Vivat Beringerius: quando uno scherzo diventa una catastrofe


I fossili hanno da sempre appassionato l’uomo. Grandi nomi si sono dilettati a capirne soprattutto l’origine. Tutti, però, fino alla seconda metà del Settecento, erano legati, chi più chi meno, a dei paradigmi pesanti, spesso corollario di eventi biblici o mistici: per Agricola i fossili erano effetti collaterali della natura, la quale non aveva donato a quelle forme pietrificate lo spirito vitale; per tutto il Medioevo regnava sovrana l’idea secondo cui i resti fossili erano retaggio delle forme vittime del diluvio universale: un geologo svizzero, Scheuchzer, per esempio, attribuì lo scheletro di una salamandra ad un uomo rimasto vittima di tale evento biblico. Per Voltaire i fossili alpini erano i pasti relitti dei crociati o “pesci scartati dai romani perché non freschi”. (Si deve a Cuvier l’istituzione della paleontologia dei vertebrati, con tanto di supporto dall’anatomia comparata fondata dallo stesso francese.)

La corrente filosofica che prevedeva un’origine dei fossili inorganica si arresta nei primi anni del XVIIsec. L’ultimo barlume di tale idea è un certo professore di medicina e filosofia, accademico nell’ateneo di Wurzburg (città della Baviera). Durante il corso di scienze naturali si discuteva, e molto anche, sull’origine dei fossili. A tenere banco è il professor Beringer. Conosciuto ai più per le sue teorie stravaganti, e per tale motivo fonte scientifica non molto attendibile agli occhi dei suoi studenti e colleghi, passa alla storia della paleontologia per essere stato vittima di un simpatico siparietto (e non per le sue idee).

In un periodo in cui ancora non si era fatta luce sulla vera natura dei fossili, Beringer è uno beringerdegli ultimi naturalisti che porta avanti il carattere di lusus naturae (letteralmente “scherzo della natura”, locuzione da lui stesso coniata) dei fossili, espressione usata per spiegare i fenomeni che sembravano non seguire uno schema naturale e di dubbia origine, come appunto i fossili, i minerali, o particolari animali e piante. Nello specifico, Beringer affina le idee di Avicenna, secondo cui i fossili erano delle opere scolpite nella pietra da una forza cosmica.

Data la sua grande passione per quelle pietre particolari, due dei suoi colleghi, stimolati dalle escursioni abituali del professore in un monte vicino l’ateneo, prepararono per un lungo periodo di tempo delle tavolette rocciose sulle quali avevano scolpito figure di strani animali, astri e simboli incomprensibili. Scopo del lavoro era tirargli un tiro mancino, figlio del lusus da Beringer stesso lodato. Una volta seppellite, i due colleghi “guidavano” il professore, che sempre più stupito trovava le tavolette. Beringer, ad ogni scoperta, aumentava la sua autostima e nutriva le sue teorie. Vista l’enorme quantità di reperti a sostegno delle sue idee, si convince a pubblicare un volume dal titolo Lithographiæ Wirceburgensis, un trattato che avrebbe dovuto spiegare l’origine dei suoi ritrovamenti, da lui stesso denominati lapides figuratae. L’opera, come quasi ogni pubblicazione scientifica, si tirò dietro lodi ma soprattutto critiche: a Beringer si contestò infatti la “geometria” dei reperti, i quali non solo sembravano essere disposti all’interno della roccia, ma rispettavano in modo lampante la forma della lastra che li conteneva. Lo stesso professore smontò tale critica: le lapides erano per lui un’altra conferma dell’origine “divina” di quei ritrovamenti.

I due colleghi, nel frattempo, resisi conto dell’enorme bufala che avevano creato, cercarono invano di convincere il professore ad abbandonare le sue teorie e i suoi fossili. Lo scherzo finì quando egli stesso trovò una lapide con su incisa la frase “vivat Beringerius!”.

I “fossili” di Berger

I fautori dello scherzo, citati in giudizio, furono costretti a lasciare il lavoro, e uno dei due pure il paese. Si giustificarono dicendo che Beringer era arrogante e che disprezzava tutti.

Con somma depressione, e con infinita frenesia, Beringer passò il resto della sua vita alla ricerca affannosa delle sue copie vendute, al fine di ritirarle dalla circolazione. Purtroppo per lui non ci riuscì: alcune sono tenute al museo di Oxford.

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2 thoughts on “Vivat Beringerius: quando uno scherzo diventa una catastrofe

  1. Ahahaha povero Beringer. Interessantissima questa vicenda ma la cosa più triste è che non è riuscito a ritirare tutte le sue copie! La storia lo ricorderà per sempre per quest episodio, quest’idea l’avrà tormentato sino allo morte

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