“Se qualcosa può andar male, di sicuro lo farà!”


Le leggi di Murphy: tra sacro e profano

Se ci sono due o più modi di fare una cosa,
e uno di questi modi può condurre ad una catastrofe,
allora qualcuno la farà in quel modo.
E. Murphy, non Eddie!

 La fortuna non esiste; la sfiga invece sì! Concetto fondamentale delle leggi di Murphy

È meglio avere un uccello in mano che uno sopra la testa! Legge di Newton derivata dall’assioma di Murphy

 Se tutto è andato bene, evidentemente qualcosa non ha funzionato!

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Non si perde mai nessun libro prestandolo, a eccezione di quelli cui si tiene particolarmente.

Se si perde un numero di una qualsiasi rivista, sarà il numero che conteneva l’articolo che si era tanto ansiosi di leggere; di conseguenza tutti gli amici l’avranno perso, gettato o smarrito.

Quante volte ci è capitato uno scenario del genere durante il nostro percorso di studi? E quante volte ci cacciamo in situazioni tragicomiche, quasi al limite dell’assurdo? E quante volte sembra che il mondo ce l’abbia con noi, dal primo istante in cui si aprono gli occhi fino ad un secondo prima di dormire? E ancora: a tutti è capitato di imprecare contro un imprevisto, gridando frasi del tipo “perché proprio a me?”; o “proprio oggi che avevo quell’appuntamento importate!?”; oppure “no, cazzo, l’ho appena comprato!”. Frasi del genere vengono fuori al momento sbagliato e soprattutto nei tempi sbagliati. Spesso infatti si presentano delle situazioni che hanno quasi dell’incredibile, e lo fanno sempre quando noi abbiamo qualcosa di importante da fare. O quando stiamo per finire la nostra passeggiata: a me capita spesso di essere vittima di un violento temporale due traverse prima di arrivare a casa! E come ringraziamento, il suddetto temporale finisce appena apro la porta di camera mia. Che bella presa per il culo! Bene gente, dopo aver letto questo post saprete a chi dare la colpa: a Murphy (non l’attore!) e alle sue leggi!

Come dice Wikipedia,

La legge di Murphy è un insieme di detti popolari nella cultura occidentale, a carattere ironico e caricaturale. Si possono idealmente riassumere nel primo assioma, che è in realtà la “Legge di Murphy” vera e propria, che ha dato il titolo a tutto il pensiero “murphologico”:

“se qualcosa può andar male, lo farà!”

Il tutto nasce dalla mente di un umorista e scrittore statunitense, Arthur Bloch: lo scopo della legge è quello la legge di murphydi ridere su ogni negatività quotidiana accaduta, seguendo il principio secondo cui certe situazioni si presentano a tutti; con sfumature diverse, ma si presentano.

Il compendio sulla “murphologia” prende in considerazione immagini e scenette di negatività quotidiana, spesso e volentieri contornati dalla statistica. Col tempo, la legge di Murphy ha acquisito diversi assiomi, i quali fanno sia ridere che riflettere. Non ci credete? Eccovi un paio di esempi: quando piove, diluvia (… per chi avesse ancora dubbi sulla situazione raccontata prima!); per quanto uno cerchi e si informi prima di comprare un qualsiasi articolo lo troverà a minor prezzo da un’altra parte non appena l’avrà acquistato; se un cibo è buono, allora fa male alla salute. Ebbene si, la legge di Murphy ha ragione, e col tempo l’assioma principale è stato applicato a tante situazioni apparentemente diverse tra loro: oltre per le esperienze quotidiane in generale, esistono infatti le leggi applicate all’amore, ai videogiochi, all’informatica, alla burocrazia e perfino a Berlusconi (!): Più il programma è interessante, più sarà interrotto dalla pubblicità!; l’applicazione trova posto anche in campo scientifico: se un esperimento funziona, qualcosa e’ andato male; oppure: qualunque sia il risultato di un esperimento, ci sarà sempre qualcuno pronto a: a) fraintenderlo; b) falsificarlo; c) credere che si sia prodotto in virtù della sua teoria preferita; se vogliamo entrare nello specifico (mi riferisco ai miei amici biologi): nelle condizioni più rigorosamente controllate di pressione, temperatura, volume, umidità e altre variabili, l’organismo si comporterà come gli pare e piace! E come dargli torto?!

