modi di fare o di dire siano entrati nell’immaginario collettivo moderno o per caso o per esigenze particolari in determinate epoche. A fare da sfondo la storia, sia essa americana, inglese, italiana… In perfetto stile “brysoniano”: ironia, dedizione, precisione sono i pilastri che caratterizzano il testo.

3. L’evoluzione è ovunque di Marco Ferrari (Codice Edizioni)-saggio

Risultati immagini per l'evoluzione è ovunqueMarco Ferrari racconta con chiarezza e semplicità, senza mai abbandonare il rigore scientifico, le avventure evoluzionistiche del tutto, con “tutto” inteso proprio come “tutto”: da un’antenna della NASA alla medicina, dal ghepardo alla giraffa, dall’agricoltura alla musica. Tema principale la teoria di Darwin: mutazione, selezione e deriva sono i principi base della diversità esistente, sia essa naturale o tecnologica. I principi evoluzionistici infatti non si adattano solamente al mondo vivente, sia esso animale (uomo compreso), vegetale o microbiotico: anche i pc e le nuove invenzioni non sfuggono a tali principi. Oramai entrati a pieno titolo nell’era della tecnologia, l’autore ci fa vedere, quindi, “con gli occhi di Darwin”, come tutto non esuli dai principi evoluzionistici, con uno stile semplice e accurato allo stesso tempo. L’evoluzione è ovunque è un libro adatto a tutti quelli che vogliono approfondire l’argomento “evoluzione” e che vogliono approcciarsi al mondo con una lente diversa.

4. Avventure nell’essere umano di Gavin Francis (EDT)-saggio

Avventure nell’essere umano è un viaggio in lungo e in largo Risultati immagini per avventure nell'essere umanonell’anatomia umana. A fare da autista è lo stesso autore. Il libro descrive il corpo umano, dove ogni singolo distretto anatomico viene sviscerato in ogni sua forma: anatomica, storica, mitica, artistica, intellettuale, sociale. Francis, essendo un medico, racconta le sue esperienze dirette nel campo, le paure dei suoi pazienti, le loro aspettative, le loro malattie. A questi aneddoti interpone anche momenti di alta cultura quando ci racconta il perché la Regina chiede di avere proprio il cuore di Biancaneve, o cosa avvenne veramente alla Bella Addormentata, o di come il genio di Leonardo si sia approcciato all’anatomia. Il leitmotiv del libro è la storia della medicina e come essa sia cambiata durante il corso dei secoli. (Puoi leggere una recensione completa qui.)

5. Correre con il branco di Mark Rowlands (Mondadori)-romanzo

Mark Rowlands è uno di quegli autori che non sai mai come prendere: a tratti sembra Risultati immagini per correre con il brancopartire per la tangente del pensiero, a tratti risulta molto profondo. In poche parole rispecchia il suo essere: è un filosofo. E di filosofia parla in questo libro, in modo molto spicciolo. Perno principale è la corsa: correre è diventato per lui non solo una necessità dettata dal suo “branco”, composto dai suoi cani e dal suo lupo, Brenin, vero mentore dell’autore, ma è anche un modo per vedere il mondo in maniera diversa. Col tempo, l’attività di jogger è diventata per lui ritmo, armonia, liberazione, pensiero: costretto a contrastare una crisi di mezza età, è l’unico modo per riprendere se stessi e le redini della situazione. Sempre accompagnato dai suoi amici a quattro zampe.

