Hobbit: il punto in comune tra fantasy e paleoantropologia!


Homo floresiensis

(2001-Flores, Indonesia 95mila-18mila anni fa): gli hobbit esistono davvero o è un altro simpatico modo per parlare di evoluzione dell’uomo?

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Possibile ricostruzione di Homo floresiensis

La prima volta che ho sentito parlare di quest’altro mio “parente”, ho accostato le sue caratteristiche morfologiche al Giudice di De Andrè. E quando ho saputo il soprannome che gli hanno dato, ho fatto subito dei collegamenti “fantasy”

.

Da quando è stato scoperto, ormai nel lontano 2003, di lui è stato detto di tutto: microcefalo, nano, malato, sano…  è stato perfino rotto durante l’unico suo viaggio (forse a causa della sua fragilità o forse per la noncuranza altrui) compiuto a scopo didattico e concluso quasi in una disputa tra atenei mondiali. Tuttavia, il soggetto in questione è uno dei tanti esempi di come la natura si prenda gioco degli scienziati. Il classico rompicapo naturalistico, insomma. Ladies and gentlemen vi presento l’Uomo di Flores, agli archivi LB1-leggasi come primo reperto (ecco perché l’1) della grotta Liang Bua (LB, iniziali della grotta) di Flores, in Indonesia- e all’anagrafe Homo floresiensis: data di nascita circa 95mila anni fa; data di estinzione circa 18mila anni fa. I familiari, come William Jungers, uno dei suoi scopritori, l’hanno definito “il cigno nero della paleoantropologia, del tutto imprevedibile e inesplicabile” (vedi immagine a inizio post).

Col senno di poi, possiamo dire non tanto inesplicabile.

Al mondo scientifico è stato presentato in questo modo (LeScienze):

L’usura dei denti indicava che al momento della morte, avvenuta circa 18.000 anni fa, aveva raggiunto l’età adulta. Ma l’altezza era inferiore al metro e il cervello era di dimensioni pari a un terzo di quello degli umani moderni. Le similarità nella struttura esterna del cranio con quella degli esseri umani aveva suggerito agli scienziati che potesse appartenere al genere Homo, e i ricercatori avevano proposto di battezzare la nuova specie Homo floresiensis, dal nome dell’isola dove era stato trovato.

La capacità cranica di Homo floresiensis è di circa 380 centimetri cubici ed è alto quasi un metro: a causa delle sue caratteristiche fisiche si è guadagnato il soprannome di “Hobbit”.  Per i dettagli anatomici mi servo di Pikaia:

flores e sapiens a confronto

Crani a confronto: H. floresiensis (a sinistra) e Homo sapiens (a destra)

A livello degli arti superiori H. floresiensis presenta un angolo di rotazione della testa dell’omero minore rispetto a quello dell’uomo moderno e più simile a quello di H. erectus. Sebbene inizialmente questa caratteristica abbia sollevato dei dubbi su come con tale tipo di articolazione delle braccia questi individui potessero costruire utensili, in seguito è stata evidenziata un’altra leggera differenza rispetto all’uomo moderno anche nell’articolazione tra scapola e omero; ciò li rendeva capaci di articolare le braccia proprio come può fare H. Sapiens.

Di Homo floresiensis conosciamo una femmina di cui abbiamo buona parte dello scheletro (è forse più corretto chiamarlo “donna di Flores”, allora?), e abbiamo anche la data di morte: 18mila anni fa, momento in cui si era convinti che sul pianeta regnava indisturbato l’Homo sapiens (tanto per orientarsi: i Neanderthal si erano estinti 10mila anni prima).

