“… E non morì mai. E visse per sempre felice e contenta”


Breve saggio sulle cellule HeLa, le cellule immortali

 “Perchè mia madre è stata la base per la scoperta di farmaci che io non mi posso permettere?” Deborah, figlia di HeLa

“Sono cellule di battaglia, ideali per gli esperimenti”. Carmen Caelles, dell’Istituto di Ricerca Biomedica (IRB)

“Henrietta Lacks, August 01, 1920-October 04, 1951.
In loving memory of a phenomenal woman, wife and mother who touched the lives of many.
Here lies Henrietta Lacks (HeLa). Her immortal cells will continue to help mankind forever.
Eternal Love and Admiration, From Your Family”
.In memoria di Henrietta Lacks

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Once upon a time… C’èra una volta. È così che iniziano le fiabe, no?! Tuttavia, sono le favole, le classiche storie per bambini, a contenere sempre una morale, una buona regola di comportamento da seguire. Di solito i buoni vincono, in entrambi i casi. La seguente storia può essere considerata un misto dei due generi, anche se contiene sfumature molto diverse rispetto alle favole di Esopo. Se da un lato hanno vinto i cattivi, dall’altro la buona in questione continua a vivere. Nonostante sia morta 60anni fa, la protagonista del seguente post all’atto pratico è immortale. Si devono a lei i grandi passi fatti in campo medico e biologico a partire dalla seconda metà del ‘900. E si devono a lei le tante vite salvate. Questo racconto non finisce in modo canonico: non c’è la parola fine. “… E non morì mai. E visse per sempre felice e contenta” è invece la frase di chiusura. Col senno di poi, ha un significato pari a quello del sacrificio dell’agnello biblico.

Correva l’anno 1951, e in America, al Johns Hopkins Hospital di Baltimora, moriva una giovane trentenne, madre di cinque figli, esperta di tabacco da coltivare e grande donna e madre. Era una ragazza di colore colpita e stroncata, quattro mesi dopo aver dato alla luce il suo ultimogenito, da un cancro alla cervice. Ai tempi non si aveva ancora concezione del DNA e a livello microscopico il tassello primario della vita riguardava le cellule. Si conoscevano, però, i tumori, e le loro caratteristiche. Già, le cellule e i tumori: quelle HeLa- le cellule tumorali- devono il nome a lei, Henrietta Lacks (vedi foto a inizio pagina), la donna che ha cambiato il mondo della scienza e che ha permesso inconsapevolmentHela_Cells_Image_3709-PH-crop-300x239e di salvare milioni di vite. Come racconta un articolo su corriere.it, istanti prima di morire la Lacks dette prova della sua grande umanità e del suo grande amore per la vita:

Una testimonianza ha rivelato che il direttore del laboratorio di colture cellulari al Johns Hopkins (il primo a coltivare le cellule HeLa) «si avvicinò al letto di Henrietta sussurrandole: “Le tue cellule ti renderanno immortale”. Le spiegò che quel campione avrebbe salvato innumerevoli vite. Lei a quel punto sorrise. E gli disse che era felice di sapere che tutto quel dolore sarebbe servito a qualcosa»

E così fu. Da quando il ricercatore George Gay- fino ad allora sconosciuto- le studiò, capendo la loro potenziale eccezionalità, ovvero che non morivano e si riproducevano identiche le une alle altre, su queste cellule si è fatto di tutto- e si continua a farne: sono state usate per studiare il vaccino della polio, gli effetti della bomba atomica, la fecondazione in vitro; per mezzo di esse i ricercatori hanno anche imparato le tecniche di base per la clonazione e hanno fatto ricerche in campo genetico; sono stati sviluppati farmaci contro i tumori, l’Aids, l’herpes, la leucemia, l’influenza, il morbo di Parkinson e tante altre malattie. Ben cinque premi Nobel sono stati attribuiti per ricerche condotte su di esse; alcuni test sono stati fatti addirittura sulla Luna.

Ma su queste cellule c’è anche un lato oscuro. L’altra faccia della medaglia riguarda una vicenda poco etica: sono state prelevate e coltivate all’insaputa della paziente, e oggi quasi tutti i laboratori del mondo contengono una provetta con quelle cellule tumorali, denominate HeLa (dalle iniziali della madre). Si è stimato un valore pari a cinquanta tonnellate in peso o ad una lunghezza di un nastro di centosettemila chilometri, circa tre volte la circonferenza terrestre. In aggiunta i familiari di Henrietta sono rimasti all’oscuro della questione per circa 20anni, fino a quando un gruppo di ricerca del Johns Hopkins Hospital non gli disse di volerli studiare per capire se ci fosse una linea genetica figlia di quelle cellule. Per uno scherzo beffardo della vita, la famiglia non riceve neanche un centesimo e non può pagarsi l’assicurazione sanitaria, frutto dell’amore della madre. [1]