6. Il gene del diavolo di Baroukh M. Assael (Bollati Boringhieri)-saggio

Tutti abbiamo un libro che ci ha cambiato la vita, uno di quei libri che cerchiamo in maniera convulsiva ogni volta che il nostro sguardo cade nella libreria. Tutti abbiamo il NOSTRO libro. Ecco, Il gene del diavolo è il mio.Risultati immagini
Questo, è un libro pieno di storia, di filosofia, di sociologia, di biologia, di antropologia culturale. E’ un libro che parla delle malattie genetiche, che sviscera il tema da vari punti di vista, che ti può aprire nuove prospettive una volta finito. Descrive infatti come i popoli si siano approcciati a tale fenomeno, il quale, oggigiorno, salvo in rari casi, si può controllare. Se infatti prima dell’era moderna veniva vista come una fatalità, come un’opera del diavolo e parte integrante della società, la malattia genetica oggi è diventata vera e propria scienza. Di conseguenza, se prima non poteva essere combattuta perchè parte dell’individuo, oggi invece in molti casi si riesce a gestirla: si pensi alla talassemia o alla sindrome di Tay-Sachs degli ebrei ashkenaziti o alla fibrosi cistica in alcune parti d’Italia. Perchè “Il gene del diavolo” prima ancora di essere scienza è società, cultura ed etnia. Il tutto mentre si è riacceso il dibattito “neo-eugenetico”, e con lo spauracchio di una nuova razza pura dientro l’angolo.

7. Ballando nudi nel campo della mente di Kary Mullis (Baldini e Castoldi)-romanzo

Ballando nudi è l’autobiografia di uno degli scienziati più eccentriciRisultati immagini per ballando nudi nel campo della mente del secolo scorso: Kary Mullis. Parla della sua formazione, di come e di quando è riuscito ad inventare la PCR (invenzione che gli ha permesso di vincere il Nobel), dei suoi incontri non convenzionali, sia umani, quando racconta della Principessa del Giappone, che alieni, quando sostiene di aver avuto un tete a tete con un procione di un’altra dimensione. Ma parla anche di riscaldamento globale e di come, anche e soprattutto, nelle scienze non bisogna prendere tutto per oro colato: spesso si rischia di incappare anche nel campo del rigore per eccellenza in delle mode di cui è difficile uscirne.
Il libro mi è stato consigliato da due persone a me care: a loro voglio dire semplicemente grazie.
(Leggi la recensione completa qui.)

8. Trilogia della città di K. di Agota Kristof (Einaudi)-romanzo

Ho scoperto quasi per caso questo libro. Vedendo le recensioni suRisultati immagini per Trilogia della città di K Youtube, tutte spendono poche parole ma efficaci: “l’autrice si prende gioco di voi”, dicevano. Figurati se la curiosità non ti porta a pensarci la notte!
Trilogia della città di K. è un romanzo composto da tre parti e narra la storia di due gemelli, affidati dalla madre alla loro nonna. Dato il contesto storico (la seconda guerra), i due protagonisti si accorgono presto, nonostante la tenera età, di come sia difficile sopravvivere in tempi di crisi, senza i genitori e con una tutrice non degna di essere chiamata tale. Le uniche forze che li spingono ad andare avanti sono l’istruzione, da autodidatti, e un forte legame che solo i gemelli possono avere. Trilogia è un romanzo non convenzionale: soprattutto nella prima parte ogni frase sembra una freccia, risulta non scontato, a volte dà il voltastomaco, e presenta pochi ma efficaci colpi di scena. In poche parole, “l’autrice si prende gioco di voi!”.

9. La fattoria degli animali di George Orwell (Mondadori)-romanzo

Divenuto ormai un classico della letteratura novecentesca, La fattoria Risultati immagini per la fattoria degli animalidegli animali è una allegoria della rivoluzione in generale (e di quella russa in particolare) che spesso tradisce le sue aspettative quando si trasforma in regime. Orwell decide, in linea con il format della favola, di ambientare il suo romanzo in una fattoria inglese, e quindi di avere come protagonisti gli animali. Animali che si ribellano al loro padrone, cacciandolo dalla fattoria e instaurando una loro forma di governo, in un primo momento democratica e in mano ai maiali.  Questo nuovo sistema di potere ben presto finisce per creare un nuovo totalitarismo: quello capeggiato da chi doveva garantire l’uguaglianza, ossia dagli stessi artefici della rivolta contro l’uomo. A calmare gli animi, la nuova legge: “Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali di altri”. 

