Marsili, il Nettuno di casa nostra


Come ormai tutti sanno, il 2012 è l’anno delle catastrofi preannunciate per eccellenza. State tranquilli, non c’è nulla di apocalittico: per quel giorno fatidico, il 21-12-2012, i Maya avrebbe voluto un nuovo inizio, inizio di un ciclo appena finito, e non una catastrofica fine. Pochi sanno riguardo la fine del mondo che per alcuni dovremmo essere già morti e sepolti, per altri popoli possibili eventi apocalittici  si verificheranno fra altri 7mila anni, e che Newton addirittura stima una, per noi imminente, fine del mondo intorno al 2060. Io, nell’attesa, spero di riuscire a concludere qualcosa di buono!

L’argomento del post è centrato su qualcosa di molto più reale e di altrettanto potenzialmente pericoloso. Parlerò di qualcosa molto vicino a noi, qualcosa che se si svegliasse causerebbe davvero una catastrofe, non preannunciata da nessun popolo antico, ma pur sempre una catastrofe. La quale si colloca negli eventi naturali del nostro amato pianeta!

Marsili0000antIl Mare Nostrum, il Mediterraneo, è pieno di vulcani, tutti più o meno attivi, di cui più del novanta percento è di tipo sottomarino. Tra questi ce n’è uno di dimensioni enormi, tanto che gli esperti lo considerano come il più grande d’Europa: il suo nome è Marsili (prende nome da uno scienziato italiano del XXsecolo),  ed è tenuto sotto controllo dagli istituti nazionali geofisici a causa della sua alta pericolosità e maestosità.

Wikipedia lo presenta in questo modo:

Il Marsili è un vulcano sottomarino localizzato nel Tirreno meridionale e appartenente all’arco insulare Eoliano. Si trova a circa 140 km a nord della Sicilia ed a circa 150 km ad ovest della Calabria ed è il più esteso vulcano d’Europa [vedi immagine sotto, nda]. È stato indicato come potenzialmente pericoloso, perché potrebbe innescare un maremoto che interesserebbe le coste tirreniche meridionali. […]Con i suoi 70 km di lunghezza e 30 km di larghezza (pari a 2100 chilometri quadrati di superficie) il Marsili Copia (2) di Marsili-2rappresenta uno dei vulcani più estesi d’Europa. Il monte si eleva per circa 3000 metri dal fondo marino, raggiungendo con la sommità la quota di circa 450 metri al di sotto della superficie del mar Tirreno.

È dal 2002, cioè da quando uno tsunami di “piccole” entità si verificò nelle zone di Stromboli, che le università italiane (esclusa naturalmente quella di Palermo) si occupano del Nettuno siciliano, ed è almeno da due anni che i geologi sono in stato d’allerta, controllandolo. Tuttavia, essere in uno stato d’allerta può significare tutto, ma può anche significare niente. Il destino della Terra e dei suoi eventi, catastrofici o meno, sono sempre regolati dalla variabile aleatoria, dal caso, e sfortunatamente per noi incontrollabili e imprevedibili. A complicare (o a semplificare, dipende i punti di vista!) il verificarsi degli eventi si aggiunge il fatto che il vulcano non si è risvegliato, e non lo sta per fare, perché non si è mai spento definitivamente. Sotto la voce “rischi potenziali” wikipedia dice:

I fenomeni vulcanici sul monte Marsili sono tuttora attivi e sui fianchi si stanno sviluppando numerosi apparati vulcanici satelliti. I magmi del Marsili sono simili per composizione a quelli rilevati nell’arco Eoliano, la cui attività vulcanica è attribuita alla subduzione di antica crosta Tetidea (subduzione Ionica). Si stima che l’età d’inizio dell’attività vulcanica del Marsili sia inferiore a 200 mila anni. Sono state inoltre rilevate tracce di collassi di materiale dai fianchi di alcuni dei vulcani sottomarini i quali potrebbero aver causato maremoti nelle regioni costiere tirreniche dell’Italia meridionale. Assieme al Magnaghi, al Vavilov e al Palinuro, il Marsili è inserito fra i vulcani sottomarini pericolosi del Mar Tirreno. Mostra, come già avvenuto per il Vavilov, il rischio di un esteso collasso in un unico evento di un crinale del monte. Inoltre, rilievi idrogeologici fatti in acque profonde indicano l’attività geotermica del Marsili insieme a quella di: Enarete, Eolo, Sisifo, e la Secca del Capo, altre fonti idrotermali profonde del Tirreno meridionale.

