Finchè morte non ci separi…

​Da sempre è il migliore amico dell’uomo, e da circa 12 mila anni ci accompagna ovunque (Diamond, 2003). Emblematica è la scena dell’Odissea in cui a riconoscere Ulisse è il solo Argo, e molto empatica è la storia di Hachiko: di tutto il regno animale forse i cani sono quanto di più vicino ai Sapiens. La storia dell’uomo è infatti piena di elementi culturali ad essi legati: Cerbero è un cane a tre teste, in Egitto Anubi ha sembianze cinomorfe e la mitologia nordica è piena di riferimenti a questo animale.

Oggi si tende (forse) troppo, a ragione, a sacralizzare la figura sociale del cane da vivo, ma in epoca preistorica veniva considerato nella stessa ottica soprattutto da morto. 

La deposizione dei cani in contesti prossimi a quelli dell’uomo comincia ad esser pratica diffusa (in Italia) a partire dal Neolitico. A tale rito si associano sia elementi culturali che religiosi. Come ben intuibile, la prima componente sociale richiama la sua indole di compagno o guardiano, che, dal momento della sua addomesticazione, ha contraddistinto tale essere dal resto del regno animale. Per tale motivo, la presenza di resti appartenenti a un cane adulto in un contesto funerario può avere ad esempio la funzione di guardiano del sepolcro o di traghettatore verso il mondo ultraterreno (De Grossi Mazzorin e Minniti, 2002; De Grossi Mazzorin, 2008; Wilkens, 1995; 2012). 
La necropoli eneolitica di Fontenoce presso Recanati, nelle Marche, per esempio, potrebbe essere un ottimo paradigma. Nelle due sepolture a grotticella in cui sono stati trovati resti faunistici, si è visto come un maschio adulto deposto sul fianco destro sarebbe sintomo di guardia (Wilkens, 1995; 2012). Lo scopo di accompagnare il morto nel viaggio verso l’aldilà invece sembrerebbe essere appurato per un’altra tomba, questa volta neolitica, sita in Toscana, a Belvedere di Cetona (Wilkens, 2012). 

Diagnostico è anche il caso della sepoltura bisoma in grotticella artificiale di Ponte S. Pietro in Lazio. La tomba, denominata “della Vedova”, era accompagnata all’esterno da uno scheletro di un cane: il reperto faunistico è stato interpretato appunto come sintomo di fedeltà verso la padrona anche dopo la morte (De Grossi Mazzorin, 2001). 

Diverso è il caso della deposizione dei cuccioli di questo animale: i cuccioli del cane sono spesso vittime di un sacrifico che vuole essere il momento per propiziarsi le divinità o per implorare il loro perdono. Tale momento religioso e culturale è diffuso in ambito etrusco e italico, e si riscontrano gli stessi usi anche nel contesto romano e nei culti indoeuropei (De Grossi Mazzorin e Minniti, 2002; De Grossi Mazzorin, 2008; Wilkens, 2004; 2012). Fonti storiche riportano i dettagli dei riti, dove una volta distribuita la carne dell’animale ne vengono seppelliti i suoi resti (Wilkens, 2004). È questa l’altra faccia della medaglia: se da un lato il cane viene usato per il suo ruolo da compagno fedele svolto anche nel mondo degli Inferi, dall’altro viene associato a contesti magico-rituali di cui a beneficiarne è solo il mondo dei vivi (De Grossi Mazzorin e Minniti, 2002; De Grossi Mazzorin, 2008). 

Il cane, soprattutto in età infantile, viene usato anche come fonte di purificazione, di buon auspicio, di scaramanzia, e come elemento apotropaico (De Grossi Mazzorin, 2008; Wilkens, 2004; 2012). Ma anche i rituali a scopo curativo prevedono la sua presenza: secondo la credenza, il migliore amico dell’uomo è anche il simbolo della buona salute, in quanto, di tutta la fauna domestica, è afflitto solo da rabbia, gotta e cimurro, malattie in scarso numero di manifestazione rispetto a quelle conosciute in tutto il mondo addomesticato del passato. Per questo motivo viene usato per “assorbire” alcuni malanni, e, una volta assolto tale compito, viene seppellito come da rito (De Grossi Mazzorin, 2008; Wilkens, 2004; 2012). 