10. L’uomo seme di Violette Ailhaud (Edizioni Playground)-romanzo

L’uomo seme è un testo breve scritto nel 1919 da Violette Ailhaud ma pubblicatoRisultati immagini postumo. L’autrice infatti come da testamento ha voluto che fosse pubblicato nel 1952, ma a due condizioni: pubblicarlo appunto in quella data, e per opera di una sua discendente di sesso femminile di un’età compresa tra i quindici e i trentanni, a cui sarebbe pervenuto sotto forma di manoscritto in una busta. Per fortuna, tutto è andato secondo i piani, e adesso possiamo godere di questo piccolo gioiellino.
Alla veneranda età di ottanta anni e con la prima guerra alle spalle, Violette decide di raccontare una strana ma reale circostanza avvenuta nel suo villaggio dell’Alta Provenza nel 1852: la mancanza di uomini a causa della dittatura napoleonica. Per due anni infatti tutte le donne rimaste, compresa la scrittrice, si adattano a ricoprire quei ruoli che adesso non sono più prerogativa solo del genere maschile. Ben presto, però, devono fare i conti anche con le pulsioni sessuali e con le conseguenze sociali da esse derivanti: spinte dal desiderio di amore, stipulano un accordo secondo cui tutte avrebbero goduto, a turno, del primo uomo arrivato nel villaggio, chiunque esso sia stato, al fine di ripopolarlo.

11. Una storia commestibile dell’umanità di Tom Standage (Codice Edizioni)-saggioRisultati immagini per una storia commestibile dell'umanità

Che il cibo sia una necessità è inutile ribadirlo. Ma che sia e sia stato uno strumento indispensabile per dirigere la storia durante il corso dei secoli è un approccio a cui è difficile pensare.
Tom Standage col suo Una storia commestibile dell’umanità ci narra di come alcuni alimenti siano stati cruciali nel definire le sorti della storia dell’uomo, a partire dalle spezie fino ad arrivare al cibo in scatola e agli OGM. A dare l’avvio al tutto la rivoluzione agricola: da quel momento il cibo è diventato strumento di potere, arma ideologica, collante tra le società, motivo di conflitto.

12. Una storia del mondo in sei bicchieri di Tom Standage (Codice Edizioni)-saggio

Una volta finito il libro di cui sopra, dovevo chiudere il cerchioRisultati immagini per una storia del mondo in sei bicchieri leggendo anche quest’altro libro dello stesso autore.
Se nel titolo di cui sopra Standage ci descrive come il cibo non sia solo uno strumento per alimentarsi, in Una storia del mondo in sei bicchieri l’autore ci fa vedere come sei bevande racchiudono alcuni dei momenti più importanti della storia dell’uomo: dalla Coca Cola per l’America del Novecento, alla birra degli antichi Egizi, dal caffè degli Illuministi al tè e ai liquori dell’Inghilterra colonialista, al vino degli antichi Romani. Ogni bevanda può essere quindi paragonata ad un’istananea che ha fermato il tempo quando invece il tempo non si è fermato affatto.

Curiosità insaziabile

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Curiosità insaziabile. L’innovazione al servizio di un futuro fragile di Helga Nowotny è un inno ai processi mentali e fisici che avvengono durante un nuovo evento tecnico-scientifico. In poche parole, è un inno alla curiosità che tanto caratterizza, in un modo o nell’altro, la nostra società. Ma è anche una disamina di tutti quei fenomeni sociali che frenano tale processo creativo: la pressante egemonia del capitalismo culturale spesso blocca e a volte stronca il progresso di una mente, e, di riflesso, di una società.

Parola d’ordine è il “nuovo”, mentre il processo che lo porta viene definito “innovazione”. Nuovo che quasi sempre ha risvolti negativi in qualsiasi campo dello scibile umano. E’ il caso della rivoluzione industriale ottocentesta, che, oltre a portare una nuova forma di lavoro, ha portato anche una nuova forma di malattia: “gli psichiatri del tempo diagnosticarono nuovi quadri clinici, come la nevrastenia, che ricondussero al rifiuto dell’organismo umano e soprattutto del sistema nervoso a stare a passo con i cambiamenti”. O è il caso della moda, che gioca con il caso creando punti di riferimento alternativi quando l’individuo si discosta da essa. In momenti culturali del genere saltano infatti tutti gli schemi fino a quel punto saldi, e le conseguenze non sono da sottovalutare.