Nel febbraio 2010 la nave oceanografica Urania, del CNR, ha iniziato una campagna di studi sul vulcano sommerso. Sono stati rilevati rischi di crolli potenzialmente pericolosi che testimoniano una notevole instabilità. Una regione significativamente grande della sommità del Marsili risulta inoltre costituita da rocce di bassa densità, fortemente indebolite da fenomeni di alterazione idrotermale; cosa che farebbe prevedere un evento di collasso di grandi dimensioni

Il sismologo Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha dichiarato:

« La nostra ultima ricerca mostra che il vulcano non è strutturalmente solido, le sue pareti sono fragili, la camera magmatica è di dimensioni considerevoli. Tutto ciò ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe entrare in eruzione in qualsiasi momento »
« Il cedimento delle pareti muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi, ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione. Quello che serve è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità».

Nell’immaginario collettivo viene associato il termine “sveglio” (o “attivo”) all’evento lavico, e di conseguenza il termine “dormiente”, o “inattivo”, a nessun evento lavico. In geologia, invece, un vulcano è “spento” quando non presenta nessun tipo di manifestazione, che sia essa di tipo gassoso, ossia data da emissione di gas (detta attività secondaria o vulcanismo secondario), o di qualunque altro tipo (in questi casi possono formarsi dei monti, dei laghi vulcanici o delle isole vere e proprie, come quelle eoliane). In pratica è “spento” quando è solo un ammasso di terra di forma più o meno conica. Nel caso in cui ci sia solo attività secondaria da parecchio tempo il vulcano è detto “quiescente” o “dormiente”, il che significa che potrebbe eruttare da un momento all’altro, ma che nello stesso tempo fa sentire il suo respiro; di conseguenza, questa è una definizione un po’ forzata, perché effettivamente il vulcano si manifesta.

Alla luce di quanto appena detto, possiamo dire che Marsili non si sta risvegliando (voce che gira su Facebook) perchè 1. non si è mai spento, 2. Copia (2) di vulcani_italiaquella zona è piena di vulcani sottomarini in cui è presente attività secondaria, indice di vitalità (vedi immagine a sinistra). L’attività secondaria è indice di benessere della Terra, e non per forza di eruzioni imminenti (ricordiamoci che l’Italia è composta da placche e microplacche tettoniche). Naturalmente, i termini si basano su eventi verificati nell’arco di migliaia, se non milioni, di anni, ossia prendono in considerazione il Tempo Profondo. Per questo motivo, ovvero per l’emissione di gas e per le alte temperature, diversi gruppi di ricerca si stanno occupando si sfruttare la cosiddetta energia geoterma proprio di quelle zone. I progetti partiranno nel 2013, il che ci assicura un’ulteriore controllo dello stato del vulcano e del Mediterraneo tutto.

Ma la catastrofe più imminente non è data da una eruzione (possibile, e di cui gli esperti non hanno certezza), ma dal fatto che, data la vasta estensione, stanno cedendo le pareti di Marsili (il che ha una probabilità di accadimento abbastanza elevata, e molto vicina a noi a livello temporale). Di conseguenza, l’onda d’urto potrebbe causare tsunami, i quali, in Italia, sono sempre esistiti durante le ere geologiche.

