Il LIFE “CONRASI”: il caso dei grandi rapaci siciliani


life conrasi

I progetti LIFE

I progetti LIFE sono strumenti tecno-pratici finanziati dall’unione europea per la conservazione della natura e dell’ambiente. Istituiti nel 1992, si dividono in due macro aree di intervento: il clima e l’ambiente. Quest’ultimo tema ha in sé tre obiettivi principali, ognuno con una sua area progettuale: ambiente e uso efficiente delle risorse; natura e biodiversità; governance e informazione in materia ambientale. Tralasciando al momento le altre tematiche, i progetti che riguardano la natura e la biodiversità si sono rivelati dei veri e propri toccasana per tutte quelle specie sia animali che vegetali che in un modo o nell’altro hanno subìto e/o subiscono importanti minacce per la loro sopravvivenza.

Il LIFE CONRASI

In materia di LIFE e di conservazione della natura il territorio siciliano risulta essere abbastanza attivo. Attualmente, uno dei progetti di maggiore portata in corso d’opera riguarda tre grandi rapaci che solcano il cielo siciliano, e mira sia al miglioramento del loro successo riproduttivo che ad un ritorno degli stessi nei siti storici siciliani di nidificazione. Il progetto porta il nome di CONRASI (acronimo di CONservazione RApaci in SIcilia), e vede una sinergia tra le istituzioni italiane e quelle spagnole. Nello specifico tratta della salvaguardia dell’aquila del Bonelli (Aquila fasciata), del falco lanario (Falco biarmicus), e del capovaccaio (Neophron percnopterus). I tre pennuti fanno parte della famiglia degli accipitridi e in gergo vengo detti “rapaci- in senso stretto- diurni” i primi appena elencati e “avvoltoio” l’ultimo in ordine. Ad accomunare le tre specie vi sono tre fattori correlati tra loro: il loro calo demografico repentino degli ultimi decenni, la loro rarefazione in termini numerici nel territorio italiano e il sempre più alto rischio di estinzione almeno nel territorio siciliano. Non a caso la lista IUCN, la lista che riporta lo stato di salute conservazionistico delle specie, classifica i tre grandi volatori di cui sopra nel seguente modo: aquila del Bonelli (A. fasciata): in pericolo critico; falco lanario (F. biarmicus): vulnerabile; Capovaccaio (N. percnopterus): in pericolo critico.

i rgandi predatori volatori siciliani

Le motivazioni del LIFE CONRASI

La Sicilia rappresenta per i tre uccelli il nucleo fondamentale di riproduzione, un vero e proprio baluardo senza il quale verrebbero a mancare le basi per la conservazione degli stessi e per la loro propagazione in termini popolazionistici. Tanto per avere un’idea più chiara, gli ultimi censimenti demografici riportano i seguenti dati: dell’aquila del Bonelli quello siciliano risulta essere l’unico luogo di nidificazione in Italia con circa 44 siti ospitati; circa tre quarti delle coppie del capovaccaio (per un totale di 7 su 11) formano i loro nidi in territorio isolano, mentre, di tutta la penisola, il nucleo riproduttivo trinacrio del lanario risulta essere quello più importante composto da 60-70 coppie (4/5 di tutta la popolazione italiana).
Le tre specie, oltre ad arricchire il patrimonio faunistico del territorio siciliano e italiano, sono importanti in quanto fungono da specie ombrello, dove per specie ombrello vengono identificate tutte quelle specie che necessitano di grandi areali e che di riflesso condizionano sia l’ambiente che le specie animali presenti in esso. Di conseguenza, proteggere la specie ombrello significa proteggere tutto ciò che gli sta attorno. Compreso le strutture ambientali. In questo specifico caso, proteggere i rapaci significa anche proteggere il loro habitat e il nostro paesaggio, fatto da costoni rocciosi in massima parte carbonatici (luoghi d’amore preferiti dagli stessi) e da quel poco che rimane della macchia mediterranea.
Alle motivazioni di tipo prettamente conservazionistico, si aggiungono quelle relative al rapporto uomo-natura, non sempre catastrofico o problematico. La mancanza ad esempio dei due rapaci diurni potrebbe comportare il mancato controllo delle popolazioni di mammiferi, soprattutto di piccoli roditori e lagomorfi, spesso causa di disastri economici per le aziende agricole presenti nel territorio, mentre l’assenza dell’avvoltoio, per definizione uno spazzino della natura, potrebbe incidere su una maggiore probabilità di insorgenza di epidemie di bestiame dovute ad una cattiva gestione delle carcasse naturalmente presenti nei territori non antropizzati.