Non a caso il paragone con la riproduzione sessuale e la mutazione calza a pennello per sottolineare come dal nulla può venir fuori qualcosa, che solo i posteri possono stabilire se utile o meno: estinzione ed evoluzione (intesa come “innovazione”) in questo caso sono due parametri con cui tutti i processi sociali infatti si confrontano. Ma innovazione non va di pari passo con positivo: esiste un motivo per cui Darwin scelse di distinguere la selezione naturale da quella artificiale. Se la prima amplia, la seconda agisce con forza; se “naturale” è sinonimo di “forte cambiamento a fini adattativi migliorativi”, “artificale” è spesso sinonimo di “inadeguato alle condizioni attuali”.

Ad oggi, la maggiore innovazione in campo sociale è affidata agli istituti di ricerca, che spesso si ritrovano in un terreno per niente fertile. “Se la ricerca è infatti naturalmente portatrice di innovazione, la società tende spesso a identificare tale carica innovatrice con il più oscuro concetto di ignoto, denso di paure e fantasmi. Da qui la richiesta, a volte l’imposizione, di meccanismi di controllo che vincolino il cammino della scienza”. Motivo per cui, i ricercatori a causa della sempre più predominante presenza fisica di istituiti privati volti alla capitalizzazione del materiale intellettuale, “non vogliono più essere ‘lavoratori del sapere’, ma ‘proprietari del sapere'”. Triste ma vero: “questo non vuole forse dire snaturare l’idea stessa di innovazione e di futuro come possibilità dell’inatteso?”.

Curiosità insaziabile. L’innovazione in un futuro fragile, edito da Codice Edizioni (2006, 16€), si compone di tre semplici ma densi capitoli e di un epilogo (per un totale di 137 pagine), mentre stilisticamente si presenta con un linguaggio forbito. E’ dunque un’attenta riflessione sull’eterno scontro da progresso e conservazione di un’autrice di spesso calibro, Helga Nowotny, che ha tutte le credenziali per farlo: è professore emerito del Social Studies of Science di Zurigo ed è stata presidente e membro fondatore del Consiglio europeo delle Ricerche (ERC).

Il giro del mondo in 80 pensieri

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Zenone di Elea sosteneva che una freccia in volo non vola. Rimane ferma. Il ragionamento è semplice: la freccia, appena scagliata, percorre ad ogni istante di tempo la stessa distanza, che altro non sarebbe che la sua lunghezza. Questo assunto conferma ciò che il suo maestro, Parmenide, sosteneva: il tempo non esiste. E se il tempo non esiste, non esiste cambiamento.

Sebbene apparentemente senza senso, la freccia di Zenone continua a vivere nel mondo cinematografico: una pellicola non è altro che una serie di “istantanee” riprodotte di seguito e che vanno in una direzione, in avanti. Di conseguenza, “Il divenire cinematografico non è altro che un’illusione, riducibile a una successione di istantanee statiche (…)”. Di contro, una pellicola riprodotta al contrario risulterebbe senza un nesso logico, e dunque paradossale (a meno che non vi chiamate Benjamin Button!).

Parla anche di questo, e di altre curiosità e menzogne a tutto tondo, la penultima fatica di Piergiorgio Odifreddi, Il giro del mondo in 80 pensieri (Rizzoli, 2015, 409 pagine, prezzo 20€), un libro pieno di entusiasmo e di passione, come solamente il professore sa fare.

