Zio Tungsteno

Risultati immagini per zio tungsteno

Oliver Sacks (1933-2015) è stato un neurobiologo di fama internazionale, conosciuto per i suoi studi su pazienti affetti da encefalite letargica e per le sue sperimentazioni con l’LSD. Ma Oliver Sacks è stato anche un grande romanziere: altri pochi autori come lui hanno trasformato dei casi scientifici in veri e propri casi letterari. Ne sono esempi i best seller L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello o Risvegli (da cui è stato tratto un film), in Italia editi entrambi da Adelphi rispettivamente nel 1986 e 1987.

Con Zio Tungsteno. Ricordi di un’infanzia chimica (Adelphi, 2002, pp. 394), invece, Sacks si spinge oltre: ci regala una duplice chiave di lettura, quella personale e quella scientifica. Da un lato racconta infatti degli scorci della sua infanzia, dall’altro uno spaccato di storia della chimica che solo pochi sanno narrare così bene. Ogni capitolo infatti si presenta con questa miscela che poco guasta lo scorrere delle pagine, rendendolo gradevole e leggero.

A fare da Cicerone in questi due mondi, apparentemente distanti, è proprio Zio Tungsteno: “Zio Tungsteno” è il soprannome attribuito ad uno zio dello scrittore, Dave, dedito alla chimica per passione e per lavoro. La sua è infatti una delle prime fabbriche di lampade che utilizza un (allora) nuovo materiale, il tungsteno, da cui il soprannome. Oliver passa gran parte della sua infanzia a contatto con lo zio, che a differenza dei suoi genitori, non si stanca mai di rispondere alle domande del giovane aspirante scienziato: “In linea di massima mia madre era paziente, e cercava di spiegarmi, ma alla fine, quando non ne poteva proprio più, mi diceva: ‘Questo è tutto quello che so– se vuoi saperne di più, chiedi a zio Dave'”. In maniera più o meno volontaria, Dave riesce in questo modo a piantare il seme della curiosità nel giovane Sacks, tanto che l’affetto per lo zio si trasforma in affetto per la chimica: l’adolescente Oliver è infatti affascinato dai processi mentali e materiali che hanno portato alla chimica del Novecento, e ne racconta a grandi linee le vicende storiche e sociali. Ne sono esempi la scoperta della radiottività da parte dei coniugi Curie o la tavola periodica degli elementi o tutto il contesto socioscientifico che ha portato alla realizzazione dell’illuminazione artificiale.

Per Oliver, la passione per il mondo chimico inizia con l’osservazione dei metalli, incipit del libro e fil rouge della sua adolescenza: “Molti dei miei ricordi d’infanzia sono legati ai metalli- come se avessero esercitato su di me un potere immediato. Spiccando sullo sfondo di una realtà eterogenea, si distinguevano per la lucentezza, il bagliore, l’aspetto argenteo, la levigatezza e il peso. A toccarli erano freddi, e quando venivano percossi risuonavano.” Da lì una curiosità smisurata verso la disciplina: “Continuavo a tormentare i miei genitori tempestandoli di domande. Da dove veniva il colore? Perché mia madre usava l’ansa di platino appesa sulla stufa per accendere il bruciatore del gas? Che succedeva allo zucchero quando lo si mescolava al tè? Dove andava a finire? Perché l’acqua si agitava quando bolliva? (Mi piaceva stare a guardare l’acqua messa sul fornello e vederla fremere di calore prima di rompersi nelle bolle)”.

Nella parte prettamente autobiografica Oliver descrive i momenti più significativi della sua infanzia, soffermandosi spesso sulle figure parentali che più gli sono state vicine: in questo modo sappiamo del padre, medico ebreo dedito alla lettura, della madre, a tratti dura quando si tratta di indirizzare il figlio verso la medicina, dei due suoi fratelli, molto più grandi di lui e “tutor” scientifici, degli altri componenti della famiglia, ognuno genio indiscusso nel proprio campo lavorativo o intellettuale. Nel bene o nel male, a questi ritratti si aggiungono anche le esperienze dirette del futuro neurobiologo: i primi esperimenti di chimica, gli atti di bullismo subiti nella scuola londinese da parte del preside e dei compagni durante la Seconda Guerra Mondiale, l’eccitazione di scoprirsi adolescente durante una nuotata in piscina.

Ciò che colpisce dei lavori di Sacks, e di questo in particolare, nonchè elemento caratterizzante dell’autore, è la capacità che lo stesso ha nel trascinare il lettore verso mondi anche distanti dal suo: leggendo le pagine di questo romanzo sembra quasi di essere immersi nello stesso momento in cui Scheele scopre l’acido fluoridrico, o quando lo stesso Oliver, ancora un bambino, quasi uccide il suo cane chiudendolo in un bidone al freddo e al gelo; un modo inconscio di attirare le attenzioni e per cercare di liberarsi dall’enorme fardello del bullismo subito.

Leggere Oliver Sacks e di Oliver Sacks è armonioso e allo stesso tempo profondo. Se a questo aggiungiamo la sua maestria nel trasportare il lettore, che sia dentro la sua casa o dentro lo studio della Curie, ne viene fuori, ogni volta, una sessione di lettura piacevole e istruttiva senza mai essere tediosa.

 

Avventure nell’essere umano

“La prima volta che ho posato l’orecchio sul torace di un paziente mi sono ricordato di quando da bambino vi avvicinavo una conchiglia per sentire al suo interno un oceano immaginario”.

