Date ai libri quello che è della cultura


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Alcuni libri vanno assaggiati, altri inghiottiti, pochi masticati e digeriti. Francis Bacon

I libri sono l’alimento della giovinezza e la gioia della vecchiaia. Marco Tullio Cicerone

La maggior parte dei libri saranno dimenticati. Impressione duratura la fanno solo quelli in cui l’autore ha messo tutto se stesso. In tutte le grandi opere si ritrova l’autore tutto intero. Arthur Schopenhauer

I libri non resuscitano i morti, e non fanno di un idiota un uomo capace di ragionare, né di uno stupido un individuo intelligente: aguzzano lo spirito, lo destano, lo affinano e appagano la sua sete di conoscenza. Denis Guedj

Voglio presentarvi due libri, naturalmente di carattere scientifico, che, secondo me, ogni libreria dovrebbe tenere: Breve storia di (quasi) tutto di Bill Bryson e Il teorema del pappagallo di Denis Guedj. Bryson, autore di libri di viaggi, si accosta alla scienza con l’umiltà e l’onestà intellettuale dell’uomo comune, raccontando i retroscena delle più grandi teorie o i lati “umani” degli scienziati. Con la giusta modestia, può e deve essere considerato come un vade mecum. Il secondo, morto un paio d’anni fa, è stato un matematico e un letterato: ecco l’esempio pratico della buona miscela culturale. In entrambi si evince il duro lavoro, la passione, e la voglia di conoscere e di fare conoscere: ecco perché ho voluto dare spazio ai due. Non a caso “impressione duratura la fanno solo quelli in cui l’autore ha messo tutto se stesso”. (Naturalmente Bryson non è un enciclopedico della scienza e Guedj non ha scritto un trattato di matematica: libri del genere sono ottimi spunti di approfondimento e di riflessione.)

Ma andiamo a vedere i due romanzi più da vicino.

Breve storia di (quasi) tutto di Bill Bryson è un libro pieno di ironia, di sudore e di amore per il sapere. Le “vicende” racbreve storia di quasi tuttocontate seguono lo schema di un romanzo: la scienza in questo libro viene raccontata in (quasi) tutto e per (quasi) tutto, svelando i travagli, i momenti stacanovistici e le infamie di chi ha fatto scienza. Articolato in sei punti, e molto scorrevole, il libro passa in rassegna l’atomo, l’origine dell’universo, la vita, la non vita, Newton, Darwin, Hooke, Cavendish, Thomson, Einsten, l’evoluzione, l’estinzione, l’orogenesi… insomma, mezzo scibile umano. Per parafrasare Douglas Adams, narra della vita, dell’universo e del (quasi) tutto.  Per evitare ulteriori complicazioni l’autore evita di mettere grandi formule o lunghi postulati, e il più delle volte è Bryson stesso protagonista dei suoi racconti, il che ti da ancora di più il senso del sacrificio e della passione. Si, perché la scienza non è noiosa e la si vive giorno dopo giorno.  Ecco come l’autore presenta al mondo il suo libro: “mentre ero in volo sul Pacifico e guardavo pigramente dal finestrino l’oceano illuminato dalla luna, mi si presentò alla mente, con una forza piuttosto inquietante, la consapevolezza di non sapere nulla dell’unico pianeta sul quale mi sarebbe mai capitato di vivere”. Il Times lo ha presentato come “un libro eccezionalmente piacevole”. *

Il teorema del pappagallo di Denis Guedj è un pretesto per parlare della materia scientifica per eccellenza: la matematica. Più che altro è un libro che narra la storia della matematica, a tratti filosofica, partendo dai pensatori greci, passando per i matematici arabi, quelli francesi o italiani… e raccontando le vite di personaggi quali Leibniz, Cantor, e Tartaglia, tanto per citarne alcuni. E naturalmente, non possono mancare le famose congetture matematiche! Leggendo il libro, si può apprezzare anche la vena letteraria dell’autore, il quale spesso fa buon uso della semantica e dell’etimologia:

“a proposito, ti ho mai detto che cosa mi aveva attirato verso Pitagora? Il fatto che è stato lui a inventare la parola “amicizia”, lo sapevi? Quando gli chiesero che cos’era un amico, lui rispose: «Colui che è l’altro me stesso, come accade ai numeri 220 e 284». Due numeri sono “amici” o “amicabili” se ognuno di essi è la somma di tutti i divisori dell’altro (esclusi i numeri stessi). I due numeri amicabili più celebri del Pantheon pitagorico sono appunto 220 e 284, che formano una bella coppia. Puoi fare la prova, se hai tempo. E noi due, siamo “amici”?

La descrizione di una formula o la biografia di un matematico sono anche un modo per parlare del periodo storico in cui un dato il teorema del pappagallo.pdf2avvenimento (matematico e non) è avvenuto. A fare da sfondo alla scienza dura per definizione è un libraio parigino, che accanto alla sua “famiglia” (in pratica ha adottato una madre, commessa nella sua libreria, e i suoi tre figli), trova il pretesto per parlare di e con la matematica. Tuttavia, la vita tranquilla di questi protagonisti diventa essa stessa un rompicapo matematico, a causa di alcune variabili inaspettate. Riconosco che il romanzo è abbastanza lungo e a tratti pesante, ma

“non ha molta importanza decidere dove comincia o finisce questa storia. Come una retta, si allunga all’infinito in entrambi i sensi; come un numero, può sempre essere allungata di un’unità. Perché è la storia dell’eterna sfida dell’uomo all’ignoto, dell’incessante desiderio di poter finalmente conoscere il mondo che ci circonda.”

Il libro si è tirato addosso pareri contrastanti. C’è chi, per esempio, ha detto che “la curiosità scientifica di Guedj è contagiosa: ci si appassiona alla risoluzione di un’equazione come si divora un thriller. Un viaggio meraviglioso attraverso quasi trenta secoli di storia che ci conduce dall’Egitto ad Atene, passando per Baghdad, Siracusa e la collina di Montmatre”. Odifreddi ha invece espresso un parere negativo: “Un esempio di cattiva divulgazione, a mio parere, è Il teorema del pappagallo di Guedj, che si limita a sovrapporre in maniera artificiale due livelli: letterario e matematico. Tra l’altro, la parte “letteraria” è scontata e noiosa, e quella matematica fuorviante, perché (a parte le prime 50 pagine, su Talete, che lasciavano sperare molto di più) si limita a raccontare aneddoti, oltretutto triti e ritriti. Mi chiedo che cosa rimanga di matematico, alla fine della lettura del libro. Nel qual caso, che divulgazione è? Si potrebbe obiettare che il libro ha venduto molto, e dunque ha funzionato. Ma questo è scambiare le cause con gli effetti. Io credo che abbia venduto molto proprio perché è falsa divulgazione: fa delle grandi promesse, ma non ha la volontà o la capacità di mantenerle.”

Io non sono un matematico. A me il libro è piaciuto e sono del parere che repetita iuvant. È pur sempre un modo per far avvicinare la gente ad una materia tanto bella quanto astrusa. Naturalmente, un matematico guarda da un punto di vista diverso: che ci volete fare, essere precisi, rigorosi e pignoli è il loro pane quotidiano!

E voi, che ne pensate della cultura unica? E (se li avete letti) dei due libri?

*aggiornamento marzo 2013:

qui potete trovare gli errori fatti da Bryson nel suo libro e le correzioni fatte in seguito.

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One thought on “Date ai libri quello che è della cultura

  1. metto in conto. d’altro canto, è sempre bene avere una wishlist di libri da leggere piuttosto che sbattere la testa al muro e rileggere un vecchio libro già letto.
    Cultura unica? si può fare, ma chi ne ha la preparazione adeguata? il dilemma è solo questo. Io vorrei, ma non posso. sono un ignorante. magari qualcuno ce la fa. Il fatto è che molti pensano di poterci arrivare, e questo è un problema.

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