Da piccolo facevo discorsi a volte strani.


(Introduzione di Giuseppe Bellomo:
Quando sento i miei genitori parlare dei loro “…anni fa”, mi chiedo che sensazione si prova a pronunciare quelle parole. E soprattutto, mi chiedo come sono stati quei momenti, come sono cambiati, loro e quei momenti, e che visione del mondo hanno ora col senno di poi. Ho sempre fatto questo ragionamento pensando dal loro punto di vista, e mai considerando come potesse essere dal mio: bene, manco a farlo apposta, ci ha pensato una mia ex compagna di classe delle elementari, e vi assicuro che, nonostante siamo giovani, belli e già con qualche acciacco, fa uno strano effetto. E fa ancora più strano vedere a che punto siamo arrivati, cosa facciamo e come ci vedono.  A fare da sfondo ai ricordi- in questo caso il mio paese- ci può essere qualsiasi paese, o, se volete, la nostra nazione. Vi consiglio, infatti, di leggere il post nell’ottica del gruppo di ricerca, o del laureato o dei tanti che meritano e che non riescono a trovare lavoro.
Tra le memorie scaturite, la nostalgia e la dubbia situazione sociale attuale, ho deciso di pubblicare un suo piccolo intervento su questa piattaforma perchè fa piacere leggere da dove sei partito e come ti vedono dopo tanto tempo, e perchè questo può essere il punto di vista di chiunque si trovi nelle nostre stesse condizioni. Vi lascio alle parole, rubate col suo permesso dal suo blog, di una giovane con voglia di fare e di cambiare lo stato delle cose, ringraziandola caldamente.
…Perchè non si può essere ricchi e ignoranti per più di una generazione.)

Quando penso al futuro del mio paese, mi viene in mente quando andavo alle scuole elementari. Non so perché. Forse perché sono i bambini quelli che si possono ancora plasmare, quelli che non farebbero niente di cattivo da grandi se avessero al tempo giusto dei genitori e dei maestri buoni, intelligenti, ma intelligenti sul serio, forse perché i bambini, quando trovano più di una persona che dice loro: “non si fa”, non rompono le cose degli altri e imparano un po’ il rispetto.

Io non so che fine abbiano fatto i miei compagni delle elementari e se da grandi rompono le cose degli altri, però tutti quelli che ho incontrato di nuovo dopo tanti anni a non salutarci e a non vederci, sono brave persone, ve lo assicuro. Sono intelligenti-sul-serio e non rompono le cose di nessuno.

Con una compagna ci siamo conosciute di nuovo nel corso degli anni. Prima ci facevamo cazziare a pallavolo perché volevamo giocare e divertirci a fare uno sport e non urlare come Mila e Shiro. Poi abbiamo iniziato dopo 4/5 anni ad uscire assieme. Ora parliamo di Favara, mi fa guidare fino alle 4 di mattina ed è una brava persona. Non rompe le cose degli altri.
Con un’altra ci ho fatto pure le scuole medie ed eravamo compagne di banco. Ancora mi manda messaggi quando vede il tizio che mi piaceva a quei tempi. Ci siamo prese un caffè assieme l’altro giorno (cioè, non è vero, siamo uscite per un caffè, ma non l’abbiamo più preso, abbiamo solo parlato tanto). Lei studia, lavora al Caffè Italia e lo fa con serietà. Vuole migliorare Favara e le cose degli altri non le rompe nemmeno lei.
Con un altro ci ho registrato tanti ritornelli. Lui si ammazza la vita di studio, scrive, fa rap di buon gusto senza cazzo-figa-questomondoèunamerda e no, nemmeno lui rompe le cose non sue.
Un altro lo vedo su facebook che scrive cose intelligenti, un altro che pubblica musica bella, un altro che si è fatto bello sistemato e studia fuori, altri due si ammazzano la vita di lavoro in pizzeria, un’altra so che si sta laureando di nuovo. Neanche loro rompono le cose degli altri, ne sono sicura.

Quindi se un giorno smetterete di costringerci ad andare via da qui, sappiate che siamo brave persone e non vi rompiamo le cose, semmai ve le aggiustiamo. Insegnatelo anche ai vostri nipoti e ai vostri figli il rispetto, è una bella cosa.

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