È questa la frase che racchiude tutta l’essenza di Avventure nell’essere umano. Viaggio straordinario dal cranio al calcagno edito da EDT nel 2016 (254 pagine, prezzo 22€). Gavin Francis, l’autore, è un medico scozzese, di quelli che ognuno vorrebbe avere. Si occupa dei suoi pazienti, li cura, li fa sentire vivi e sicuri. Ma è anche uno stimato giornalista, come raccontano i suoi scritti su “The guardian” o su “The London Review of Books”.

Nel libro la medicina diventa un pretesto per parlare del corpo umano in un’ottica quasi antropologica e con approccio in perfetto stile geografico, con un linguaggio semplice, diretto e mai noioso. Il motivo è prettamente pratico: Francis stesso confessa di un momento della sua vita dedicato alla geografia, disciplina che gli avrebbe permesso di esplorare il mondo. Col tempo invece ha deciso di “barattere un atlante geografico con uno di anatomia”. Il cambio di direzione è stato dettato dalla voglia di conoscere un altro mondo rispetto a quello descritto da una cartina geografica: il microcosmo umano. A pensarci bene, il paragone tra un reticolo geografico e il sistema arterioso non risulta poi così spinto. Inoltre, uomo e natura sono stati da sempre accomunati da un sottile file rouge: se gli umori di Ippocrate sono quattro, come quattro sono gli elementi costituenti il mondo nella filosofia ellenica, per Francis non è un caso. D’altro canto, la medicina nasce in questo momento, in cui tutte le scienze si fondono e si influenzano a vicenda.

Per rendere più vividi i suoi racconti, l’autore non si sofferma soltanto su un’analisi cinica dei suoi pazienti, ma spazia in vari campi, dalla lettura dei testi sacri alla letteratura classica. Ma trovano anche spazio nel testo, oltre i riferimenti etimologici della parte anatomica descritta, Leordardo, Biancaneve e la Bella Addormentata, Freud e Omero, solo per dare qualche stimolo. A fare da sfondo la storia della medicina, e come essa sia cambiata durante il corso dei secoli. Per Francis infatti la cultura plasma e modella continuamente la percezione del corpo, e ciò influenza in un modo o nell’altro l’essere  medico.

Come anticipa il sottotitolo, il libro è strutturato in maniera metodica e secondo i distretti anatomici, a partire dalla testa per finire agli arti inferiori, passando per gli occhi, i polmoni, l’addome, i genitali e l’anca. Come la quarta di copertina recita, Avventure nell’essere umano risulta essere “Una serie di spedizioni per riscoprire la meravigliosa e talvolta fragile macchina che ci consente di interagire con l’ambiente, di muoverci e di comprendere i nostri simili, filtrate attraverso la diretta esperienza della professione medica e la quotidiana osservazione dell’umanità nella salute e nella malattia.” 

Ad inizio di ogni capitolo vi sono delle citazioni che sintetizzano l’argomento trattato, mentre i disegni e le illustrazioni sembrano quasi rendere tangibile ciò di cui Francis sta parlando.

Avventure nell’essere umano è davvero un viaggio a più dimensioni, fatto di anatomia, storia e letteratura. La scienza della medicina con l’arte della scrittura risultano essere un perfetto connubio per chi vuole passare i suoi minuti di lettura in santa pace e saperne di più su come siamo fatti.

Elementary, Watson (e Dalì)!

I grandi geni della storia si riconoscono anche nella quotidianità. E nei modi di fare. Se Mullis, con la sua eccentricità, è arrivato a sostenere di aver avuto un incontro con un procione alieno, Darwin metteva per iscritto i pro e i contro di un probabile matrimonio con la cugina. E ancora: Cavendish non divulgava mai le sue idee, ma, o tramite appunti in fogli di carta o tramite bisbiglii, li faceva pervenire a chi ne doveva usufruire; Hardy, l’esteta della matematica, si prendeva gioco di tutti, e cercava di fare dispetti a Dio.

La genialità di una mente brillante però sta anche nel modo in cui vengono gestite le relazioni sociali, e nel cercare di averne di nuovi se incuriositi da qualcosa. Nasce da questo presupposto uno degli incontri del secolo scorso, e per la precisione da questo invito: “La seconda persona più intelligente del mondo desidera incontrare la prima”. Geniale. Potreste mai tiravi indietro con un invito di questo genere? Penso proprio che saremmo tutti lusingati e onorati. E lo saremmo ancora di più se sapessimo che a farlo è uno dei più famosi scienziati del nostro periodo. Non che voi siate di meno: la mattina infatti vi svegliate con la felicità di essere voi stessi. E ve lo ripetete anche.

Con la stimolante frase di cui sopra, James Watson, scopritore della struttura del DNA assieme a Francis Crick, convinse uno dei più grandi pittori contemporanei, Salvador Dalì, ad incontrarlo. Lo scopo era quello di ottenere il quadro che porta i nomi dei due scienziati  e che commemora una delle più grandi scoperte di tutti i tempi: Galacidalacidesoxyribonucleicacid, conosciuto anche con titolo di Omaggio a Watson e Crick. Scopritori del DNA. Watson il dipinto non lo ottenne, ma ricevette una bozza dell’opera con tanto di autografo a caratteri cubitali, che tiene gelosamente e in bella vista nel suo studio.

Il quadro di cui si parla è qui di seguito, ed è inutile dirvi quanto sia potente e maestoso. Ed è inutile sottolineare come possa fare gola a chiunque, men che meno a chi ne ha ispirato ogni singolo tratto.

Risultati immagini per Galacidalacidesoxyribonucleicacid. Omaggio a Watson e Crick dalì

Riferimenti: Piergiorgio Odifreddi, Il giro del mondo in 80 pensieri (Rizzoli, 2015, 409 pagine, prezzo 20€)