A tal proposito, interessante è il caso della necropoli infantile del V secolo di Lugnano in Teverina, in Umbria. Il cimitero, composto da 47 tombe di bambini deposti in tempi brevissimi, era corollato da almeno 12 cuccioli di cane di età inferiore ai 6 mesi e di un subadulto di circa 1 anno. In questo sito, la chiave di volta sta nella modalità di preparazione dei cani: i pattern mostrati dall’analisi di laboratorio presentano delle particolarità nella deposizione. Di un cucciolo infatti era presente solo la testa, quattro mancavano di mandibola, altri quattro erano completi, tre cuccioli presentavano solo le mandibole senza cranio, mentre del subadulto erano presenti solo gli elementi post craniali. Uno dei cuccioli senza cranio era stato volontariamente diviso in due parti all’altezza del bacino, mentre le mandibole dello stesso erano state sepolte secondo immersioni contrarie (una con la metà inferiore sotterrata e l’altra viceversa). Tutti i resti faunistici erano seppelliti vicino ai bambini perinatali e non vicino a quelli più grandi. La deposizione rapida di un così elevato numero di morti premature ha fatto pensare ad una epidemia: il cane infatti potrebbe essere stato usato come fonte di allontanamento della pestilenza (usanza ben documentata dalle fonti storiche, greche e latine su tutte). L’ipotesi della funzione apotropaica sembra essere corroborata anche dal ritrovamento di altri resti (un artiglio di corvo, lo scheletro di un rospo, una bambola d’osso senza arti) tutti collegati alla stessa funzione (De Grossi Mazzorin, 2008). 

Se oggi quindi non possiamo fare a meno dei nostri migliori amici a quattro zampe in vita, in passato non si poteva non essere accompagnati in un modo o nell’altro anche dopo la morte. In entrambi i casi, è forse vera la teoria di qualcuno secondo cui l’uomo è diventato uomo grazie ai cani, mentre è ormai appurato l’assioma di altri secondo cui cani e uomini in più o meno 12 mila anni hanno subito un processo evolutivo sociale parallelo, che non ci permette più di separci dai nostri migliori amici.

BIBLIOGRAFIA

Diamond, 2003, Armi, acciaio e malattie, Einaudi

McHugh S., 2008, Storia sociale dei cani, Bollati Boringhieri

De Grossi Mazzorin e Minniti, 2002, DOG SACRIFICE IN THE ANCIENT WORLD: A RITUAL PASSAGE?, in Akins N. L. (a cura di), 9th ICAZ Conference, Durham 2002, Dogs and People in Social, Working, Economic or Symbolic Interaction, eds Lynn M. Snyder and Elizabeth A. Moore, pp. 62–66 (Abstract)

De Grossi Mazzorin J., 2008, L’USO DEI CANI NEL MONDO ANTICO NEI RITI DI FONDAZIONE, PURIFICAZIONE E PASSAGGIO, in D’Andria F., De Grossi Mazzorin L., Fiorentino G. (a cura di), 2008, Uomini, Piante e Animali Nella Dimensione Del Sacro , Edipuglia S.r.l., pp. 71-81

Wilkens B., 1995, ANIMALI DA CONTESTI RITUALI NELLA PREISTORIA DELL’ITALIA CENTRO-MERIDIONALE, in Atti del primo convegno nazionale di archeozoologia, Rovigo 5-7 marzo 1993, 1: 201-207
Wilkens B., 2004, RESTI FAUNISTICI DA UNA FOSSA RITUALE DI ORVIETO, in Saturnia Tellus, Atti del Convegno Internazionale, Roma 10-12 novembre 2004, pp. 589-597
Wilkens B., 2012,Wilkens B., 2012, ARCHEOZOOLOGIA: IL MEDITERRANEO, LA STORIA, LA SARDEGNA, Editrice Democratica Sarda