Nella malaugurata ipotesi in cui il nostro Nettuno si incazzasse, eruttando, gli effetti sarebbero davvero catastrofici, e penso che di noi non rimarrebbe traccia. Per due motivi, uno conseguenza dell’altro: il primo, la causa, riguarderebbe l’esplosione, la quale, potentissima già di suo, verrebbe potenziata dal principio secondo cui una quantità enorme di acqua a contatto con lava amplifica l’energia dell’esplosione. Con una eruzione del genere, il vulcano potrebbe dimezzare le sue dimensioni, lanciando in aria enormi quantità di materiale che si comporterebbero a guisa di migliaia di meteoriti caduti dal cielo! Un esempio del genere è dato dal Vesuvio.  Prima dell’eruzione descritta da Plinio, era tutt’uno col  vicino monte Somma: l’esplosione li ha dunque separati. Il secondo motivo, l’effetto, sarebbe dato dall’onda d’urto causata da questa “mega-esplosione”. Sfortunatamente, eventi di questo tipo, al pari dei terremoti, sono abbastanza imprevedibili, perché si manifestano velocemente.

Come accennato prima, giorni fa girava sul web un link dove si diceva che Marsili “si stava risvegliando”, e che una sua imminente eruzione potrebbe “provocare un terremoto potentissimo”, i cui risvolti catastrofici avrebbero colpito mezza Italia, con precisione quella che si affaccia sul Mar Tirreno, da Napoli in giù. Nel link si da addirittura un ultimatum: eruzione prevista entro la fine dell’anno. Come si è visto, lo tsunami, che può essere causato da più di un evento naturale, è forse il minore dei mali, anche se di suo già abbastanza distruttivo.

Inoltre sul link si diceva anche che la protezione civile nel maggio dello scorso anno ha svolto dei corsi di prevenzione: questi si dovrebbero fare a prescindere, data l’alta mobilità delle terre italiane (per la serie prevenire è meglio che curare!).

Non è un caso che nel post viene spesso usato il termine probabilità (e sinonimi): azzeccare i giorni precisi degli eventi naturali è inutile, quasi impossibile. Nella remota ipotesi che succedesse, si tratterebbe solo di una grande, grandissima botta di culo! Ma oggi come oggi le notizie viaggiano nell’ordine dei secondi, e i media cercano in tutti i modi di fare notizia spacciando per assoluto o vero qualsiasi evento catastrofico o pseudoscientifico; è più facile, e più proficuo, dire che ci sarà la fine del mondo che cercare di spiegare in termini semplici cosa succede prima dell’atterraggio di un meteorite sulla Terra; è ancora più facile dire che gli alieni ci stanno controllando che spiegare i motivi per cui gli extraterrestri non potrebbero neanche arrivare da noi (per esempio, non ho mai visto su Focus un articolo che spiegasse il perché non esistono gli alieni!); naturalmente, ciò, aggiunto ad una buona dose di non cultura scientifica, crea panico e confusione!

Eventi del genere, specie negli ultimi 1000anni, sono sempre stati all’ordine del giorno, specie nel nostro territorio. Se nello stesso mese si verificano terremoti, tsunami ed eventi vulcanici in zone diverse della Terra, non significa che sta per arrivare la fine del mondo! Semplicemente è nella normalità della natura; sono le notizie che ci arrivano molto più in fretta rispetto a 50-60 anni fa, e la cosa da un lato può essere positiva, dall’altro crea panico. C’è da dire anche che la prevenzione può e deve limitare i danni: uno tsunami come quello del Giappone in Italia farebbe molte più vittime. Loro sono preparati, noi no. E ancora: a L’Aquila, i danni, e i morti, potevano essere benissimo dimezzati per gli stessi motivi.

Non possiamo governare la natura, e non siamo i padroni della Terra. L’uomo fa parte della natura e come tale può solo sperare di salvare il salvabile, prevenendo (e non prevedendo) e facendo giusta informazione. Nel nostro caso specifico, il caso di Marsili, possiamo sperare che non si verifichi d’estate. Tuttavia, io mi preoccuperei anche del Vesuvio!

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