Post fata resurgo


Come l’araba fenice, anche Città della Scienza- struttura e simbolo- deve risorgere dalle ceneri

Non si può essere ricchi e ignoranti per più di una generazione

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Via del campo- De Andrè

Come l’araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa- Metastasio

Post fata resurgo (trad.: dopo la morte mi rialzo)

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5 marzo. Apro la posta. Leggo :

Ricominciare da Città della Scienza- Sono più di due ore ormai che fisso sgomento le foto sempre più ravvicinate, sempre più desolate di ciò che rimane della Città della Scienza di Napoli. E ancora adesso continuo disperatamente a cliccare sul link di google per rimandarvi al sito, ma deve essere andato in fiamme anche il server.

Sono state queste le prime parole di commento di Marco Cattaneo, direttore di Le Scienze, pubblicate sul suo blog circa un mese fa. E, come lui, sono rimasto di stucco: mi è dispiaciuto sapere che uno dei pochi patrimoni italiani di divulgazione scientifica è andato in fumo la notte prima. Uno dei pochi centri italiani dove la scienza si può vivere sulla pelle. Uno dei pochi centri, forse l’unico, presente nel sud del nostro paese. Da diciassette anni quel luogo è stato un punto di riferimento per Napoli, per i giovani, per chi ha passato un pomeriggio produttivo. Peccato. Era divisa in sezioni: fisica, biologia, astronomia. Tanta roba, direbbero i milanesi.

Su Wikipedia è stata aggiornata la voce “Città della Scienza”:

rogo città della scienzaLa sera del 4 marzo 2013, nel giorno di chiusura settimanale al pubblico (lunedì), un violento e vasto incendio ha interessato quattro dei sei capannoni su cui si articola la Città della Scienza. L’incendio ha provocato la perdita di quasi tutti i beni contenuti al suo interno e ci sono volute tredici ore e cinque squadre dei vigili del fuoco di Napoli a domare le fiamme. Si pensa ad un’origine dolosa, in quanto il rogo è partito da più punti. Nel rogo è andato distrutto anche il server del sito ufficiale, così Città della Scienza comunica per ora attraverso la sua pagina Facebook e attraverso la piattaforma di crowdfunding DeRev, su cui è stata tempestivamente lanciata la campagna ufficiale per la raccolta dei fondi necessari alla ricostruzione. Nel pomeriggio del 6 marzo il sito torna on-line in una versione più semplice e provvisoria. A seguito dell’incendio, migliaia e migliaia di persone si sono riunite a Napoli in un flash mob il giorno 10 marzo in un tripudio di palloncini colorati, frasi consolatorie e bambini in festa.

Chi più, chi meno, tutti, sul web o su qualsiasi altro mezzo di comunicazione, ci siamo mossi per sensibilizzare la popolazione: “Con Città della Scienza brucia una parte di noi”; “Bisogna ricominciare dalle ceneri di Città della Scienza” sono stati gli slogan usati maggiormente. Già, perché quel simbolo, scientifico e culturale, deve continuare ad essere tale.

Purtroppo noi italiani siamo l’unico paese forse al mondo a cui la cultura non interessa tanto. Siamo creduloni. Preferiamo credere alle profezie piuttosto che ai dati di fatto che la scienza ci propone. Già, non accettiamo la realtà e preferiamo vivere nell’ignoranza più totale. Si, perché tutto si può scrivere della teoria di Darwin tranne che sia una “superstizione parascientifica”, e non si può sostenere che “dovevano bruciarla prima”, Città della Scienza. No, mi rifiuto di pensarlo. E intanto è successo, è successo davvero. A dirlo è stato un giornalista del Foglio Quotidiano diretto da Giuliano Ferrara, Camillo Langone, il quale ha attaccato duramente il complesso di Bagnoli e la teoria di Darwin.

Tanto per cominciare Langone critica Saviano, reo di essersi sentito “di cenere” dopo aver visto le fiamme e paragonandolo ironicamente a Plinio il Vecchio, il quale “in cenere c’è finito davvero”, e il sindaco De Magistris, anche lui amareggiato per l’importante perdita subita dalla sua città, banalizzando l’accaduto con un penoso “manco avessero bruciato vivo Babbo Natale”. Voglio tralasciare il lato politico ed economico della vicenda, non è di mia competenza, e vi invito a leggere l’articolo del giornalista e ad informarvi a riguardo. Il giornalista continua poi mettendo in risalto delle lacune abbastanza gravi sui concetti di ricerca, premi Nobel e significato di divulgazione scientifica. Voglio però mettere i puntini sulle i riguardo l’argomento Darwin. Mi è già capitato di farlo con un post dal titolo “Perché ognuno di noi è un essere antropomorfo” e giuro che lo farò ogni qualvolta mi si presenti l’occasione.

