Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza


L’ultimo libro di Carlo Rovelli, fresco fresco di stampa, si presenta con un titolo chilometrico. Un titolo molto ad effetto, non tanto per la sua lunghezza, ma perché, come confessa Rossella Panarese ai microfoni di Radio 3 Scienza (11 novembre 2018), contiene una parola che si scolpisce subito nella mente di chi la legge e la contestualizza, “una parola che usiamo sempre meno, che mettiamo in pratica sempre meno, che fiduciosamente credo che tutti vorremmo usare di più…”.  

Carlo Rovelli, Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza, Corriere della Sera, 2018

Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza – Articoli per giornali è il titolo di cui si accennava nel precedente paragrafo, e il vocabolo incriminato sta proprio alla sua coda: “gentilezza”. È un titolo carico di significato suggerito da una frase dell’articolo di apertura, “Un giorno in Africa”, ispirato a sua volta da una situazione vissuta in prima persona dall’autore. Un titolo voluto a forza dallo stesso Rovelli.  

Ci sono luoghi al mondo… – o come suggerisce Panarese, solamente …gentilezza – di Carlo Rovelli contiene una raccolta di saggi – “articoli per i giornali” – pubblicati a partire dal 2010 sulle varie testate giornalistiche con cui l’autore collabora (tra tutti “Corriere della Sera”, editore del libro, e “Sole 24 ore”). Pagina dopo pagina, per un totale di 282, con la gentilezza che lo contraddistingue e di cui sono intrisi i suoi scritti, vengono messi a nudo “le passioni e i sogni di un fisico, Carlo Rovelli, alla ricerca di idee nuove e di una prospettiva ampia e coerente, in cui la scienza si intreccia e si integra con molti altri interessi”. Interessi che variano dalla fisica (“Il significato del tempo”) alla storia – moderna e non, dalla politica (“Quattro questioni per la politica”) alla letteratura (“Lolita e l’icaro azzurro”), dall’attualità (“L’università italiana”) alla biologia (“La coscienza dei polpi”). Interessi che ci parlano di scienziati del calibro di Marie Curie, Charles Darwin, Stephen Hawking, e Georges Lemaître; di filosofi come Aristotele e David Lewis; di come “la grande scienza e la grande poesia sono entrambe visionarie, e talvolta possono arrivare alle stesse intuizioni”, come è già successo con grandi maestri dalla caratura di Lucrezio, Dante, Leopardi e Nabokov. 

Interessi, quelli di Rovelli, che parlano anche di filosofia della scienza, tema caro all’autore, di come scienza ed epistemologia siano due facce della stessa medaglia e come tali si influenzano a vicenda. A riguardo, partendo da una gentile critica mossa dall’autore a personaggi di spicco del panorama scientifico odierno, che a tratti rifiutano categoricamente l’epistemologia, deridendola, Rovelli in “Serve la filosofia alla scienza?” sostiene a forza che  

Una scienza che chiude le orecchie alla filosofia appassisce per superficialità; una filosofia che non presta attenzione al sapere scientifico del suo tempo è ottusa e sterile. Tradisce la sua stessa radice profonda, quella della sua etimologia: amore per il sapere. 

Ma il libro di Rovelli parla anche di Rovelli, dei suoi viaggi, delle sue esperienze personali, del suo ’77 e dei suoi amici, del suo rapporto con la fede e dei suoi trip giovanili, nonché degli imbarazzi del senno di poi, avuti con l’LSD. Al suo interno, alcune immagini che sigillano il pensiero di chi scrive, con stile a tratti filosofico, spesso deciso. Cinquantatré saggi che si possono leggere davanti ad un caffè, durante il turno alle poste, seduti sul divano. Cinquantatré saggi in cui, data la brevità di cui si compongono (non superano mai le dieci pagine), vengono resi argomenti apparentemente astrusi, come i buchi neri o “L’infinita divisibilità dello spazio”, facilmente digeribili; e che trasfigurano argomenti spinosi e delicati (“Mein Kampf”) in pensieri profondi e pieni di onestà intellettuale. Come solo un grande divulgatore può e sa fare. 

Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza è “una sorta di diario delle avventure intellettuali di un fisico teorico che crede nell’impegno civile e nella necessità di una seria divulgazione”. E racconta di un fisico teorico che “sogna un mondo in cui, più delle regole, conta la gentilezza”. 


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Breve nota biografica dell’autore:  Carlo Rovelli, fisico italiano che ha lavorato sia in Italia sia negli USA, si occupa principalmente di Fisica Quantistica, ed è il fondatore della teoria della gravità quantistica a loop. Si è occupato anche di storia e filosofia della scienza, della nascita del pensiero scientifico e in particolare della posizione di Anassimandro nello sviluppo della riflessione scientifica dell’umanità – vedasi Che cos’è la scienza – La rivoluzione di Anassimandro (Mondadori, 2014). E’ autore di oltre 200 articoli scientifici pubblicati sulle maggiori riviste internazionali. Tra i suoi testi di divulgazione ci sono veri e propri best seller, tra cui, La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose (Raffaello Cortina, 2014), Sette brevi lezioni di fisica (Adelphi, 2014), un vero e proprio caso editoriale tradotto in quaranta lingue, e  L’ordine del tempo (Adelphi, 2017). E’ membro onorario dell’Accademia di Scienze, Arti e Lettere di Verona e della Accademia Internazionale di Filosofia delle Scienze. Attualmente lavora in Francia. 

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Un pensiero su “Ci sono luoghi al mondo dove più che le regole è importante la gentilezza

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