Odifreddi, con un recente passato da docente di logica a Torino e alla Cornell University, non è nuovo nel panorama divulgativo nostrano. A lui fa capo ad esempio la raccolta di interviste ad alcuni Nobel, tra cui i nostri Dulbecco e Levi Montalcini, Incontri con menti straordinarie (TEA, 2006), o la trilogia sulla logica C’era una volta un paradosso, Il diavolo in cattedra (Einaudi 2001 e 2003), e Le menzogne di Ulisse (Longanesi, 2004). Ma il nome di Odifreddi viene spesso legato alle opere di critica religiosa, come Il Vangelo secondo la scienza (Einaudi, 1999), Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) (Longanesi, 2007) e  Caro papa ti scrivo (Mondadori, 2011), nonchè un libro scritto con Benedetto XVI, Caro papa teologo, caro matematico ateo (Mondadori, 2003). Attualmente Odifreddi scrive periodicamente per “Repubblica” e “Le Scienze”. I suoi libri, oltre ad essere dei best seller, gli hanno regalato anche il premio Galileo per la divulgazione scientifica nel 2011. (Per avere informazioni più dettagliate sulla sua bibliografia basta andare sul sito personale dell’autore: www.piergiorgioodifreddi.it/)

Il giro del mondo in 80 pensieri (il riferimento all’opera di Verne è palese e volontario, ma presuppone ritmi diversi) è un libro diviso in 8 tappe fondamentali: politica, religione, storia, scienza, matematica, filosofia, letteratura, arte. In pratica, 80 pensieri che vanno in lungo e in largo nello spazio-tempo dello scibile umano al grido di “dobbiamo sapere, e sapremo”, citazione del matematico Hilbert che racchiude tutto l’Odifreddi pensiero di questo libro. 409 pagine che hanno il ritmo di una corsa blanda intorno al mondo della cultura -soprattutto scientifica-, con lo scopo di concentrare “l’attenzione su ciò in cui ci si imbatte, e curiosando quanto più tempo possibile”.

Ogni parte è suddivisa in dieci sottotappe che rendono meno faticosi argomenti anche difficili e delicati da trattare come la questione palestinese, che regalano pillole preziose come il raduno dei Nobel a Lindau, o che descrivono in parole povere contenuti complessi della fisica, della matematica o della filosofia. E ci regala anche punti di vista alternativi quando ci racconta di come i testi di Lennon e Dylan hanno radicalmente cambiato il modo di pensare occidentale. Ad accomunare argomenti apparentemente sconnessi tra loro un solo principio: vincere le menzogne che ci propinano fin da piccoli, siano esse di carattere religioso, politico o scientifico.

Stilisticamente Odifreddi conferma il suo modus operandi: diretto, semplice, conciso. Nulla da obiettare. La ricca bibliografia e il lungo elenco analitico a fine testo rendono ancora più ricco il viaggio intrapreso nelle prime pagine, e danno la possibilità di riprendere la stessa tappa altre volte con facilità.

Come l’autore stesso suggerisce, Il giro del mondo è un libro da gustare “cum grano salis. Cioè a pizzichi da spargere sul piatto forte della scienza per insaporire la vita”, al fine di evitare di morire di fame intellettuale.

Elementary, Watson (e Dalì)!

I grandi geni della storia si riconoscono anche nella quotidianità. E nei modi di fare. Se Mullis, con la sua eccentricità, è arrivato a sostenere di aver avuto un incontro con un procione alieno, Darwin metteva per iscritto i pro e i contro di un probabile matrimonio con la cugina. E ancora: Cavendish non divulgava mai le sue idee, ma, o tramite appunti in fogli di carta o tramite bisbiglii, li faceva pervenire a chi ne doveva usufruire; Hardy, l’esteta della matematica, si prendeva gioco di tutti, e cercava di fare dispetti a Dio.

La genialità di una mente brillante però sta anche nel modo in cui vengono gestite le relazioni sociali, e nel cercare di averne di nuovi se incuriositi da qualcosa. Nasce da questo presupposto uno degli incontri del secolo scorso, e per la precisione da questo invito: “La seconda persona più intelligente del mondo desidera incontrare la prima”. Geniale. Potreste mai tiravi indietro con un invito di questo genere? Penso proprio che saremmo tutti lusingati e onorati. E lo saremmo ancora di più se sapessimo che a farlo è uno dei più famosi scienziati del nostro periodo. Non che voi siate di meno: la mattina infatti vi svegliate con la felicità di essere voi stessi. E ve lo ripetete anche.