Langone, conosciuto ai più per aver scritto un articolo intitolato Togliete i libri alle donne: torneranno a far figli, in cui utilizza una presunta correlazione tra l’aumento della scolarizzazione femminile e il calo di natalità in Italia per stabilire un nesso di causa-effetto tra i due fenomeni (Wikipedia), scrive:

Fra tante lacrime retoriche mi è sembrato sincero il dolore di Edoardo Bennato, nato proprio a Bagnoli: “Ho una figlia di 7 anni e da quando era piccolissima l’ho portata alla Città della Scienza, che era una perla, un centro di cultura strutturato benissimo”. Quindi ho cercato di capire meglio quali fossero queste benedette attività culturali, non potevo credere che Bennato si riferisse solo ai telescopi e ai caleidoscopi. Ho scoperto che nei capannoni dell’ex Italsider si propagandava l’evoluzionismo, una superstizione ottocentesca ancora presente negli ambienti parascientifici (evidentemente anche nei residui ambienti cantautorali). Il darwinismo è una forma di nichilismo e secondo il filosofo Fabrice Hadjadj dire a un ragazzo che discende dai primati significa approfittare della sua natura fiduciosa per gettarlo nella disperazione e indurlo a comportarsi da scimmia. Dovevano bruciarla prima, la Città della Scienza.

imagesSono rimasto a bocca aperta quando ho letto l’articolo, e sono rimasto sbigottito quando ho finito di leggerlo. Non potevo credere ad una tale affermazione. Si dice che mentre in Europa vi sono due schieramenti divisi in comunisti e fascisti, in America invece si gioca ancora a far la guerra tra creazionisti ed evoluzionisti. A quanto pare, da noi sopravvivono entrambe le scuole di pensiero, di cui, però, la seconda, quella americana, si fa avanti a colpi di bazooka nella cultura nostrana.

No, l’evoluzione e la teoria darwiniana, cari miei, non sono superstizione. Sono dati di fatto. Sono composti da innumerevoli prove e da modelli matematici. Sono supportate da dati. Sono, oggigiorno, supportate da prove ed evidenze genetiche, parte integrante dell’evoluzione moderna. Di riflesso, rifiutare il pensiero evolutivo, significa rifiutare di vedere tutte quelle mutazioni di cui siamo a conoscenza, e, ancora, significa rifiutare il Tempo Profondo e affidarsi al nulla. Tutti, proprio tutti, possiamo rendercene conto (se volete un esempio, ne avevo già parlato qui). Se rifiutiamo la teoria evolutiva, come si spiegherebbero le varie razze di cani? E come si spiegherebbero le varie differenze tra gli individui? E i fossili? E i mammuth? Credo proprio che un disegno intelligente sia troppo complicato, troppo difficile da attuare, e soprattutto inutile. Meglio lasciare tutto al caso, di cui l’evoluzionismo è figlio. Già, credere che c’è il nulla a dirigerci intimorisce, e pensare che tutto è gestito dalle probabilità ci rende inutili. Ma è così. Come direbbe Monod, “il caso e la necessità”. E a chi sostiene che non esiste una formula matematica che gestisce l’evoluzione, consiglierei di  fare un corso accelerato di biologia evoluzionistica, e gli direi: “per l’acqua non esiste una formula matematica. Quindi non esiste neanche questa?”

Riguardo poi la voce “superstizione” l’Enciclopedia Treccani dice:

SuperstizioneIl fatto di avere credenze e compiere pratiche che, nella valutazione della cultura e delle religioni superiori, ufficiali e dominanti, sono ritenute frutto di errore e d’ignoranza, di convinzioni e istituzioni inferiori e sorpassate.

Già, “frutto di errore e di ignoranza, di convinzioni e istituzioni inferiori e sorpassate”. Mi fa ridere pensare che venga infangato il nome di Darwin da quelli che inneggiano il Creazionismo e usano un termine, “superstizione”, il cui significato è tutt’altro che sinonimo di scienza ed è prettamente “religioso”. La definizione si commenta da sola, non aggiungo altro. Giudicate voi. E, come disse Boncinelli, “coloro che ancora oggi mettono in dubbio la validità della teoria dell’evoluzione biologica fanno semplicemente ridere.” A meno che, per partito preso, se ne contesti la validità. In quel caso siamo davanti ad un individuo con poca elasticità mentale e scarsa cultura. E in questo modo contribuiamo, inconsapevolmente o meno, ad alimentare i focolai di quella lotta senza fine e inutile tra i creazionisti e gli evoluzionisti di cui l’America è ghiotta. Non si può avere tutto dalla vita.