Lo stupore e lo scetticismo per la scoperta fu enorme. Potremmo sintetizzare lo stato d’animo degli antropologi usando le parole di Giorgio Manzi- direttore del museo di antropologia di Roma e docente universitario (LeScienze- marzo 2012):

Qualcuno ci stava facendo uno scherzo? O, comunque, si trattava di un errore scientifico dovuto ad un eccesso di entusiasmo da parte degli autori della scoperta? Oppure…

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Foto segnaletica di (da sinistra a destra): Homo habilis, Homo sapiens, Homo floresiensis, Homo erectus, Paranthropus boisei, Homo heidelbergensis, Homo neanderthelensis

Oppure… perché tutto questo stupore? Ci vollero ben quattro anni prima che studi accurati lo classificassero nel modo giusto (anche se sono ancora in corso dibattiti a riguardo): date le dimensioni- soprattutto quelle celebrali- e le dinamiche del ritrovamento, inizialmente non si riuscivano a conciliare le dimensioni così piccole di Hobbit e la sua probabile capacità di usare e costruire strumenti, indizio derivato dalla loro presenza nella grotta; se così fosse stato, la capacità di manifattura lo avrebbe “sistemato” sotto la categoria  Homo, che per definizione include quegli individui che, appunto, fanno uso di una industria; in ordine evolutivo, il primo del genere Homo è l’Homo habilis (datato intorno ai 2,5milioni di anni), il primo che probabilmente ha saputo usare e costruire attrezzi, nonostante fossero abbastanza rudimentali (si parla infatti di industria del ciottolo, o pubble culture). Si deve al più industrioso Homo erectus, diretto discendente dell’Habilis, un’industria molto più affinata, detta bifacciale o ad amigdala, abbastanza evoluta da uccidere (ecco perché nella descrizione viene menzionato come termine di paragone). Di conseguenza lo scetticismo era dovuto a due fattori: 1. La presenza degli strumenti trovati assieme al fossile, e quindi a lui attribuibili, non sembravano essere in accordo con le dimensioni morfologiche e celebrali del reperto; 2. Venivano ad essere sconvolte tutte le idee riguardo una evoluzione graduale del genere Homo, fino ad allora QUASI sempre confermata e attuatasi con un aumento in dimensioni, sia corporee che encefaliche, seguite da una stazione sempre più eretta e da una industria sempre più affinata. Per evitare problemi, si era scelta dunque la via più semplice: dare per malato il nostro simpatico “ottavo nano”. Ma, grazie a studi più accurati, che hanno come termine di paragone persone affette da cretinismo e microcefalia, si è dimostrato che: era tutto secondo le regole, confermando i sospetti iniziali; che le proporzioni sono quelle giuste; e che si aggiungeva un altro tassello all’evoluzione del Sapiens, tassello più unico che raro, frutto di un percorso diverso rispetto alla “canonica” evoluzione del Sapiens. Questo conferma ancora una volta che i processi evolutivi non si verificano in linea retta, ma seguono diverse vie, dette a mosaico: tanti pezzi che messi assieme creano un quadro completo, più o meno complesso.

Ormai, dunque, è quasi certo: Homo floresiensis fu un discendente nano, o dwarf per dirla in inglese, di Homo erectus (l’Erectus è arrivato nel sudest asiatico dall’Africa intorno a 1,7 milioni di anni fa e si è estinto intorno a 500 mila anni fa) e le datazioni lo collocano in un periodo che va da 95mila anni a circa 18mila anni fa.

Su quando i progenitori di Hobbit misero piede sul territorio indonesiano, cito Pikaia:

Riguardo l’arrivo degli ominidi bipedi sulle isole indocinesi vi è molta incertezza, dal momento che nelle aree forestali equatoriali vi è una carenza di fossili a causa dell’elevato tasso di decomposizione tipico delle aree ad alta produttività. Quando si tratta di popolazioni umane, tuttavia, le inferenze possono derivare anche da reperti paleoarcheologici, quali utensili in pietra. Sono proprio alcune pietre scheggiate (47 manufatti), alcune delle quali finemente elaborate, che retrodaterebbero l’arrivo di popolazioni umane sull’isola di Flores di circa 120.000 anni. I reperti risalgono, infatti, a circa 1 milione di anni fa e dovrebbero trattarsi delle prime testimonianze degli antenati dello Hobbit, che nel corso del tempo acquisì le sue piccole dimensioni e visse nell’isola fino a circa 20.000 anni or sono.