Con la stimolante frase di cui sopra, James Watson, scopritore della struttura del DNA assieme a Francis Crick, convinse uno dei più grandi pittori contemporanei, Salvador Dalì, ad incontrarlo. Lo scopo era quello di ottenere il quadro che porta i nomi dei due scienziati  e che commemora una delle più grandi scoperte di tutti i tempi: Galacidalacidesoxyribonucleicacid, conosciuto anche con titolo di Omaggio a Watson e Crick. Scopritori del DNA. Watson il dipinto non lo ottenne, ma ricevette una bozza dell’opera con tanto di autografo a caratteri cubitali, che tiene gelosamente e in bella vista nel suo studio.

Il quadro di cui si parla è qui di seguito, ed è inutile dirvi quanto sia potente e maestoso. Ed è inutile sottolineare come possa fare gola a chiunque, men che meno a chi ne ha ispirato ogni singolo tratto.

Risultati immagini per Galacidalacidesoxyribonucleicacid. Omaggio a Watson e Crick dalì

Riferimenti: Piergiorgio Odifreddi, Il giro del mondo in 80 pensieri (Rizzoli, 2015, 409 pagine, prezzo 20€)

Armi animali

Il mondo animale sorprende per la vastità di forme e di colori che lo caratterizza. Se la selezione naturale ha portato a tanto, ha voluto un prezzo da pagare, abbastanza alto per certi versi. Basti pensare alla coda del pavone, o al canto degli uccelli, elementi fondamentali di una selezione sessuale che spesso porta ad una corsa forsennata agli armamenti (e non in senso metaforico). E proprio di armamentari parla il libro di Douglas J. Emlen, Armi animali. Come la natura ci ha insegnato a combattere, edito da Codice Edizioni in collaborazione con Le Scienze nel 2016 (18,90€).

Emlen, insegnante di biologia all’Università del Montana, descrive in modo lineare le “vicende” evoluzionistiche del mondo animale, e come esso affronti la famosa “corsa agli armamenti”, locuzione presa in prestito dalla Guerra Fredda e fatta propria dalla biologia evoluzionistica. Strategie, scelte di combattimento e armamentari correlati non sono solo prerogativa degli umani: daini, tigri dai denti a sciabola, elefanti, rinoceronti, pesci con la bocca più grande del corpo sono tutti esempi di eserciti ben equipaggiati. E ancora: se i cervi in primavera usano tutte le loro energie per la ricostruzione dei loro palchi un motivo c’è. Ed è lo stesso che regola da un lato le comunità di scarabei o dei granchi violinisti, dall’altro i siluri, le navi e le bombe atomiche: cercare di mantenere inalterate le sorti della propria specie.

Il libro, di 283 pagine, si presenta strutturato in quattro parti, di cui le prime tre dedicate ai principi evoluzionistici e a come gli animali gestiscono le loro armature, senza tralasciare riferimenti con la specie umana; l’ultima parte è interamente dedicata all’uomo e alla storia delle sue armi. Non a caso la quarta di copertina recita: “il racconto dell’evoluzione delle armi più curiose e letali del mondo animale, e di ciò che hanno insegnato all’uomo per sviluppare il suo arsenale nel corso della storia”. Il tutto è corroborato da splendidi disegni, che rendono omaggio alla bellezza delle forme degli animali citati nel testo e alla strumentazione militare. Armi animali è un lungo viaggio attraverso la tecnologia, la storia, la scienza e la natura; è preciso, conciso, tecnico al punto giusto, ironico, bello a sfogliarsi per vie delle immagini. Insomma, c’è tutto.

Un consiglio: sono da leggere anche le note. Emlen, biologo di professione, ha girato in lungo e in largo le migliori oasi naturalistiche della terra per scopi di ricerca. Data la sua passione, lo studio dell’evoluzione delle corna negli scarabei, spesso ha dovuto affrontare pericoli biologici non di poco conto, motivo per cui i richiami a fine testo riportano dei momenti tragi-comici delle sue missioni.