Naturalmente, potete immaginare la reazione dei grandi della scienza contemporanei alle affermazioni di Langone. Per esempio, a proposito di superstizione, Odifreddi, nel suo blog ne parla in questo modo:

La realtà è che gli unici superstiziosi e prescientifici sono appunto gli ignoranti come lui, che non sanno di cosa parlano. In Italia, fino al 7 marzo, in questa categoria ricadevano soltanto due persone notorie, il fisico delle particelle Antonino Zichichi e lo storico delle idee religiose Roberto de Mattei, e i quattro sconosciuti gatti di un patetico Comitato Antievoluzionista. Ora ci appartiene di diritto anche lei, caro direttore [riferendosi a Ferrara, NdA]: almeno fino a quando non epurerà ufficialmente “l’asino ignorante e presuntuoso” (come Giordano Bruno ne definì uno analogo, che ragliava in maniera analoga contro l’eliocentrismo) che ha scritto quell’articolo.

Maurizio Casiraghi, presidente della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica, in un comunicato ufficiale dice:

Langone potrebbe forse utilmente consultare un manuale scolastico di Scienze, dove potrebbe leggere che la presunta “superstizione ottocentesca” è confermata da un numero di prove ormai incalcolabile. È la “discendenza dell’uomo dai Primati”, citata da Langone, a essere una superstizione ottocentesca che non vuole tramontare. Solo su una cosa Langone ha ragione, noi non discendiamo dai Primati. Con buona pace del giornalista e di chi ancora non l’ha capito, noi siamo dei Primati.

Per citare Pievani, direttore del sito di paleontologia evoluzionistica Pikaia, l’articolo di Langone, e in generale il pensiero di tanti altri, è un “assurdo modo di intendere la libertà di espressione, incompatibile con la razionalità scientifica, e non ci sono compromessi possibili”, mentre “la vicenda dimostra come scienza e democrazia siano conquiste fragili, per nulla scontate”. No, qui non si tratta di nichilismo alla Nietzsche, l’evoluzionismo in se e per se non è filosofia. È scienza, a differenza della religione. I quali sono due mondi a parte, ognuno a modo suo. Una e553425_10151449453785226_137481618_nsclude l’altra e viceversa. Tuttavia, come dice Giorgio Manzi, direttore del museo di antropologia di Roma, la teoria di Darwin è descritta da molti come una “teoria ancora pericolosa” perché rende l’uomo impotente, parte della natura e non super partes, esatto contrario di come la visione aristotelica impone. L’uomo è dentro la natura. Noi siamo frutto dell’evoluzione al pari di tutti gli altri esseri viventi. Per fortuna, (quasi) nessuno nell’era contemporanea contesta la posizione del sole nella volta celeste, altrimenti rischieremmo, noi inteso come Sapiens, di cadere nel ridicolo. E per fortuna non si brucia più nessuno quando si contestano le sacre scritture. Si continuano però a bruciare i simboli, qual era Città della Scienza, e la visione reale delle cose, siano esse condivise o rifiutate.

Città della Scienza è stato uno stupido e infantile pretesto per attaccare gli ultimi 200 anni di biologia evoluzionistica, troppo scomoda in un paese in cui la parola “laico” viene ignorata. E se è scomoda sol perché si “propagandava” l’evoluzionismo, chiediamo alla Regina Elisabetta e a Obama di bruciare anche i loro prestigiosi musei. Anzi, chiediamo al mondo di bruciare tutti i musei, che tanto sono inutili e non portano a niente. “Post fata resurgo”: Città della Scienza deve rinascere dalle ceneri, come l’araba fenice. Perché Città della Scienza non era affatto una “poveracciata”, ma serviva a contribuire alla formazione di giovani mentalmente potenti al fine di abbattere i sempre presenti semi dell’ignoranza e degli estremismi. Si, perché “solo su una cosa Langone ha ragione, noi non discendiamo dai Primati. Con buona pace del giornalista e di chi ancora non l’ha capito, noi siamo dei Primati.” Per non parlare del fatto che una comunità di scimpanzé è regolata da una “cultura” importante e complessa tanto quanto quella nostra. Ma anche questo è un argomento abbastanza scomodo. Meglio tacere. Amen.

Note: le immagini sono state prese dalla rete

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One thought on “Post fata resurgo

  1. un altro meccanico che pretende di parlare di operazioni a cuore aperto. che stia zitto,st’ignorante del cazzo. peppe, continua a fare il tuo lavoro. gente come te ce ne vuole sempre. a maggior ragione quando circolano persone che scrivono queste cose vergognose pretendendo di esser chiamati giornalisti e professionisti. le distrutte città della scienza di tutta la storia sono risorte prima nelle menti di chi ama e diffonde la scienza e poi fra mura costruite e padiglioni organizzati. quindi speriamo in un richiamo ufficiale dell’ordine dei giornalisti e nel frattempo… beh, diamoci da fare con la divulgazione.

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