Il giro del mondo in 80 pensieri


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Zenone di Elea sosteneva che una freccia in volo non vola. Rimane ferma. Il ragionamento è semplice: la freccia, appena scagliata, percorre ad ogni istante di tempo la stessa distanza, che altro non sarebbe che la sua lunghezza. Questo assunto conferma ciò che il suo maestro, Parmenide, sosteneva: il tempo non esiste. E se il tempo non esiste, non esiste cambiamento.

Sebbene apparentemente senza senso, la freccia di Zenone continua a vivere nel mondo cinematografico: una pellicola non è altro che una serie di “istantanee” riprodotte di seguito e che vanno in una direzione, in avanti. Di conseguenza, “Il divenire cinematografico non è altro che un’illusione, riducibile a una successione di istantanee statiche (…)”. Di contro, una pellicola riprodotta al contrario risulterebbe senza un nesso logico, e dunque paradossale (a meno che non vi chiamate Benjamin Button!).

Parla anche di questo, e di altre curiosità e menzogne a tutto tondo, la penultima fatica di Piergiorgio Odifreddi, Il giro del mondo in 80 pensieri (Rizzoli, 2015, 409 pagine, prezzo 20€), un libro pieno di entusiasmo e di passione, come solamente il professore sa fare.

Odifreddi, con un recente passato da docente di logica a Torino e alla Cornell University, non è nuovo nel panorama divulgativo nostrano. A lui fa capo ad esempio la raccolta di interviste ad alcuni Nobel, tra cui i nostri Dulbecco e Levi Montalcini, Incontri con menti straordinarie (TEA, 2006), o la trilogia sulla logica C’era una volta un paradosso, Il diavolo in cattedra (Einaudi 2001 e 2003), e Le menzogne di Ulisse (Longanesi, 2004). Ma il nome di Odifreddi viene spesso legato alle opere di critica religiosa, come Il Vangelo secondo la scienza (Einaudi, 1999), Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici) (Longanesi, 2007) e  Caro papa ti scrivo (Mondadori, 2011), nonchè un libro scritto con Benedetto XVI, Caro papa teologo, caro matematico ateo (Mondadori, 2003). Attualmente Odifreddi scrive periodicamente per “Repubblica” e “Le Scienze”. I suoi libri, oltre ad essere dei best seller, gli hanno regalato anche il premio Galileo per la divulgazione scientifica nel 2011. (Per avere informazioni più dettagliate sulla sua bibliografia basta andare sul sito personale dell’autore: www.piergiorgioodifreddi.it/)

Il giro del mondo in 80 pensieri (il riferimento all’opera di Verne è palese e volontario, ma presuppone ritmi diversi) è un libro diviso in 8 tappe fondamentali: politica, religione, storia, scienza, matematica, filosofia, letteratura, arte. In pratica, 80 pensieri che vanno in lungo e in largo nello spazio-tempo dello scibile umano al grido di “dobbiamo sapere, e sapremo”, citazione del matematico Hilbert che racchiude tutto l’Odifreddi pensiero di questo libro. 409 pagine che hanno il ritmo di una corsa blanda intorno al mondo della cultura -soprattutto scientifica-, con lo scopo di concentrare “l’attenzione su ciò in cui ci si imbatte, e curiosando quanto più tempo possibile”.

Ogni parte è suddivisa in dieci sottotappe che rendono meno faticosi argomenti anche difficili e delicati da trattare come la questione palestinese, che regalano pillole preziose come il raduno dei Nobel a Lindau, o che descrivono in parole povere contenuti complessi della fisica, della matematica o della filosofia. E ci regala anche punti di vista alternativi quando ci racconta di come i testi di Lennon e Dylan hanno radicalmente cambiato il modo di pensare occidentale. Ad accomunare argomenti apparentemente sconnessi tra loro un solo principio: vincere le menzogne che ci propinano fin da piccoli, siano esse di carattere religioso, politico o scientifico.

Stilisticamente Odifreddi conferma il suo modus operandi: diretto, semplice, conciso. Nulla da obiettare. La ricca bibliografia e il lungo elenco analitico a fine testo rendono ancora più ricco il viaggio intrapreso nelle prime pagine, e danno la possibilità di riprendere la stessa tappa altre volte con facilità.

Come l’autore stesso suggerisce, Il giro del mondo è un libro da gustare “cum grano salis. Cioè a pizzichi da spargere sul piatto forte della scienza per insaporire la vita”, al fine di evitare di morire di fame intellettuale.

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