Una domanda posta all’interno di uno dei capitoli del libro potrebbe stimolare più delle mie parole: “vi siete mai chiesti perchè le assicurazioni automobilistiche costano di più per i maschi adolescenti che per le donne?”.

Ballando nudi nel campo della mente

Kari Mullis è forse uno degli uomini più eccentrici di cui io abbia mai letto. Definirlo strano è forse riduttivo. Avevo già avuto un vago sentore della sua stravaganza tramite gli scritti di altri suoi colleghi, ma leggere di tale esuberanza senza pudore e direttamente dalla sua tastiera fa un certo effetto.

Amico intimo dell’LSD, spudorato, visionario, fuori dagli schemi e inventore di una delle più utili tecnologie in campo biochimico, la PCR: di tutto questo ne fa baluardo nella sua autobiografia, Ballando nudi nel campo della mente. Le idee (e le avventure) del più eccentrico tra gli scienziati moderni, edito da Baldini&Castoldi nel 2014, 222 pagine in cui lo scienziato si mostra completamente a nudo e senza freni inibitori.

Amante delle onde e della tavola da surf, nonchè (im)perfetto latin lover Mullis racconta della sua vita, a partire dall’adolescenza caratterizzata da notti intere in un magazzino a cercare di creare roba sintetica da vendere alle industrie, fino al suo probabile incontro con gli alieni in una calda sera d’estate. E non nasconde neanche la sfacciataggine avuta di fronte alla principessa del Giappone, impertinenza che ha cambiato in meglio la vita della reale nipponica.

Per non parlare della sua personale avventura nel mondo delle droghe. Mullis sostiene di aver cominciato a fare uso di stupefacenti all’età di tre anni, grazie alla somministrazione mattutina da parte della madre: i barbiturici sono un ottimo rimedio per combattere il raffreddore e per calmare i bollenti spiriti di futuri premi Nobel. “Potevo sedermi di fronte alla mia insegnante di prima elementare e sniffare tranquillamente. Dava sollievo quando avevi il naso intasato, e ti tirava su se il raffreddore cercava di buttarti giù. Se oggi studenti di prima decidessero di fare una cosa del genere, non arriverebbero mai a vedere le glorie della seconda classe.E poi, in età avanzata, la fortuna di conoscere l’LSD: qualcuno sostiene, e il capitolo in cui l’autore ne parla corrobora questa teoria, che senza quell’acido non si sarebbe mai e poi mai avuta la PCR, la tecnica molecolare che consente, tramite un piccolo campione di acido nucleico, di amplificare una catena di DNA o di RNA. Nobel nel 1993 per la chimica proprio per la PCR, lo “scienziato dalla curiosità insaziabile si è spesso scontrato con le posizioni ‘ortodosse’ della scienza”, tirando duri attacchi agli scienziati che si occupano di riscaldamento globale e di HIV, e a quelli che lucrano sulle ricerche accademiche altrui. Ma non risparmia critiche neanche al sistema giudiziario americano quando narra le vicende del caso O. J. Simpson, l’ex giocatore di football accusato di aver ucciso la moglie, di cui Mullis è stato membro della giuria popolare.

Il testo è molto leggero, scivola che è una meraviglia, è ricco di ironia ma mai perde di rigore, si presenta con un linguaggio semplice ma efficace allo stesso tempo.

Questo è uno di quei libri destinato ad entrare a fatica nelle librerie degli altri, ma una volta entrato sarà dura farlo uscire; è un libro che si è fatto spazio con timida prepotenza tra i titoli più venduti del mese, forte del consiglio dell’amico; è un libro che una volta letto, meriterebbe di essere letto una seconda volta. E’ un libro consigliato (come è stato per il sottoscritto, e tra l’altro da due persone a me care) e da consigliare. E’ un libro da finire in due giorni e da assaporare con una buona tazza di caffè o di tè nelle sessioni di lettura pomeridiane.