Le problematiche relative al progetto

I progetti LIFE vanno ad interagire con quelle problematiche che costituiscono una minaccia alle specie, ossia uno studio a priori senza il quale viene a mancare il progetto stesso. In sostanza, si vanno a cercare i motivi per il quale una specie rischia l’estinzione, e di conseguenza si cerca di combatterli, con l’auspicio di abbatterli. Nel caso degli accipitridi del progetto CONRASI, sono state riscontrate quattro grandi minacce comuni:
1. Il commercio illegale. Monitorando le popolazioni dell’aquila del Bonelli ci si è resi conto del basso tasso di involo dei piccoli. Escluse le più svariate ipotesi per insufficienza di prove, dalle infezioni infantili alla mancanza di prede, è venuto fuori un dato allarmante, quello appunto legato al commercio illegale spesso sposato alla falconeria. Appurato ciò, lo studio si è ampliato alle altre due specie di simile problematica, scoprendo anche in questo caso una correlazione diretta tra soldi sporchi e mancanza di piccoli: i pulli o le uova infatti andavano a rimpinguare le tasche di un commercio che risulta essere il più redditizio dopo quello delle armi. A ciò si aggiunge anche la caccia barbara effettuata a scopo dilettantistico.
2. Riduzione dell’habitat. Le specie oggetto del LIFE hanno anche un’altra motivazione che li accomuna: l’habitat. È la pseudosteppa (misto tra artificiale-seminativi- e bosco mediterraneo) l’habitat preferito da questi grandi rapaci; mancando questa, a causa ad esempio di una sua riduzione, mancano i presupposti per la sopravvivenza della specie. A ciò si aggiunge qualsiasi altra minaccia che ricade nella definizione di disturbo antropico.
3. Avvelenamento della specie. Data la loro natura di super predatori, i rapaci oggetto del LIFE sono anche colpiti da un altro fenomeno: l’avvelenamento. Tale fenomeno non è a loro direttamente indirizzato, ma ne sono spesso vittime occasionali. Avvelenando le prede, infatti, solitamente i carnivori, si avvelenano anche i loro predatori. Ciò che ne consegue è l’accumulo di metalli pesanti come il piombo, il quale causa importanti problemi di salute non solo alla vittima, ma anche quindi ai suoi predatori. Predatori che in questo caso sono rappresentati anche dagli organismi necrofagi, ossia mangiatori di carcasse. A scala globale si verifica un fenomeno detto “biomagnificazione”, ossia un accumulo di metalli pesanti in tutta la rete trofica. Bloccando il fenomeno, si potrebbero evitare catastrofi ecologiche di enorme portata.
4. Le linee elettriche. Checché se ne dica, le linee elettriche sospese costituiscono un enorme fastidio agli uccelli in generale e a quelli di grossa taglia in particolare. Sovente capita infatti di trovare qualche carcassa di cicogna ancora attaccata ai cavi elettrici o di trovare una Bonelli fulminata in pieno ma per fortuna ancora viva. Attuando piani di intervento ad hoc, si potrebbero evitare continue morti e continui incidenti, che, seppur quantitativamente in minima misura, contribuiscono ad amplificare il problema della possibile estinzione di una specie.

Le azioni legate alla risoluzione delle criticità

Al fine di abbattere le criticità appena elencate, ogni progetto LIFE prevede alcune azioni Birdwatcher in azione durante il progetto CONRASIconcrete che mirano all’abbattimento di queste ultime. Nel caso quì descritto si tratta di azioni incentrate innanzitutto sul monitoraggio delle specie e sul loro stato demografico. Un continuo e costante monitoraggio tramite postazioni per birdwatcher e sistemi telematici di sorveglianza permette infatti non solo di acquisire informazioni più recenti sulle specie, ma anche di monitorare a tempo pieno soprattutto i nidi, oggetto costante di predazione da parte di bracconieri e trafficanti di animali.

A ciò si aggiunge la creazione di carnai appositi come reservoir di risorse alimentari soprattutto per il capovaccaio, in modo tale da cercare di ripristinare il normale stato di salute ecologico dell’intera specie e al fine di contrastare la sempre meno presenza di carcasse prodotte dagli allevamenti di tipo tradizionale. Questa azione deriva da un’approfondita analisi (durata quasi venti anni) dei resti di pasto dell’avvoltoio. Si è visto infatti come la dieta di questo uccello si sia spostata da prede di grossa taglia costituite dal bestiame in massima parte ovicaprino, a prede rappresentate da mammiferi e altri uccelli. Ciò comporta a lungo andare uno spostamento degli equilibri ecologici verso nuove nicchie, che potrebbe causare danni all’intero ecosistema di cui il capovaccaio risulta esserne all’apice.

Una marcatura degli esemplari e una loro mappatura genetica permettono invece di avere un database più o meno completo anche a livello popolazionistico nel territorio siciliano, mentre la realizzazione di uno studio demografico dettagliato ne sancisce e ne monitorizza lo stato di salute.

Infine, ruolo fondamentale costituiscono la divulgazione e la sensibilizzazione: conoscere al fine di protegge è il motto di ogni LIFE. È infatti la conoscenza di un fenomeno che caratterizza la vicinanza dei cittadini verso le cose di natura. Ad esempio, in questo caso grazie ad un giusto target divulgativo potrebbe essere arginato il problema dell’avvelenamento delle prede o del bracconaggio. Le nuove generazioni infatti potrebbero crescere con l’idea che sparare ad un’aquila del Bonelli o ad un lanario non sia sintomo di potere ma di stupidità, mentre gestire al meglio i rifiuti speciali di una azienda agricola rientrerebbe a pieno titolo nel do ut des del rapporto tra uomo-capovaccaio.

Gli enti organizzatori

Il progetto, iniziato del 2015, della durata di un triennio ma prorogato fino al 2019, è coordinato dal WWF ITALIA, con la supervisione scientifica del Dott. M. Di Vittorio e del Prof. M. Lo Valvo, ed è realizzato con la partecipazione di diversi enti: GREFA, un’organizzazione spagnola a cui si deve il più grande centro di recupero per la fauna europea, Regione Siciliana, nella figura dell’Assessorato Territorio e Ambiente e dell’Assessorato all’Agricoltura.

Per saperne di più: sito internet del progetto.

P.s.: Un enorme grazie al Prof. Lo Valvo, a Rita Scardino, Domenico Pieri, Vanessa Milioto, e Elena Lombardo.

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