Buttered_catCome ogni legge o teoria che si rispetti, anche la legge di Murphy possiede un paradosso introdotto per spiegare il moto perpetuo: il paradosso del gatto imburrato. I presupposti di partenza sono: 1. Un gatto casca sempre in piedi e mai sulla schiena (ma io veramente un gatto che cade con la schiena lo conosco!); 2. La fetta di pane imburrata cade sempre dalla parte imburrata, governata dal principio secondo cui le probabilità che il pane cada sul lato imburrato sono direttamente proporzionali al costo del tappeto. Di conseguenza, se si attacca una fetta di pane imburrata alla schiena di un gatto, e si fa cadere il gatto da una ipotetica altezza infinita, questo rimarrà sempre in aria producendo il moto perpetuo per il semplice fatto che 1. Il gatto tenderebbe ad atterrare con le zampe e 2. La fetta di pane tenderebbe a cadere dalla parte del burro. Si creerebbe quindi un moto perpetuo in cui sia il gatto sia la fetta di pane continuerebbero a ruotare all’infinito. Naturalmente è un falso paradosso pseudoscientifico, ed è stato esplicato a scopo goliardico!

A questo punto vi starete chiedendo: “ma perché si chiamano leggi di Murphy e non portano il nome di chi ha fatto il compendio?”

Ecco a voi la risposta (Wikipedia):

Il primo postulatore della legge fu l’ingegnere dell’Aeronautica statunitense Edward Murphy, ma l’attuale formulazione è dovuta al medico militare John Paul Stapp.

Edward Murphy era uno degli ingegneri degli esperimenti con razzo-su-rotaia compiuti dalla US Air Force nel 1949 per verificare la tolleranza del corpo umano alle violente accelerazioni (USAF project MX981). Un esperimento prevedeva un gruppo di 16 accelerometri montati su diverse parti del corpo del soggetto. Erano possibili due modi in cui ciascun sensore poteva essere agganciato al suo supporto, e metodicamente i tecnici li montavano tutti e 16 nella maniera sbagliata. Murphy pronunciò la sua storica frase,

« se ci sono due o più modi di fare una cosa,
e uno di questi modi può condurre ad una catastrofe,
allora qualcuno la farà in quel modo. »

che fu riportata dal soggetto del test (il maggiore medico John Paul Stapp) ad una conferenza stampa pochi giorni più tardi.

Tuttavia, nel romanzo del 1889 dello scrittore umoristico inglese Jerome Klapka Jerome, Tre uomini in barca (per tacere del cane), si fa un largo uso di espressioni simili, tanto da poter essere considerato un precursore della legge di Murphy.

Ma non è tutto: appurato il fatto che la nostra legge si basa su assunti popolari scaramantici, da un articolo di LeScienze datato 1997 e scritto da Matthews ho appreso che

[…] l’idea di fondo che l’ha ispirata circola da secoli. Nel 1786, il poeta scozzese Robert Burns osservava che:

I migliori progetti dei topi e degli uomini / sono inclini a fallire.

Nel 1884, il poeta satirico vittoriano James Payn descriveva quello che è forse l’esempio più famoso della legge di Murphy:

Una fetta di pane così grande / non mi era certamente mai toccata. / Ma cadde a terra sulla sabbia / e proprio dalla parte che avevano imburrata.

Alla nostra cara legge non manca neanche la metodologia giusta per approcciarsi alle situazioni come quelle elencate prima. Quando si studia un “fenomeno murphologico” si può applicare il Rasoio di Hanlon (lontano parente del rasoio di Occam e di dubbia paternità):

non attribuire a malafede quel che si può ragionevolmente spiegare con la stupidità,

altresì formulato nel seguente modo:

non presumere mai cattiveria laddove la stupidità basti!

