Che dio ci fulmini!


Lavorando coi bambini  puoi renderti conto di come pensa la gente, di come la pensano i grandi. Già, perché i bambini sono il siero della verità, sono lo specchio dell’anima, sono il riflesso degli ambienti che frequentano e che vivono. Loro sono gli emulatori dei grandi. Ti può capitare di sentire  ragazzini di scuola elementare parlare di politica, del rapporto dio-religione-fede, di attinenze sessuali gay o non gay… Ti può capitare di sentire di tutto. In frangenti come questi ti senti responsabile, ignorante da morire e ti viene da piangere, mentre speri che fra un paio di anni nessuno di loro si perda nel cammin della sua vita. Sono abbastanza vivaci e perspicaci, questi ragazzini: (magari) non lo fanno con cognizione di causa, ma in questo modo si spera di evitare futuri clichè e tabù inutili.

Alcuni di loro conoscono i pesci perché vanno a pesca, altri conoscono la nostra fauna aviaria perché vanno a caccia con i loro padri; naturalmente non si curano del lato negativo della cosa, sono ancora troppo piccoli per capire cosa sia giusto o cosa sia sbagliato. In fondo, se lo fa papà deve per forza essere giusto!

Ricordo ancora un piccolo siparietto, davanti la vetrina dei rapaci notturni (strigiformi). Un bambino troppo vispo esclama: “ah si, conosco quest’uccello-indicando la vetrina accanto-! Mio papà gli ha sparato l’altro giorno!” Stupefatti, io e due colleghi ci guardiamo spaesati, e di proposito gli chiediamo perché lo fa. Per tutta risposta riceviamo delle informazioni che non ci piacciono: il padre- o i tanti ipotetici padri cacciatori- va a caccia solo per il gusto di farlo, solo per il gusto di regalare la preda agli amici, anche loro cacciatori; un circolo vizioso stupido, inutile e dannoso. Cerchiamo di mettere in crisi il bambino, spiegandogli che la caccia spietata fa male alla biodiversità nostrana, già messa in ginocchio tante volte -vedasi il lupo, il gufo reale o il grifone- durante il corso della storia, ma ci guarda come a dire “ma che cazzo siete cretini? È giusto, perché se lo fa mio papà deve essere giusto!” E più non dimandare. Interviene allora la maestra, con un’entrata abbastanza triste: “e tu cosa faresti se venissero gli alieni e decidessero di ucciderti solo perché ti chiami in un certo modo?” (Mi guardo con una mia collega, entrambi accaldati per aver sentito la parola alieno… mentre  le scimmie del mio cervello gridano “non ti curar di lei, ma guarda e passa! Evita per favore!”) “Prendo una carabina e mi difendo!” Peccato che lo stesso ragazzino, tre minuti prima si era intenerito sentendomi parlare delle specie aviarie in via d’estinzione e dei danni che provoca l’uomo quando non si cura della biodiversità: che gran bel paradosso, che gran bel casino, che gran confusione!

Purtroppo, non è stato l’unico quel giorno: un suo compagno ha confessato di sparare- probabilmente il padre e non lui- alle volpi e alle donnole perché gli “mangiano le galline!”. E poi, passando al gatto selvatico, raro da vedere a causa delle sue abitudini notturne: “questo mi è capitato di vederlo, sta sugli alberi, ma non gli ho ancora sparato: non si è scagliato contro le galline, quindi per ora lo lascio vivo!”

Come ogni esperienza che si rispetti, salta fuori il Mr Hyde della situazione, scalciando a forza il buon Dr Jekyll: la colpa è dei grandi, in qualità di insegnati o di genitori, o, in senso lato, di educatori. Per  esempio:

alla domanda conoscete i Primati, i ragazzi rispondono al 99%  in coro di no, e non colgono al volo, anzi, quasi rifiutano, che anche loro sono Primati. In più, ti ritrovi insegnanti che ti vogliono rifilare un tipo di “farmaco” splendido splendente consigliato dal loro medico omeopata, o genitori che in vita loro non hanno mai visto la faccia di Darwin, e curiosi si avvicinano alle sue foto. Ti può anche capitare di parlare con insegnanti che di tacciano di cretinismo… e sapete perché?, perché da un recente libro che stanno leggendo, di cui non conoscono autore e titolo, si sono fermamente convinti che la deriva dei continenti sia l’ennesima balla attuata dalle lobby scientifiche, e che, supportata da prove ben salde- dicono loro- l’Himalaya si è creata in meno di 5 minuti, e non in milioni di anni (giuro che non ho falsato per niente la realtà! Il dialogo si è svolto così come l’ho scritto).

-Bisogna aggiornare tutto, tutto, dalla geologia all’evoluzionismo, altra balla madornale! Anzi, Darwin si sbagliava: ammesso che ci sia stato un processo degno di essere chiamato tale, non si è svolto in miliardi di anni, ma in secondi, in brevi lassi di tempo!

-Mi sembra una versione comica e ridicola della teoria degli equilibri punteggiati, sa, quella di Gould ed Eldrege…!” panico negli occhi dell’insegnante che non mi ha più rivolto la parola, manco l’avessi offesa a morte.

Altra scena. Durante l’evento europeo “la notte dei musei” una mia collega, sconvolta, mi chiama per dirmi che da mezz’ora discute con un tipo che sostiene che l’origine della vita sulla terra sia stata opera di un dio alieno, venuto apposta per noi da galassie lontane e per renderci la vita migliore in seguito (per la cronaca, anche Watson, lo scopritore del Dna, sostiene una teoria simile, chiamata pangenesi guidata, ma a far da direttore d’orchestra non c’è un dio, ma un asteroide schiantatosi sulla terra, il quale conteneva vita).

Forse, il dialogo più triste capitatomi in questa mia breve esperienza, e forse in tutta la mia vita, è il seguente:

-Scusi signore? Dove sono le cicogne?

-Non mi chiamare signore. Sono Giuseppe, e potrei essere tuo fratello. Le cicogne sono…Ok, ti ci accompagno.

A posteriori me ne sono pentito. Arrivati davanti la vetrina, mi si pone una domanda abbastanza inquetante:

-Oh che belle… E i bambini dove sono?

– I bambini? In che senso?

-Come in che senso? Non lo sai? Non sai che sono le cicogne a portare i bambini?

-Su dai, non scherzare. I bambini non sono portati dalle cicogne. Quella è una favoletta che si racconta ai neonati.

-Mha…Mha… E chi li porta allora? O, come vengono?

-Non avete fatto la riproduzione animale a scuola?

-Beh, non saprei… Allora non li portano loro i neonati?

-No.

Ho provato con forza e con fatica a spiegarle a grandi linee “chi porta i bambini”. il risultato è stato una scarica di adrenalina che l’ha fatta scappare via. Traumatizzata. La ragazzina non mi ha più rivolto la parola. Peccato che a settembre frequenterà il secondo anno del liceo.

Autentici discendenti di Prometeo, gli scrittori di scienza dovrebbero prendere il fuoco dall’Olimpo scientifico dai laboratori e dalle università, e portarlo giù, al popolo (William Laurence). Il nostro paese ha bisogno di informazione, di cultura e di responsabilità. Perchè con la cultura si mangia, e si mangia anche bene. E perchè la conoscenza è potere (Bacone). Se si continua così, spero solo che dio ci fulmini (quello dello spazio di cui sopra, però)!

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