Ma perché questo nanismo “intelligente”? Perché queste dimensioni? E perché proprio in un’isola?

In natura molto spesso l’isolamento geografico spinto crea delle forme che vengono dette “endemiche” (leggasi come “esclusive di”) (il fenomeno è conosciuto come “endemismo”). Nel caso specifico in cui l’endemismo si verifica in un’isola si parla di endemismi insulari: il nostro Hobbit è conseguenza di un processo causato da una barriera geografica, in questo caso l’isola, dove una data specie riduce le sue dimensioni per questioni di dieta e di competizione rispetto ai loro parenti continentali. Di contro, se una preda continentale, per esempio un topo, colonizza un nuovo territorio insulare tende ad aumentare le sue dimensioni. Una sorta di premio per essersi ben adattata al nuovo posto; il “premio”, contrapposto al nanismo insulare, in paleontologia è detto gigantismo insulare (se volete possiamo usare ancora una volta il principio della Regina Rossa, di cui ne ho parlato in un mio post precedente!). Ebbene: il nostro dwarf si colloca nella prima categoria: un predatore che riduce le sue dimensioni. Ciononostante, H.floresiensis non è stato l’unico endemismo dell’isola di Flores: sono state trovate anche le ossa di Stegodon, un elefante nano, e reperti di  forme giganti (e te pareva!) come draghi di Komodo e roditori di grandi dimensioni (probabili prede di Hobbit).

… per la serie “anche l’occhio vuole la sua parte”! Ricostruzione di Polifemo e ricostruzione del cranio di Elephas falconeri

… per la serie “anche l’occhio vuole la sua parte”! Ricostruzione di Polifemo e ricostruzione del cranio di Elephas falconeri

Anche la nostra terra, la Sicilia, è stata spesso patria di questi eventi durante il corso delle ere geologiche: la forma nana per eccellenza è l’Elephas falconeri, in gergo conosciuto come l’elefante nano, alto appena 90 cm; ha talmente stimolato la fantasia dei popoli greci che probabilmente Omero prima di scrivere l’Odissea ha tenuto in mano un cranio di questo pigmeo e lo ha immortalato in Polifemo (vedi immagine a lato). Per la serie “anche l’occhio vuole la sua parte!”.

Note:

La sistematica del genere Homo in generale è ancora oggetto di dibattito su alcuni punti.

Il nostro genere si è sviluppato in Africa con l’Homo erectus. Tuttavia, Erectus è stato anche un migratore, nel senso che si è spostato verso l’Eurasia, colonizzandola. E quindi: per Homo ergaster si intende l’africano con attitudini migratorie, mentre per Erectus si intende quello euroasiatico. Sostanzialmente sono la stessa cosa, ossia Erectus, ma questo è un modo per distinguere il loro habitat e le loro attitudini. Per comodità ho usato il nome Erectus, perché è più conosciuto.

La sistematica degli organismi viventi si avvale del modello a matrioska, a “scatole” chiamate taxon: una categoria include l’altra. Per esempio la sistematica dell’uomo sapiens è questa: regno Animalia, phylum Cordata, subphylum Vertebrata, classe Mammalia, ordine Primates, famiglia Hominoidea, sottofamiglia Homininae, genere Homo, specie Homo sapiens.

Secondo recenti teorie, l’elefante nano non viene considerato un endemismo originatosi in Sicilia, ma fuori dall’isola mediterranea. La colonizzazione del territorio siculo sarebbe dunque avvenuta dopo il fenomeno di nanismo (http://www.musei.unipd.it/geologia/doc/DelFavero_Q8_71-74.pdf).

Le notizie a completamento di questo post sono state presa da Wikipedia, da LeScienze e da Pikaia (tutti segnati nei link)

Tutte le immagini sono state prese dalla rete

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