A parte il lato ludico, alcuni scienziati si sono occupati del problema “Murphy”, cercando di dare delle soluzioni plausibili ad ogni situazione “murphologica” presentatasi. Per esempio, sempre Matthews, nello stesso articolo di cui sopra, dice del pane imburrato o del libro che cade da un tavolo sempre dalla parte della copertina:

[…] mi resi conto che il comportamento di un libro che cade non è affatto casuale. Il suo stato finale è chiaramente imposto dalla velocità di rotazione, che normalmente è troppo bassa per consentire al libro di compiere una rivoluzione completa e tornare a faccia in su prima di toccare il pavimento. Il momento torcente prodotto dalla gravità quando il libro – o, se volete, la fetta di pane – supera il bordo del tavolo non genera una velocità di rotazione abbastanza elevata.

Semplici misurazioni e calcoli dinamici, effettuati considerando per approssimazione il libro (o il pane) alla stregua di una lastra rigida, ruvida e sottile, confermarono che il moto non aveva niente a che fare con gli effetti aerodinamici, del tutto trascurabili. Anche la presenza di un sottile strato di burro è irrilevante: gli atterraggi a burro in giù sono fondamentalmente il risultato della forza di gravità e dell’attrito con l’aria. Appresi in seguito che già altri avevano pubblicato, anni prima, simili analisi della caduta di una fetta di pane.

Come si sarà già capito, a giocare un ruolo fondamentale nel giostrare le leggi di Murphy sono da un lato il caso e le probabilità, dall’altro noi stessi. Per una strana legge di natura l’uomo tende a dimenticare facilmente i momenti non produttivi e nocivi per se stesso. Di conseguenza, ogni qual volta si presenta un’occasione nefasta l’accoglie come se fosse la prima volta, amplificando l’effetto Murphy. Nella teoria delle probabilità il concetto è detto mancanza di memoria (memory lost) ed esprime il fatto che una variabile di due tipi differenti di situazioni probabili e casuali non “ricorda il passato” ma si comporta come se fosse “nuova”. Sotto la voce “aderenza alla realtà” Wikipedia dice:

L’assioma di Murphy, in senso stretto e in questa formulazione presunta originale, riassume intuitivamente un fatto statistico-matematico noto a chiunque abbia a che fare, ad esempio, con la prevenzione e la sicurezza e cioè: per quanto sia improbabile che si verifichi un certo evento, entro un numero elevato di occasioni (concettualmente tendente all’infinito) questo finirà molto probabilmente per verificarsi (legge dei grandi numeri). In effetti la stessa teoria della probabilità afferma che il fatto che un evento sia improbabile non vuol dire che esso non possa verificarsi già nel corso dei primi tentativi, e che non possa poi ripetersi a distanza di breve tempo (legge di mancanza di memoria della probabilità).

C’è da dire anche che in molte occasioni il mea culpa vale il doppio: naturalmente se siamo in pieno gennaio a Palermo, se piove da una settimana, se sono senza ombrello, se per tutto il giorno non si è visto neanche un raggio di sole, credo proprio che ci siano buone probabilità che arrivi al più presto un temporale, che come al solito suo, scarica per due minuti e poi si ferma. Di conseguenza, se io me ne sto in giro invece di rintanarmi a casa e sfido madre natura, ci sono altre buone probabilità che mi becchi il temporale in pieno del suo corso, il quale per sua indole è breve ma efficace.

Altro esempio riportato dai seguaci delle leggi di Murphy è quello della fila al supermercato, secondo cui

La coda vicino alla vostra di solito si esaurirà per prima.

Probabilmente, prima di leggere questo post nessuno si era mai accorto dell’assunto di cui sopra. Se si va a fare la spesa 10 minuti prima di un qualsiasi impegno importante, che sia esso lavorativo o accademico, è normale che un evento casuale qualsiasi vi faccia ritardare, perché, si sa, al supermercato di mattina si sistema tutto, per le strade c’è un traffico bestiale, e non siamo gli unici a fare lo stesso percorso. Viceversa, se non avete impegni particolari, non vi curate della fluidità della fila accanto; in casi estremi, se siete in sovrappensiero, il cassiere vi inciterà a sbrigarvi perchè siete voi a bloccare la fila! Indi per cui ancora una volta è molto probabile che facciate in ritardo, mentre dietro di voi qualcuno bestemmierà in tutte le lingue del mondo, perché vede scorrere la fila accanto molto velocemente. (A grande scala, il tempo a disposizione per le file è uguale all’orario di attività del supermercato) In alternativa rivolgetevi alla Teoria del caos!

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