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Come accennato prima, Henrietta è considerata immortale da molti. Infatti, all’inizio degli anni ’70 cominciarono ad accadere cose strane. Un istituto di Washington inviò ad un altro laboratorio statunitense cinque tipi di cellule umane, provenienti da cinque diversi laboratori dell’allora Unione Sovietica. Con grande sorpresa gli scienziati riscontrarono che tutte le colture erano cellule HeLa. E ben presto, le cellule di Henrietta Lacks cominciarono a spuntare dappertutto. Ricercatori che credevano di aver studiato per anni cellule renali, cellule della mammella o della prostata, scoprirono con orrore che in realtà avevano sempre usato cellule della cervice uterina. Le ripercussioni di questa scoperta furono enormi. Anni di ricerca andarono in fumo e gran parte della biologia del cancro dovette essere riconsiderata. Per anni, infatti, i ricercatori avevano creduto che tutte le cellule cancerose necessitassero dell’apporto dei medesimi nutrienti e che avessero tutte cromosomi anomali. Ora, invece, nel momento in cui le cellule in coltura si rivelarono essere tutte cellule HeLa e non cellule di altro tipo, i biologi si resero conto che erano cellule di tipo diverso ma appartenenti tutti a HeLa. Per un caso accidentale, queste cellule erano finite in altre colture, e trovando le condizioni ambientali adatte, e data la loro alta riproducibilità, soppiantarono le cellule originarie.

Per spiegare perché sono ancora vive e continuano a moltiplicarsi mi servo di Wikipedia:

Le HeLa sono molto più resistenti delle altre cellule tumorali e sono in grado di sopravvivere in condizioni che altre cellule non possono tollerare; sono in grado di vivere per un periodo relativamente lungo anche in assenza di terreno di coltura; possono dividersi molte più volte rispetto alle altre cellule e ciò dipende da una mutazione della telomerasi (enzimi che servono alla replicazione dei telomeri, nda), che previene l’accorciamento del telomero (estremità di un cromosoma, i punti iniziali e finali da cui partono i processi per le copie, nda) durante la replicazione (il processo di copia, nda), cosa che nelle altre cellule provoca la morte dopo un certo numero di divisioni cellulari. […] Tale differenza nel corredo cromosomico è dovuta ad una mutazione orizzontale indotta dal Papillomavirus, che è responsabile di quasi la totalitá dei carcinomi cerviciali.

A causa di ciò, mentre un uomo sano presenta 46 cromosomi, le HeLa ne presentano 82, alcuni dei quali in più copie. Per questo motivo, alcuni scienziati hanno avanzato la proposta di classificarli non come Homo sapiens, ma come Helacyton gartleri. Per la serie l’inganno e la beffa: non solo sono state prese senza consenso, se ne vuole dare una nuova paternità scientifica.

Bisogna riconoscere che le cellule HeLa hanno dato e continuano a dare un enorme contributo alla biologia cellulare e molecolare. Il tessuto HeLa infatti ha permesso di studiare fuori dal corpo umano fenomeni che le cellule sane non permettono di fare in quanto hanno vita breve in coltura; infatti o non si sviluppano o muoiono precocemente.

A Henrietta Lacks è stato dedicato un intero libro dal titolo The immortal life of Henrietta Lacks, La vita immortale di Henrietta Lacks, frutto di un decennio di lavoro svolto dalla giornalista Rebecca Skloot. È grazie a quest’ultima se se ne è dato onore al merito in America e nel mondo. A Repubblica, l’autrice del libro ha dichiarato:

“Per la famiglia Lacks è stato un trauma e un dolore durato cinquanta anni. Io sono molto contenta che grazie al mio libro ora gli scienziati, ma non solo, tutti quelli che hanno conosciuto la storia, abbiano potuto conoscere questo dolore e ringraziare pubblicamente Henrietta e la sua famiglia. Comunque mancano ancora regole chiare di fronte a situazioni di questo tipo. Intorno al libro si è animato un movimento di opinione che chiede chiarezza, nuove leggi, rispetto della privacy oltre che controllo sui comportamenti degli scienziati nei confronti delle persone coinvolte in cure e ricerche scientifiche”.

A Henrietta sarà dedicata una scuola di carattere biomedico, grazie alla Skloot è stata aperta un’ associazione di raccolta fondi e molto presto di questa storia se ne farà anche un film.

“The reason Henrietta’s cells were so precious was because they allowed scientists to perform experiment that would have been impossibile with a living human”.

“…E non morì mai. E visse per sempre felice e contenta”.

[1] (aggiornamento 10/08/13: in tempi recenti si è trovato un accordo tra i discendenti di HeLa e gli studiosi del loro patrimonio genetico. In Le Scienze si legge infatti che “l’accordo – che non include compensazioni economiche per l’uso commerciale delle linee cellulari HeLa – è destinato a tutelare la famiglia da eventuali violazioni della privacy, e prevede che due discendenti della Lacks facciano parte del comitato di sei membri che esaminerà le richieste dei ricercatori che intendono usare il DNA delle linee cellulari derivate dal  tumore della loro antenata”.)

Note: le notizie a completamento sono state prese da corriere.it, wikipedia, repubblica.it; le immagini sono state prese dal web.

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