Che dio ce la mandi buona!


In questo periodo svolgo la “fine” (il virgolettato è d’obbligo, non ho proprio intenzione di finire!) del mio percorso universitario come tirocinante presso il museo zoologico di Palermo Doderlein. (Se per ora non do segni di vita, è perchè sono abbastanza impegnato, e di sicuro lavoro anche per il blog: il museo è principalmente ambito di divulgazione, e offre tanti spunti, argomenti e stimoli vari. Indi per cui… stay tune ai seguaci dei miei post!)

In musei divulgativi del genere, chi ci lavora passa gran parte del tempo a fare da cicerone ai bambini che vengono a visita con le scuole –non io, naturalmente, sono i miei colleghi, più bravi ed esperti di me a presentare il museo. Premetto che molto spesso mi sento ignorante di fronte alle loro esclamazioni, esatte e  perspicaci, e di fronte ai loro passi da scacchisti nel rispondere o nell’ anticipare le domande. E mi sento un atomo in confronto alla loro voglia di fare e di scoprire. E se pensi che a fare ciò sono solo dei bambini, spesso della scuola elementare, ecco che raggiungi la quadratura del cerchio.

Oggi stavo quasi per piangere davanti alla loro intelligenza e al loro spiccato senso critico. Come detto prima, non sono io a fare da guida al museo, ma capita che, dopo la breve lezione di presentazione, i bimbi vengono lasciati liberi di scorazzare per il museo (sono pur sempre dei bambini, e la loro soglia di attenzione scema abbastanza presto). Capita che qualche curioso ti ferma e ti fa una domanda, mentre tu preghi dio di saper rispondere, e soprattutto di convincerli: i nani ne sparano una più del diavolo; devi stare molto attento a quello che dici: non tutto è alla loro portata e non tutto li soddisfa. Se non li convinci, entri nell’iperuranio e bestemmi in tutte le lingue del mondo. Come minchia glielo spieghi cos’è un embrione, quando nessuno si è preoccupato di informarli su cosa sia una cellula? Comunque, oggi siamo stati abbastanza fortunati…

Il museo contiene, oltre ad una bellissima collezione di pesci, anfibi, rettili e mammiferi, nonchè vari invertebrati, anche uno scheletro di un Sapiens, presentato ai ragazzi sotto il nome di Gustavo. Dopo vari commenti  (ah, quindi io sono fatto così dentro?) e facce schifate (bleah… che piedi brutti che ho senza pelle), un ragazzino abbastanza vivace mi chiede se anche lui- lo scheletro- è Sapiens sapiens. Rispondo di si, che entrambi sono la stessa cosa, ma puntualizzo anche senza entrare nei dettagli che la dicitura “sapiens sapiens” non è corretta. “Si dice semplicemente Sapiens, senza la ripetizione!” Ribatte, ma non si convince neanche con l’aiuto di una collega con molto più tatto di me. Esausto e confuso, il nano malefico esclama: “ma non mi dite queste cose, che entro in crisi!”; si ferma a riflettere, si guarda intorno, borbotta: “ maledetto libro di scienze che mi insegna un sacco di cose sbagliate” e corre a guardare le vetrine dei rettili.

Giuro che oggi ho trattenuto il pianto per due ore. Ho rischiato di piangere sentendomi ignorante e stupido di fronte a loro. Ho rischiato di piangere vedendo quanta passione ci mettono, quanto sono preparati, quanto sono vogliosi di parlare degli argomenti “Darwin”, “Dna”, “evoluzione”- argomenti che non comprendono appieno ma conoscono a grandi linee e bene in rapporto alle loro possibilità e alla loro età. Ho rischiato di piangere nel vedere un ragazzino sordomuto integrato benissimo nella classe, e bravissimo nel divulgare: si, perché, per la prima volta in vita mia, ho visto divulgare senza le parole, scritte o vibranti nell’aria che siano; ho visto divulgare anatomia solamente a gesti. Ho sentito parlare di uccelli solo con il movimento di due braccia e un sorriso. Non avevo mai riflettuto sul fatto che le parole sono utili e inutili allo stesso tempo.

Complimenti agli educatori e complimenti a loro, ai nani malefici. Che dio ce la mandi buona, e che ci dia degli ottimi giovani scienziati!

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One thought on “Che dio ce la mandi buona!

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